lunedì 3 dicembre 2012

TWILIGHT di Stephenie Meyer

Adesso che al cinema è uscito l'ultimo capitolo della saga è ora che anch'io dica la mia sul fenomeno Twilight. Ho visto tutti i film e ho letto anche tutti i libri, quest'ultimi ormai più di un anno fa, e ora mi sento pronta per queste recensioni (ne farò una per ogni libro).
Dopo aver letto i primi tre/quattro capitoli di Twilight, ho spento la luce e mi sono messa a dormire, ignara del sogno che mi aspettava. Ho sognato una riproduzione onirica di me stessa (naturalmente più bella, più alta, più magra e forse più intelligente) che mi diceva: "Ma sei impazzita a leggere Twilight??? Devi leggere Dracula di Bram Stoker, no sta schifezza!!!"
Forse il mio subconscio cercava di dirmi qualcosa?

Quando Isabella Swann (per gli amici Bella) decide di lasciare l'assolata Phoenix per la fredda e piovosa cittadina di Forks, dove vive suo padre, non immagina certo che la sua vita di teenager timida e introversa conoscerà presto una svolta improvvisa, eccitante e mortalmente pericolosa. Nella nuova scuola tutti la trattano con gentilezza, tutti tranne uno: il misterioso e bellissimo Edward Cullen. Edward non dà confidenza a nessuno, ma c'è qualcosa in Bella che lo costringe dapprima a cercare di starle lontano e poi ad avvicinarla. Tra i due inizia un'amicizia sospettosa che man mano si trasforma in un'attrazione potente, irresistibile. Fino al giorno in cui Edward rivela a Bella il suo segreto...
 
Partendo dal fatto che quasi sempre i libri sono meglio dei film (provate a pensarci bene e vedrete che ci sono pochissimi, se non nessuno, casi in cui valga il contrario), mi sono resa conto che questo è vero anche per la saga di Twilight. Per quanto non mi siano piaciuti i romanzi, le versioni cinematografiche sono ancora peggio, soprattutto a causa di attori che non sanno proprio recitare. Quindi, se sei appena uscito da una caverna dove ti avevano rinchiuso negli ultimi dieci anni e non conosci il fenomeno scaturito dalla penna della Meyer, tra le due opzioni è meglio che tu legga i libri.
 
Ma ora parliamo del primo romanzo. La scrittura non è delle migliori, anzi. A volte è troppo semplice e banale; le descrizioni dei personaggi e dei luoghi sono carenti se non assenti del tutto: Edward viene descritto come bellissimo, i suoi fratelli bellissimi, le sorelle bellissime...Stephenie, ma qualche spiegazione in più? Per caso sei andata nella stessa scuola "niente aggettivi né sinonimi" di E. L. James?
 
Si tratta di un racconto in prima persona, la storia dal punto di vista di Bella, e secondo me era meglio in terza persona; è la prima volta che mi capita di non essere d'accordo con la scelta della voce narrante, ma Bella è un personaggio che parla e, soprattutto, pensa molto poco così diventa un lungo ed interminabile monologo di Edward.
Lui non ne esce proprio male da questo primo libro: è abbastanza misterioso, romantico e protettivo da piacere alle adolescenti; non proprio il principe azzurro, ma un buon sostituto per il ventunesimo secolo.
Lei purtroppo è insipida, assolutamente vuota di opinioni e pensieri. Sembra lo stereotipo dell'adolescente: arrabbiata (non si sa con chi), testarda, capricciosa e piagniucolosa. A dire la verità, è più simile ad una bambina che a una giovane donna.
 
Posso capire perché ai giovani questo libro piaccia. La storia si basa molto sulla chimica che c'è tra i due protagonisti, l'atrazione tra loro è soprattutto fisica, è quasi primitiva e primordiale. Infatti l'amore a quell'età è vissuto così, con tutti gli ormoni impazziti che offuscano la mente e compromettono la lucidità. Crescendo si perde un po' questa visione, dando più peso ad aspetti del carattere e della personalità dell'individuo che ci sta di fronte.
Se proprio vogliamo dare un punto a favore a questa povera scrittrice, devo ammettere che è molto brava a descrivere la tensione sessuale tra i due personaggi.
I motivi per cui Edward e Bella si piacciono, oltre all'atrazione "fisica", vengono tralasciati completamente dalla Meyer e tu, che l'adolescenza l'hai passata da un po', non riesci a capire come possano stare insieme questi due.
 
Non si tratta sicuramente di un capolavoro della letteratura, ma è più che altro una lettura tranquilla e leggere, per passare qualche ora senza doversi concentrare troppo.
 
