martedì 25 ottobre 2016

IL TERRAZZINO DEI GERANI TIMIDI di Anna Marchesini

Questo romanzo l'avevo regalato circa cinque anni fa a mia madre, a cui era piaciuto molto. Molte volte mi aveva consigliato di leggerlo, ma io non mi ero mai convinta a farlo.
Anna Marchesini era un'attrice, comica, doppiatrice, scrittrice, imitatrice e regista teatrale di grandissimo talento; indimenticabile figura femminile del trio Marchesini/Solenghi/Lopez, che ha arricchito la mia infanzia di risate e divertimento. Impossibile dimenticare la loro parodia de "I Promessi Sposi", perché ancora oggi in casa mia si ripetono battute sentite in quel programma trasmesso dalla Rai nel lontano 1990.
A quasi tre mesi dalla sua scomparsa ho deciso di onorarla come scrittrice, un lato di lei che ancora non conoscevo, e ho preso finalmente in mano la sua prima opera: "Il terrazzino dei gerani timidi".

Per i bambini le esperienze sono tutte prime volte, che si tratti del frullo d'ali di una farfalla che trema tra le dita e poi ruzzola a terra senza vita, o del timore continuo che anche la mamma faccia come quella farfalla.
Attraverso le pagine del suo primo romanzo, Anna Marchesini racconta un'infanzia trascorsa ad affacciarsi sul mondo da un terrazzino che sovrasta il giardino incolto di una vecchia casa disabitata. Un luogo solitario, tutto per sé, con solo i piccioni e poche, sparute piante di gerani a farle compagnia mentre, giorno dopo giorno, la piccola Anna se ne sta seduta a sfogliare libri - diecimila! - e sogni, e osservazioni su ciò che le scorre sotto gli occhi: la gente del quartiere, le suore, il falegname con la gamba di legno, la famiglia. La vita di una provincia italiana degli anni Cinquanta.
Un mondo favoloso dove si ride e si piange e l'inconfondibile sguardo comico dell'attrice si incontra e si salda con una cognizione del dolore intensamente umana.

Di solito sono in difficoltà con libri che non mi raccontano una storia lineare, che non capisco dove vogliano andare a parare. E questo è stato il mio problema durante i primi capitoli di questo libro. Ma poi mi sono detta: "Non ti sta raccontando una storia in modo canonico, ma sta condividendo dei ricordi, quindi devi solo ascoltare." Così ho fatto, mi sono rilassata e ho smesso di analizzare, pensare, riflettere; ed è andata meglio, perché è stato come ascoltare un'amica che mi raccontava un po' della sua vita.
Dopo aver allietato e reso più divertente la mia infanzia, la Marchesini mi ha regalato parte della sua attraverso queste poche pagine ricche di emozioni.

Lo stile è accurato e raffinato, la proprietà di linguaggio di questa straordinaria donna non è da tutti e non risulta per nulla pretenziosa, forzata o un mero esercizio di stile. Alcune parole ricercate e non di uso comune, sparse per ogni pagina, non danno fastidio, non rendono la lettura difficoltosa, ma vanno a comporre una narrazione corposa, affascinante e ricca.
Anna Marchesini dona quella sua vena ironica che la contraddistingue, sottile e incredibilmente penetrante, ma lascia anche qualcos'altro tra le pagine: una sensazione di tristezza, che aleggia per tutto il corso della lettura.
Non ho capito se sia una "tristezza per i vecchi tempi andati", una sorta di nostalgia che affiora mentre ricorda la sua infanzia; oppure una tristezza tipica dell'autrice, una parte molto forte e dominante della sua personalità nonostante fosse un'attrice comica, il classico caso del "pagliaccio triste".

Da subito si capisce che Anna non era certo una bambina come le altre. Molto più matura per la sua età, con un'incredibile capacità di osservazione e di ragionamento tipici di una mente più adulta.
Questa bambina è in grado di perdersi in grandi e importanti riflessioni. Si sofferma su questioni fondamentali per la vita di chiunque: la famiglia, la religione, la vita, la morte, la solitudine e il dolore, in tutte le sue sfaccettature. Arrivando a conclusioni spiazzanti persino per un adulto, che la cambieranno per sempre.
Sicuramente molti ricordi, in quanto tali e per loro natura, vengono manipolati, smussati e visti attraverso gli occhi della persona adulta che li sta riportando su carta, con uno sguardo meno ingenuo di quello di una bambina. Ma le emozioni di cui si circondano e di cui si nutrono sembrano reali e vivide nel cuore e nella mente dell'autrice.