VOTO: 6/10

venerdì 23 novembre 2012

CINQUANTA SBAVATURE DI GIGIO di Rossella Calabrò

Terminata l'estate bollente trascorsa a leggere la trilogia delle 50 sfumature; stagione resa calda, a mio parere, più dall'afa e dalle temperature elevate che dal libro in questione (se vuoi leggere la recensione clicca QUI); si sta avvicinando l'inverno e non c'è niente di meglio che una bella risata per riscaldare le rigide giornate che stanno per arrivare.

Chi è Gigio? Individuarlo è molto semplice: se siete sposate, fidanzate, conviventi, insomma se avete una relazione di qualche tipo con un uomo, guardatevi attorno. Sentite quello che russa così fastidiosamente nel letto accanto a voi? O quello che si sta tagliando le unghie dei piedi in salotto? Oppure riuscite a vedere quella massa informe che rutta sul divano mentre guarda la partita? Eccolo!!! Quello è il vostro personale e inconfondibile Gigio.
Non sarà perfetto, sicuramente avrà qualche piccolo (o grande) difetto, ma almeno è un uomo vero, un uomo reale e non il protagonista inventato di un libro.
 
 
Ottima alternativa se non hai voglia di leggere tutta la trilogia delle 50 sfumature. Con molto umorismo e una penna brillante, la Calabrò riassume in pochi punti il romanzo della James, senza esprimere un'opinione in positivo o in negativo, ma semplicemente paragonando il caso letterario dell'estate con la realtà che tutte noi viviamo giorno dopo giorno. Si tratta di 50 punti fondamentali e divertenti che differenziano la realtà dalla fantasia.
 
In questo breve elenco di paragoni tra il Gigio nostrano e il famoso Mr Grey è molto probabile scorgere alcuni lati e caratteristiche del nostro personale Gigio, che potrebbero farci sorridere e offrirci la possibilità di guardarlo con occhi diversi...forse più indulgenti.
Ci sono capitoli più brevi di altri e in fondo avrei preferito che, in questi, si dilungasse un po' di più; inoltre non tutti i paragoni che fa sono divertenti e scoppiettanti, ma anche se non si ride sempre, sicuramente con questo piccolo "manuale" si sorride costantemente.
Una cosa che ho apprezzato tantissimo è la quasi infinita varietà di sinonimi che l'autrice usa per la parola "erezione"... Mia cara E. L. James hai solo da imparare, questo libro potrebbe svegliare la tua poca fantasia relativa a questo argomento!!!
 
A tutte quelle donne a cui non è piaciuta la trilogia, me compresa, e che hanno odiato Mr "fastidioso" Grey dal primo incontro, consiglio calorosamente questo libro; ma va altrettanto bene per quelle che hanno amato le "cinquanta sfumature varie ed eventuali". Alla fine, tutte capirete che è decisamente meglio il vero Gigio che il finto e costruito Grey; e che l'autrice ha ragione: ridere è la cosa più erotica che c'è.
 
Dopo aver fantasticato su ipotetici (e inesistenti) Mr Grey, ci viene in aiuto Rossella Calabrò con il suo "Cinquanta sbavature di Gigio" per riportarci alla dura, ma anche confortante, realtà e cioè che quello di fianco a noi, non è un prodotto letterario, ma un uomo in carne ed ossa, con i suoi molti difetti e pregi, a volte irritante e snervante, ma autentico e vero da apprezzare, rispettare ed amare così com'è, consapevoli del fatto che i maschi sono esseri semplici.
 
VOTO: 8/10

mercoledì 7 novembre 2012

TRE VOLTE ALL'ALBA di Alessandro Baricco

Il piacere che si prova a leggere i romanzi di Baricco è incredibile. Ho cominciato a leggere i suoi libri da poco e continuo a maledirmi per non aver cominciato prima. Sto cercando di recuperare il tempo perso, quindi questo è solo il secondo di una lunga serie di post sulle opere di Alessandro Baricco (se vuoi leggere la mia personale recensione su "Seta" la trovi QUI).




 
Una storia verosimile che, tuttavia, non potrebbe mai accadere nella realtà. Infatti questo libro racconta di due personaggi che si incontrano per tre volte, ma ogni volta è l'unica, la prima e l'ultima. Una uomo e una donna si incontrano in tre epoche diverse della loro vita, ogni volta in un albergo e sempre poco prima dell'alba. Lo possono fare perché abitano un Tempo anomalo che inutilmente si cercherebbe nell'esperienza quotidiana.





La scrittura è brillante e incredibilmente coinvolgente, per questo motivo è impossibile posare il libro una volta iniziato, si legge tutto d'un fiato. Lo stile di Baricco è quasi una droga, una volta assaggiato non puoi più farne a meno, ne vorresti sempre di più; è paragonabile ad un bicchiere d'acqua fresca in un pomeriggio estivo, è un piacere berlo e lascia un'ottima sensazione.
 
Sono tre storie ambientate in tempi diversi, ma con gli stessi personaggi; se si prende per vera una delle tre, le altre due raccontano "come sarebbe stato se...". Si possono interpretare anche, secondo me, come vicende avvenute in una sorta di universi paralleli, o alternativi.
Con questi tre semplici e brevi racconti si viene a conoscenza dell'intera storia che sta dietro i due personaggi; ci si fa un'idea a tuttotondo di ciò che è avvenuto nella loro vita personale, si capisce perché abbiano preso determinate decisioni e si siano comportati in un certo modo. Grazie a questo i protagonisti riescono a prendere vita e balzano fuori dalle pagine.
Sebbene con molta semplicità, i temi trattati sono profondi e alimentano riflessioni su tematiche molto diverse.
 
Nella nota dell'autore viene spiegato che nel suo precedente romanzo, "Mr Gwyn", si accenna a un piccolo libro scritto da un angloindiano, Akash Narayan, e intitolato "Tre volte all'alba". Baricco confessa che mentre scriveva "Mr Gwyn" gli è venuta voglia di scrivere anche quel piccolo libro, per inseguire una certa idea che aveva in testa. Comunque non è assolutamente necessario leggere questi due romanzi di seguito.
Mi piace molto la storia della nascita di questo libro, non era ancora stato scritto eppure già esisteva, almeno nella mente dello scrittore, a quest'ultimo mancava solo mettere una parola dopo l'altra su un foglio bianco.
 
VOTO: 8,5/10

giovedì 1 novembre 2012

CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO/NERO/ROSSO di E. L. James

Ebbene sì, mi sono lasciata tentare dal caso letterario dell'estate. Prometteva erotismo, passione, sconvolgimento; prometteva la realizzazione di ogni più sordido desiderio dell'animo femminile, tutto avvolto e consegnato nel bel pacchetto dell'uomo ideale, il sogno erotico di ogni donna: Mr Grey!! Io non ho trovato niente di tutto ciò, anzi uno come Christian Grey non lo vorrei vicino nemmeno per tutto l'oro del mondo. Ma andiamo con ordine.
 
Anastasia si sta per laureare e per una serie di vicende incontra Mr Grey, uomo d'affari giovane, ambizioso, molto riservato e incredibilmente affascinante. Sebbene lui stesso le dica che non è l'uomo che fa per lei, l'attrazione è troppo forte e ha la meglio. Così iniziano una relazione che non è quello che Anastasia si aspettava. Giovane ragazza inesperta, non ha mai avuto un ragazzo, non è per niente preparata a quello che quest'uomo le sta per proporre. Infatti Christian non desidera una storia romantica, un rapporto convenzionale; lui vuole una relazione tra dominatore e sottomessa. Anastasia, all'inizio poco convinta, si lascia trascinare dagli eventi e questa relazione, nell'arco di pochi mesi (diluiti in tre libri), la porterà a stravolgere completamente la vita che conosce e anche la vita del granitico Grey.

Anastasia, per gli amici Ana (che in un libro sul sadomaso non sembra una casualità...vabbè), è una ragazza insicura, inesperta della vita, estremamente goffa e maldestra, sconclusionata nei pensieri e caotica. Passa metà del tempo a farsi paranoie mentali e l'altra metà ad essere annebbiata da Mr Grey. Sembra non aver carattere, zero personalità, non è in grado di prendere una decisione che sia tale, e rimugina su qualsiasi cosa; è proprio un personaggio insipido e senza spessore.
Lui, Christian Grey... O Mio Dio!!! Un uomo con un complesso edipico irrisolto, maniaco del controllo, iper protettivo a livelli patologici, ossessionato e ossessionante, lunatico, paranoico, con una forte carenze nella sfera empatica, riservato e poco propenso al dialogo, con un ego spropositato, ingombrante e fastidioso come un elefante nel salotto di casa. E come se tutto questo non bastasse, oltre ai suoi gusti sessuali discutibili, non vuole farsi toccare da nessuno, perché non lo sopporta.
Allora io mi chiedo: è questo l'erotismo? E' questo l'uomo che tutte sognano? Uno che ha paura del contatto fisico e dei sentimenti e che ha sbalzi d'umore peggio di una donna in sindrome premestruale? No, non può essere, no, no e ancora no!!!
Questi due personaggi non vi ricordano qualcuno? Se non vi viene in mente nessuno vuol dire che, probabilmente, siete stati fortunati e avete schivato un altro caso letterario di qualche anno fà. Ma se la vostra prima risposta, alla mia domanda, è stata: Edward e Bella, allora anche voi, come me, avete avuto la sfortuna di leggere "Twilight". Le somiglianze tra le due saghe non si fermano qui: anche l'aspetto fisico dei protagonisti è simile (Grey ha i capelli color rame...guarda un po'!!!); in oltre sono scritte entrambe male, i dialoghi sono stupidi, paradossali e il tutto risulta alquanto scadente. Diciamo che "Cinquanta sfumature" è un "Twilight" per adulti...ma neanche tanto per adulti, visto che i contenuti non sono poi così scabrosi.