Attraverso particolari minuziosi Anna ci racconta una parte della sua infanzia, soprattutto quella che ruota intorno alla prima Comunione: il vestito, la pettinatura, il catechismo, gli incontri in chiesa, la festa e quello che ne consegue. Ma le pagine sono ricche anche di personaggi che appaiono curiosi agli occhi di una bambina, ma che si rivelano veri e dai tratti ben definiti.
Dal terrazzino di casa sua, tra quei gerani timidi come lei, la piccola Marchesini osserva la sua vita, quella della sua famiglia e delle persone che vede passare in strada. Lo spaccato della provincia di un'Italia che non esiste più, quella vita da quartiere o da piccolo borgo, in cui tutti si conoscono e si salutano, dove il pettegolezzo è all'ordine del giorno, e quando succede qualcosa di importante tutto il vicinato ne è a conoscenza e partecipe.

Il terrazzino dei gerani timidi è un romanzo di crescita, soprattutto interiore. Uno sguardo discreto a un momento di cambiamento, di transito, di passaggio per essere una persona più consapevole. Un cammino che la Marchesini di allora ha fatto guidata dalla curiosità, dalla risolutezza e da innumerevoli libri letti.
Non la ringrazierò mai abbastanza per aver condiviso con me questi importanti, profondi e privati ricordi, che cercherò di custodire gelosamente nel mio cuore.

venerdì 14 ottobre 2016

IL MERCANTE DI VENEZIA di William Shakespeare

A quanto pare a Shakespeare piaceva molto il nostro bel paese, o almeno lo considerava adatto per ambientare le sua opere, perché dopo Otello, Romeo e Giulietta, in parte Antonio e Cleopatra e in un certo modo anche La tempesta, torniamo ancora in Italia, e più precisamente a Venezia, con "Il mercante di Venezia", opera di settembre per la #MaratonaShakespeariana.

Tragicommedia in cinque atti, ambientata a Venezia.
Bassanio, giovane gentiluomo veneziano, vorrebbe la mano di Porzia, ricca ereditiera di Belmonte, ma per corteggiarla ha bisogno di 3000 ducati, che chiede in prestito al suo caro amico Antonio, il mercante di Venezia. Purtroppo al momento Antonio ha tutto il denaro investito in traffici marittimi e non può fare il prestito all'amico, ma decide di garantire per lui presso Shylock il ricco usuraio ebreo. Shylock accorda il prestito a Bassanio, ma in caso di mancato pagamento l'ebreo vuole una libbra di carne di Antonio.
Bassanio allora si reca a Belmonte per corteggiare Porzia. Ma secondo il volere del padre defunto di lei, i pretendenti per ottenere la mano della ragazza devono scegliere lo scrigno giusto, tra tre diversi e contrassegnati da un indovinello. Bassanio, scegliendo il più modesto, ci riesce e sposa Porzia, già precedentemente innamorata di lui.
Intanto Jessica, figlia di Shylock, fugge di casa aiutata dall'amico Lancillotto per sposare il cristiano Lorenzo. Il padre va su tutte le furie, ma si consola alla notizia che tutte le navi di Antonio sono naufragate e quindi non potrà saldare il debito.
Shylock porta Antonio di fronte al Doge e pretende il pagamento con una libbra di carne dal corpo del mercante veneziano. Ma nessuno sa che Porzia e la sua ancella Nerissa, hanno un piano astuto e infallibile per salvare Antonio.

Nel Primo Atto facciamo la conoscenza di due personaggi tristi e malinconici. Da una parte abbiamo Antonio, il mercante, inquieto e triste, ma non sa esattamente perché. In fondo ha tutto: denaro, una posizione, una bella vita agiata; eppure sente di non essere felice del tutto. Dall'altra parte abbiamo Porzia, ricca ereditiera, costretta a sottostare al volere del padre defunto: non può scegliere chi sposare, ma sarà la sorte a farlo.
Per la prima volta non ci sono pene d'amore, sentimenti di vendetta o desiderio di sopraffare gli altri. Ciò che muoverà tutta la storia non è ancora chiaro, ma si scoprirà più avanti.
L'interessante botta e risposta tra Shylock e Antonio, verso la fine dell'Atto, è specchio eloquente dei tempi in cui si svolge la vicenda: Antonio considera deplorevole prestare denaro per interesse, come fa l'usuraio ebreo; ma probabilmente ciò è dovuto al fatto che all'epoca era proibito per legge ai cristiani richiedere il pagamento su un prestito. In questo caso Shylock rappresenta la figura negativa, il cattivo in quanto ebreo e arrogante usuraio, ma in quel periodo purtroppo era uno dei pochissimi lavori concessi agli ebrei; in più lo Stato li tassava pesantemente e quindi erano costretti a chiedere gli interessi.

Il Secondo Atto  è composto da molte e veloci scene diverse. Un Atto molto veloce da leggere, scorrevole e incalzante. Lo scenario di tutta la storia va via via componendosi e il lettore viene a conoscenza anche dell'amore clandestino tra Jessica, figlia dell'ebreo Shylock, e Lorenzo, giovane cristiano veneziano. I due si accordano per scappare e sposarsi, con la collaborazione dell'amico Lancillotto. La fuga fa arrabbiare enormemente Shylock, che vede la figlia come una sua proprietà (alla pari di un oggetto), ma gran parte della collera dell'usuraio è dovuta al fatto che Jessica ha portato via con sé anche del denaro e l'anello della madre defunta. Tutto ciò sottolinea come per l'ebreo sia molto più importante mantenere le sue proprietà e la sua ricchezza, invece della figlia.

Arriviamo all'Atto che si discosta di più dagli altri, quello più tranquillo, allegro e felice, perché nel Terzo Atto abbiamo la scena in cui Bassanio sceglie lo scrigno giusto (quello di piombo) e corona il suo sogno di sposare Porzia (anche lei innamorata di lui). In più c'è anche l'unione tra l'amico di Bassanio, Graziano, e l'ancella di Porzia, Nerissa. Un amore un po' buttato lì quest'ultimo, secondo me, per rendere il tutto ancora più lieto, prima delle rocambolesche vicende finali.
Qui il lettore si accorge anche dei profondi e inespressi sentimenti provati da Antonio nei confronti di Bassanio, quando il mercante manda all'amico una lettere di "addio" chiedendogli di poterlo rivedere per l'ultima volta prima di morire.

Il mio preferito è indubbiamente il Quarto Atto, in cui Porzia e Nerissa si travestono da uomini (avvocato la prima e scrivano la seconda) per recarsi a Venezia e aiutare Bassanio, inconsapevole del travestimento, a salvare la vita di Antonio. E Porzia lo fa architettando lei stessa un piano molto astuto e intelligente.
Mi piace perché in questo caso Porzia non è una donna in balia degli eventi e costretta a sottostare al volere di un uomo. Ha la sua personalità, il suo carattere e decide per il suo futuro. Così è in grado di agire autonomamente per salvare suo marito e l'amico Antonio.

Posso essere sincera con voi? Il Quinto Atto non mi è piaciuto, l'ho trovato superfluo. Un'unica scena messa lì per fare numero e allungare un po' il brodo. E tutta la storia degli anelli che Porzia e Nerissa hanno donato ai rispettivi mariti, i quali non li considerano importanti e li hanno regalati all'avvocato e allo scrivano, l'ho trovata tediosa e mi ha annoiata. Una serie infinita di recriminazioni e minacce, per poi liquidare tutto con "Non preoccupatevi...eravamo noi travestite!!". Non potevano semplicemente dirlo subito? Se volevano farsi una litigata, non potevano scegliere una motivazione più interessante?


"Il mercante di Venezia" è un'opera difficile da collocare in un determinato genere: non è proprio una tragedia, perché ha un lieto fine, ma non è nemmeno una commedia, per mancanza di allegria e leggerezza. Diciamo che è un buon esempio di tragicommedia infarcita di un po' di umorismo nero.
Il motore che muove tutta l'opera non è un amore tormentato, un sentimento di rancore  e vendetta, oppure una smania di potere e conquista. In questo caso il nodo cruciale della vicenda sono i soldi, tutto ruota intorno al concetto del vile denaro e di quanto questo possa corrompere. Per questo non esiste un solo personaggio negativo, un vero cattivo (e nemmeno un personaggio totalmente buono e positivo). Shakespeare approfondisce di più l'animo umano, mostrando come non tutto sia bianco o nero, ma ci siano un'infinità di sfumature nella personalità e nel carattere di ogni personaggio.