Dopo anni di lotte femministe ci ritroviamo ancora, nel ventunesimo secolo, a leggere di donne così sciocche e insipide, determinate a cambiare un uomo, a salvarlo. Perché questo è la missione di Anastasia; è pronta, fin da subito, a indossare la cuffietta da crocerossina e correre in aiuto di quel povero caso disperato che è Mr Grey. Ma chi ti ha chiesto niente? Per quale arcano motivo tu sei la donna che risolverà i suoi problemi? Il problema più grande è che tantissime donne hanno questa idea malsana: "non importa quanto lui sia stronzo, traditore e con un'allergia ai rapporti di coppia, con me sarà diverso, per me cambierà e si innamorerà veramente".
Se sui libri questa formula funziona e alla fine lo stronzo si redime e vissero tutti felici e contenti, nella vita reale raramente le cose cambiano e uno che è nato quadrato non morirà certo tondo, indipendentemente da quanto sexy e convincente sia la tua divisa da crocerossina.
E poi basta con queste storie di ragazze assolutamente fuori dal mondo che, letteralmente, inciampano nell'uomo della loro vita appena escono per la prima volta di casa. In più queste storie d'amore nascono veramente dal niente, senza motivo e senza spiegazioni, che il lettore si ritrova a chiedersi come abbiano fatto questi due ad innamorarsi l'uno dell'altra.

Il primo libro è un po' noioso: più della metà è incentrato sui dettagli del contratto che Christian vuole far firmare ad Ana. La scrittura è molto ripetitiva. Possibile che la James non abbia trovato dei sinonimi per "erezione"? Nella stesura di tre romanzi non si è mai fermata un attimo a consultare il vocabolario dei sinonimi e contrari? La cosa mi ha infastidito non poco. Anche le sensazioni che Ana prova sono sempre le stesse e descritte sempre con le stesse parole; per non parlare delle scene di sesso. Mediamente questi due finiscono a letto insieme una volta ogni capitolo; teoricamente, in tre libri, avrebbero potuto esplorare tutto il Kamasutra e oltre, invece lo fanno sempre nello stesso modo, aggiungono un frustino qui una barra divaricatrice là, ma per il resto è sempre la solita minestra.

Il secondo libro si apre con una totale e improvvisa inversione di marcia di Mr Grey, il motivo non è molto chiaro e il lettore non riesce a capire il perché di tale decisione. Per il resto non cambia molto. La storia passa da una scena di sesso a una paranoia di Ana e ritorno, avanti e indietro così per tre lunghi libri. Tutto il resto come gli altri personaggi di contorno, insipidi e poco rilevanti, e gli avvenimenti, sbrigativi e a volte lasciati in sospeso, sembrano un po' buttati lì per coprire i buchi di una trama che fa acqua da tutte le parti.

Il terzo e ultimo libro mi ha fatto venire le bolle. La discussione che Christian e Ana hanno sul fatto che lei voglia mantenere il suo cognome dopo il matrimonio, è assolutamente irritante. Lui è irritante. Se fossi stata in lei avrei chiesto il divorzio immediatamente. Lui è ossessionante, oppressivo e soffocante. Mr Grey è sempre stato così, allora perché ora Ana si arrabbia e vuole che lui sia diverso? Ma soprattutto perché l'ha sposato? Non lo capisco proprio.
Per fortuna le scene di sesso diminuiscono, probabilmente la James aveva esaurito la sua già scarsa fantasia; ma gli ultimi capitoli sono assolutamente inutili e ancora più irritanti del resto del romanzo. Non ho trovato per niente interessante la scelta dell'autrice di farci ritornare all'inizio della storia raccontandola, però, dal punto di vista di Christian.