Ho notato, e nel gruppo della #MaratonaShakespeariana potrete notare che non sono stata l'unica, che ciò che rendeva Antonio così malinconico è presumibilmente l'amore omosessuale e impossibile da esprimere per Bassanio. Potrebbe sembrare la motivazione più plausibile, anche perché consapevole di questo amore non corrisposto, perché Bassanio è indubbiamente innamorato di Porzia, Antonio è disposto a sacrificare la sua vita per il bene e la felicità dell'amico

Il personaggio che rimane più impresso è sicuramente Shylock, il ricco usuraio ebreo a cui Bassanio e Antonio si rivolgono per avere del denaro in prestito. Purtroppo, per gran parte della Storia, questo personaggio fu visto e considerato in modo negativo. Infatti, il luogo comune per cui gli ebrei erano ottimi usurai è rimarcato in quest'opera teatrale, che viene anche accusata di antisemitismo. In tutta la narrazione c'è una forte presenza di atteggiamenti persecutori verso gli ebrei; anche se forse questa non era l'intenzione di Shakespeare, ma rispecchiava solo il contesto storico in cui viveva.
La situazione degli ebrei in quel periodo è presto nota: cacciati dalla Gran Bretagna nel 1290 da Edoardo I, poterono tornare sull'isola solo nel 1656 (molto dopo gli scritti di Shakespeare). A Venezia e dintorni, invece, gli ebrei erano costretti a vivere in ghetti sorvegliati da guardie cristiane e a portare un copricapo rosso, in moda da essere facilmente riconoscibili. In più, nel teatro elisabettiano, essi erano rappresentati con nasi adunchi, parrucche scarlatte e definiti "avidi usurai".
Un piccolo, ma importante e incisivo, mattone (secondo me) che andrà a formare e rendere più stabile quella terribile macchina di propaganda negativa attuata nel Novecento durante il nazismo. Basti pensare che la Germania nazista usò anche il personaggio di Shylock per incrementare la loro ideologia e i pregiudizi di tutta la nazione, trasmettendo l'opera via radio immediatamente dopo la Notte dei Cristalli.

venerdì 16 settembre 2016

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE di William Shakespeare

Questa era la tappa della #MaratonaShakespeariana che in assoluto aspettavo con più trepidazione. Sono anni che desideravo leggere quest'opera, ma solo ora ne ho avuto l'occasione e il tempo. E sapevo già che sarebbe stata affine alle mie corde.
Così una calda notte d'estate sono andata a letto e ho letto un sogno... o forse l'ho fatto?

Commedia in cinque atti, ambientata ad Atene (e in un bosco vicino).
Mentre fervono i preparativi per il matrimonio tra Teseo, Duca di Atene, e Ippolita, Regina delle Amazzoni; Ermia comunica al padre Egeo che non intende sposare Demetrio, perché innamorata di Lisandro che ricambia i suoi sentimenti. Al padre non interessano le suppliche della figlia, secondo lui dovrà sposare comunque Demetrio.
Così Ermia e Lisandro decidono di scappare la sera stessa attraverso il bosco. Elena, amica di Ermia e innamorata da tempo di Demetrio, decide di avvisare quest'ultimo della fuga dei due innamorati. Cominciando un inseguimento nel fitto bosco.
Il bosco vicino ad Atene è un regno di fate, pieno di mistero e insidie. Qui si svolge anche la storia di Oberon, re delle fate, che con l'aiuto del suo folletto Puck, vuole rubare un servitore a sua moglie, la regina Titania. Le loro vicende si uniranno e mescoleranno, creando scompiglio, con quelle degli amanti in fuga e con quelle di una "compagnia teatrale", composta da artigiani ateniesi, che si trovano nel bosco per le prove del loro spettacolo.