Come sicuramente si è capito, questa trilogia non mi è piaciuta. Se avete voglia, fatemi sapere la vostra opinione, anche e soprattutto se diversa dalla mia.

VOTO: 5/10

venerdì 19 ottobre 2012

HUNGER GAMES (la trilogia) di Suzanne Collins

Arrivo con estremo ritardo a parlare della trilogia di "Hunger Games", una delle saghe per ragazzi più lette degli ultimi tempi. Oramai da mesi tutto il mondo ha letto i tre libri e ha anche visto il primo film tratto da essi, io arrivo sempre dopo, ma se ancora qualcuno se lo fosse lasciato scappare, corra subito a leggerlo perché ne vale la pena. Molti hanno paragonato questi libri alla saga di "Twilight" e io, sinceramente, non capisco perché visto che non hanno niente in comune, questi sono molto più belli!!! Mi vengono in mente altri libri da paragonare a "Twilight", perché simili per via di trama e personaggi, ma questo è un altro discorso e ne parlerò prossimamente nel blog.

Ogni anno, a Panem, Capitol City organizza un reality show, gli Hunger Games, per ricordare il suo potere sui 12 Distretti che governa. con una sola regola: uccidi o muori. Ognuno dei Distretti deve sorteggiare un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni che verrà gettato nell'Arena a combattere fino alla morte. Ne sopravvive uno solo, il più bravo, il più forte, ma anche quello che si conquista il pubblico, gli sponsor, l'audience. Katniss appartiene al Distretto 12, quello dei minatori, quello che gli Hunger Games li ha vinti solo due volte in 73 edizioni, e sa di aver poche possibilità di farcela. Ma si è offerta al posto di sua sorella minore e farà di tutto per tornare da lei. Da quando è nata ha lottato per vivere e lo farà anche questa volta. Nella sua squadra c'è anche Peeta, un ragazzo gentile che però non ha la stoffa per farcela. Lui è determinato a mantenere integri i propri sentimenti e dichiara davanti alle telecamere di essere innamorato di Katniss. Ma negli Hunger Games non esistono gli amici, non esistono gli affetti, non c'è spazio per l'amore. Bisogna saper scegliere.

Dopo la settantaquattresima edizione degli Hunger Games, Katniss e Peeta sono, miracolosamente, ancora vivi. Katniss dovrebbe sentirsi sollevata, perfino felice. Dopotutto, è riuscita a tornare dalla sua famiglia e dall'amico di sempre, Gale. Invece nulla va come lei vorrebbe. Gale è freddo e la tiene a distanza. Peeta le volta le spalle. E in giro si mormora di una rivolta contro Capitol City, che Katniss e Peeta potrebbero avere contribuito a fomentare. La Ragazza di Fuoco è sconvolta: ha acceso una sommossa. Ora ha paura di non riuscire a spegnerla, e forse non vuole neppure farlo. Mentre si avvicina il momento in cui lei e Peeta dovranno passare da un distretto all'altro per il crudele Tour della Vittoria, la posta in gioco si fa sempre più alta. Se non riusciranno a dimostrare di essere perdutamente innamorati l'uno dell'altra, Katniss e Peeta rischiano di pagare con la vita. Una terribile sorpresa li aspetta dietro l'angolo: all'annuncio dei settantacinquesimi Hunger Games la loro vita sembra essere diventata un incubo.

Contro tutte le previsioni, Katniss è sopravvissuta agli Hunger Games per la seconda volta. Ma anche se ora è lontana dall'Arena sanguinaria, non può dirsi salva. Capitol City è molto arrabbiata e vuole vendetta. Come se non bastasse, il Presidente Snow tiene a precisare che ormai tutti sono in pericolo, nessuno escluso: la famiglia di Katniss, i suoi amici più cari, tutti gli abitanti del Distretto 12.
La Ragazza di Fuoco, con la sua famiglia, si rifugia nel famigerato tredicesimo Distretto, quello che tutti credevano distrutto. In realtà sono anni che gli abitanti del Distretto 13 vivono nascosti sotto terra, organizzando una rivolta verso Capitol City.
Tutto sembra andare meglio nel nuovo Distretto, ma le apparenze ingannano e Katniss lo scoprirà presto; il suo duro lavoro non è ancora finito, anzi è appena iniziato. Ora che la scintilla si è trasformata in un ardente fuoco di rivolta, alla Ghiandaia Imitatrice non resta che spiccare il suo volo verso la libertà.

Una straordinaria storia, un po' alla "1984" di George Orwell. La tensione è palpabile mentre si legge, mi sentivo in uno stato d'ansia costante, avevo il battito cardiaco accelerato.  Mi piace quando trovo un romanzo che mi fa vivere emozioni forti, nel bene e nel male, e questi tre romanzi sono un ottimo esempio. Durante la lettura ero piena di angoscia e rabbia, provocate principalmente dalle ingiustizie che i potenti infliggono ai più deboli e poveri, un argomento che mi infastidisce molto.
Ho guardato anche il film e devo dire che mi è piaciuto, ma non come il libro. Katniss è un personaggio molto silenzioso e riflessivo, che puoi comprendere e capire solo leggendo il libro. Per questo il film risulta molto silenzioso a uno spettatore che non conosce per niente la saga; comunque resta una buona trasposizione cinematografica.
Personalmente l'unica cosa che mi ha infastidito nel primo libro è il "gioco" degli innamorati sfortunati che Katniss e Peeta portano avanti nell'Arena. Lei lo fa in buona fede, per sopravvivere, per lei è una strategia che la aiuterà a salvare sia lei che Peeta; ma mi ha infastidito parecchio, perché lui è veramente innamorato e non mi piace quando si gioca con i sentimenti degli altri.

Se nel primo romanzo la trama può apparire leggermente "lenta", perché tutto è incentrato su Katniss che si prepara e poi partecipa agli Hunger Games, nel secondo la trama si infittisce, vengono trattati molti più argomenti e le conseguenze delle azioni dei protagonisti prendono vita, portando a risvolti interessanti. Gli spunti di riflessione su argomenti che non sono per niente leggeri, pur non mancando nel primo, sono infinitamente di più nel secondo, per non parlare del terzo e conclusivo libro, anche se quest'ultimo non è all'altezza degli altri due (soprattutto gli ultimi due capitoli).

All'inizio la vita di Katniss le va bene così: gli Hunger Games sono ingiusti e crudeli, la vita nei distretti non è delle più felici, ma grazie alla caccia riesce a sopravvivere e a sfamare la sua famiglia. In un certo modo ha una specie di accettazione/rassegnazione per quel modo di vivere. Nei successivi libri, poco a poco, si fa strada in lei la consapevolezza che le cose devono cambiare e che lei ha il potere di far avvenire questo cambiamento. Ho una predilezione per questo genere di eroine, che prendono coscenza della loro forza e la usano per perseguire la giustizia e la verità.
Sembra quasi un romanzo femminista, favorevole al "potere rosa", perché il presidente del Distretto tredici è una donna, anche chi capeggia le rivolte nei diversi distretti sono prevalentemente delle donne (alcune vincitrici dei passati Hunger Games); e sono tutte coalizzate nel sconfiggere Capitol City che ha come presidente un uomo. Sembra quasi dire che quando le cose si mettono male sono le donne a prendere in mano la situazione, a prendere il potere, e cercare di sistemare tutto. Mi piace!!!

Proseguendo con la trilogia, si comprende come la capitale abbia rovinato la vita a tutti i vincitori dei giochi. Le promesse fatte erano di una vita migliore per loro e le loro famiglie, con agevolazioni e privilegi; ma in realtà tutti, in un modo o nell'altro, hanno pagato un prezzo molto alto: chi ha perso i propri cari, chi si è dato all'alcool, chi è stato venduto per il piacere altrui, etc...
Tutti sono stati cambiati, interiormente, dai giochi, compresa Katniss ed è proprio questo che provoca il divario tra lei e Gale (all'inizio molto uniti tra di loro) e invece l'avvicina e la unisce profondamente a Peeta.

Avevo sentito che era impossibile fermarsi al secondo libro senza leggere il terzo, ed è vero. Alcuni sono stati costretti ad aspettare con impazienza l'ultimo romanzo perché l'Italia è stata una delle ultime a pubblicarlo; commenti sparsi nel web confermano che è stata una sofferenza per i poveri lettori e posso capire benissimo il perché. Fortunatamente io ho cominciato a leggerlo possedendo già l'intera saga e voglio lasciarvi con questo consiglio: se intendete leggere "The Hunger Games" procuratevi la trilogia completa!!

VOTO: 9,5/10


giovedì 13 settembre 2012

IL RE, IL SAGGIO E IL BUFFONE di Shafique Keshavjee

Ogni tanto mi concedo delle letture un po' più impegnative, per così dire. In questo caso, sebbene dal titolo non si direbbe, questo libro affronta molte tematiche riguardanti il mondo e la vita, prendendo in considerazione le cinque grandi religioni mondiali. Quello che potrebbe facilmente diventare un saggio su temi scottanti, si trasforma in un bel romanzo grazie a una trama ben costruita e a personaggi che sembrano molto realistici.

C'era una volta, in un paese lontano lontano, un Re buono e giusto. C'era un Saggio che lo consigliava, c'era un Buffone che lo punzecchiava e il popolo intero che sonnecchiava. Una notte un'ondata di sogni inquietanti tormentò il sonno del Re, del Saggio e del Buffone. Fu così che il Sovrano, per cercare una strada verso la spiritualità, decise d'indire il primo Gran Torneo delle Religioni nella storia dell'umanità. Sei uomini, paladini di sei diverse visioni del mondo e della vita, accettarono la sfida: un ateo, un buddhista, un indù, un musulmano, un ebreo e un cristiano. E che vinca il migliore.
La ricerca del Sapere assoluto, di tutte le imprese impossibili è certo la più vertiginosa, di tutti i viaggi il più avventuroso; e si snoda per quattromila anni di storia lungo testi sacri e tradizione orale, teologia, filosofia, poesia, scienza, e per parabole, favole, immagini, ai quattro angoli del pianeta.

Per me è stata indispensabile e preziosa l'appendice alla fine del libro, che spiega in modo semplice e chiaro tutti i punti fondamentali delle cinque religioni prese in esame. Molte cose non le sapevo e l'averle apprese mi ha aiutato a comprendere meglio il libro stesso.
Prima di cominciare a leggerlo speravo fosse uno di quei libri che, nonostante ti presenti diversi punti di vista, alla fine il messaggio è: tutte le religioni sono simili tra loro, ognuna crede di avere la verità in pugno, ma la cosa importante è il libero arbitrio, cioè la possibilità di scegliere liberamente ... (che rispecchia un po' il mio personale pensiero sul tema). Alla fine della mia lettura non sono rimasta delusa, perché mi sono resa conto che è vero che le religioni si assomigliano tra loro e il messaggio che tutte trasmettono è di amore, rispetto e tolleranza; ma come si suol dire: predicano bene e razzolano male. Infatti la realtà è un'altra e lo si nota anche attraverso queste pagine, perché i rappresentanti religiosi non vogliono cedere sulle loro convinzioni e non si dimostrano veramente tolleranti nei confronti degli "avversari" del Torneo.

Ho notato che i partecipanti al torneo hanno tutti un nome che, in un modo o nell'altro, fa riferimento alla religione che essi rappresentano. Sicuramente è voluto e questo aiuta il lettore a capire subito chi abbia preso la parola in quel determinato momento e quali possano essere le sue idee, provocando una immediata associazione con la religione a cui appartiene il personaggio.
Il personaggio che ho trovato più adorabile è il rabbino, un personaggio sagace e simpatico. Le storie che racconta, che derivano dalla cultura ebraica, sono messaggi preziosi, divertenti, ricchi di umorismo e ironia, ma di quell'ironia buona, un po' alla Simpson (scusate il paragone) in cui la battuta ti fa ridere, ma ha un messaggio più profondo da lasciarti, che arriva diretto, chiaro e ti fa riflettere.

Questo libro l'ho letto di sera, prima di addormentarmi, e devo ammettere che è un po' pesante per quell'orario. Mette troppa carne al fuoco, fornendo molti spunti su cui riflettere, ai quali io non ho dato molto spazio in quei momenti a causa delle palpebre calanti e della incombente vicinanza del cuscino. Ma è un libro che ti resta dentro. Le sue parole e i suoi messaggi ti ronzeranno in testa per molto tempo dopo averlo letto. Un romanzo per riuscire a comprendere più affondo il mondo e le persone che ci circondano.
Consigliato a chi vuole aprire un po' di più la propria mente. A chi è in grado magari non di condividere fino in fondo, ma almeno comprendere e accettare le idee e le convinzioni altrui. A chi ha il coraggio di guardare oltre e ha una fiducia profonda nel dialogo tra uomini e idee diverse.

VOTO: 8/10

venerdì 7 settembre 2012

IL SUPERSTITE di Wulf Dorn

Non pensate neanche lontanamente che ora mi dedichi solo alla recensione di psico-thriller, ma "La psichiatra" mi aveva talmente convinto (per la recensione clicca QUI), che ho deciso di leggere anche il secondo romanzo di Wulf Dorn. Non temete, a breve tornerò ai generi letterari che preferisco; anche perché questa volta il signor Dorn non mi ha catturato per niente nella sua rete.

In una notte d'inverno un'auto sbanda, il guidatore è gravemente ferito. Aveva appuntamento con lo sconosciuto che poche ore prima aveva rapito suo figlio Sven, mentre era fuori casa con il fratello maggiore. Adesso tutto è inutile: l'uomo sa che sta per morire e anche suo figlio morirà.
Dopo ventitré anni lo psichiatra Jan Forstner vive con l'angoscia della scomparsa del fratellino. Tutto ciò che gli resta sono un registratore dove sono incise le ultime parole di Sven: "Quando torniamo a casa?"; e gli incubi che da quella notte non hanno smesso di tormentarlo.
Jan ha studiato psichiatria come suo padre, si è specializzato in criminologia e ora è tornato al punto di partenza: alla Waldklinik, la clinica dove lavorava il padre e dove adesso lavorerà anche lui. Vorrebbe ricominciare a vivere, lasciarsi alle spalle l'incubo; ma quando una paziente della clinica si suicida, Jan si troverà coinvolto in un'indagine che svelerà un segreto atroce rimasto sepolto per ventitré anni.

L'argomento principale è sempre la mente con tutte le sue sfaccettature e le violenze, reali o presunte, sui bambini. In questo c'è più depravazione ed è più crudo del libro precedente.
L'ambientazione è uguale, stessa clinica e stesso paese, ma le somiglianze con il primo libro finiscono qui, perché non sembra nemmeno scritto dallo stesso autore de "La psichiatra": la trama non è costruita in modo lineare e scorrevole e non è per niente coinvolgente, anzi. All'inizio è troppo confuso, racconta troppe storie parallele e per più di metà non si capisce dove voglia andare a parare; continua a raccontare diverse storie, accadute in tempi diversi, aggiungendo in continuazione dettagli, ma non riuscendo a dare nessun indizio per sbrogliare l'intera matassa. A lungo andare diventa pesante e noioso, perché non si capisce cosa sia successo veramente.

Per tutto il romanzo dice che il protagonista, Jan, è ossessionato dalla scomparsa del fratellino e che questa tragedia, avvenuta ventitré anni prima, ha condizionato tutta la sua vita, ma non viene specificato come; non entra mai ne particolari, né spiega cosa abbia fatto Jan, negli anni precedenti, per scoprire la verità sulla sparizione improvvisa del fratello. Non capisco perché si soffermi a descrivere situazioni che non hanno molto a che fare con la risoluzione del mistero, mentre altre cose, che potrebbero essere più importanti o incisive, vengano solo accennate e poi perse lungo il cammino.

Ora parliamo del grande colpo di scena finale. Si tratta veramente di un gigantesco colpo di scena, uno di quelli che ti lascia a bocca aperta. Nel momento in cui viene rivelato il colpevole di tutto, io sono rimasta un po' sconcertata perché non avevo capito che era lui, avevo pensato a tutt'altra persona. Subito ho pensato che questa enorme sorpresa era dovuta al fatto che mi ero un po' distratta dalla trama, per il  fatto che non mi piaceva il libro; ma ripensandoci non credo che sia per quello, ma per il semplice fatto che l'autore non te lo fa capire in nessun modo durante il romanzo. Ho avuto l'impressione che persino Jan sia rimasto più scioccato di me nel fare questa scoperta, non se l'aspettava nemmeno lui. Questa incredibile rivelazione, risvegliandomi dal torpore, mi ha invogliato a proseguire e a saperne di più sulle vicende narrate; purtroppo questo è avvenuto negli ultimi tre/quattro capitoli e, per quanto mi riguarda, non ha aiutato a salvare il libro.

Mi dispiace dirlo, ma non mi è piaciuto, non è intrigante e appassionante, ma solo sconclusionato e irritante per questo. Molte volte ho avuto l'impellente desiderio di abbandonarlo, ma è una cosa che raramente riesco a fare con un libro, anche se non mi piace continuo a leggerlo fino alla fine (spesso con molta difficoltà). Forse perché dentro di me continuo a sperare che vada meglio, che migliori pagina dopo pagina, ma raramente accade. In questi casi, una delle soluzioni che adotto, è leggere un altro libro insieme, così quando il libro in questione mi annoia troppo, passo all'altro. Infatti, "il superstite" l'ho "diluito" con un romanzo totalmente diverso (non potrebbero essere più agli antipodi di così), la cui recensione sarà nel blog a breve.

VOTO: 6/10