Il matrimonio tra Teseo e Ippolita passa subito in secondo piano, già all'inizio del Primo Atto, perché qui la questione più spinosa è Egeo che costringe la figlia a prendere come marito Demetrio. Ermia in realtà è innamorata di Lisandro e non si capisce bene perché il padre insista così tanto a ostacolare questo amore. In fondo i due ragazzi sono pari per ricchezze, lignaggio e reputazione; ma Egeo è molto chiaro, se Ermia non sposa Demetrio, ha solo due opzioni: può farsi suora o uccidersi... e per il padre è assolutamente indifferente quale scelta farà la figlia.
Come tutti gli amanti ostacolati che si rispettino, decidono di scappare; ma, purtroppo, anche nel Cinquecento c'era l'amica gelosa che fa la spia e qui Shakespeare le da il nome di Elena.

Nel Secondo Atto incontriamo il re e la regina delle fate, rispettivamente Oberon e Titania. E' chiaro da subito che questi due personaggi, nonostante siano marito e moglie, in realtà non si sopportano molto e sono avvezzi a farsi scherzi e incantesimi. Ad esempio Oberon sparge il succo di un fiore sulle palpebre di Titania addormentata, in modo che appena sveglia si innamori di chi ha davanti.
Puck, braccio destro di Oberon, è senza ombra di dubbio il personaggio più simpatico e più interessante. Grazie a lui, o meglio alla sua sbadataggine, il vero conflitto in questa commedia prende forma e si sviluppa: è lui che sparge il succo di fiore sulle palpebre di Lisandro, invece che su quelle di Demetrio, e a causa di ciò si innamora di Elena, gettando Ermia nello sconforto. Una vera e propria commedia degli equivoci.

E' sempre Puck che nel Terzo Atto, incontrando nel bosco la compagnia teatrale, trasforma la testa di uno degli attori in quella di un asino. Quando Titania si risveglia si trova di fronte questo uomo con la testa di asino e se ne innamora, ordinando alle sue fate di trattarlo come un principe, adorarlo e coccolarlo.
Fortunatamente interviene Oberon, che accorgendosi dell'errore di Puck con gli amanti ateniesi, si mette all'opera per cercare di sistemare tutto; facendosi aiutare comunque dallo spiritello in modo che capisca i suoi sbagli e li sistemi.

Mentre gli amanti restano addormentati in scena, nel Quarto Atto, Oberon ha un altro equivoco da sistemare: svegliare Titania dal finto innamoramento e togliere la testa da asino al povero Rocchetto, in modo che torni a casa e faccia lo spettacolo.
Oberon è il burattinaio di tutte le scene, che gioca benevolmente con i mortali e crudelmente con Titania per imporre il suo dominio; ma è anche il personaggio che alla fine sistema tutto. Infatti, grazie al suo intervento: Rocchetto torna alla normalità, Ermia e Lisandro tornano ad amarsi come prima e svegliandosi Demetrio si innamora perdutamente di Elena.
Elena è l'unico personaggio disincantato, che sa riconoscere la verità e non crede nemmeno per un minuto che sia Lisandro che Demetrio siano innamorati di lei, ma è convinta che sia tutto uno scherzo e che ne faccia parte anche Ermia. Nonostante lei sia così reale e realistica sarà l'unica, purtroppo, a non avere un amore reale, ma frutto di un incantesimo che continua oltre la notte stregata.

Essendo una commedia, il Quinto Atto è scena di lieto fine e divertimento. Prima di tutto vengono celebrati tre matrimoni, non uno come annunciato nell'apertura dell'opera. Tre matrimoni felici e desiderati molto da tutte le parti interessate (nemmeno Egeo può più opporsi ormai). In più la storia si conclude con la messa in scena dello spettacolo, tanto atteso, da parte della "compagnia teatrale" composta dagli artigiani della città. Quella famosa formula del "teatro nel teatro" che Shakespeare introduce spesso nelle sue opere, e che forse per la prima volta gli viene dedicato un intero atto.


La parola Sogno, in queste pagine, può acquisire molteplici significati, tra cui quello di fantasia e fiaba: una bella fiaba a lieto fine, che racchiude in se un po' di mitologia greca, folklore inglese e mitologia celtica, sullo sfondo di una Atene e di un bosco immaginari e romanzati.
Ma il fatto che si tratti di un Sogno, oltre ad essere esplicito nel titolo, è anche ripetuto più volte nel testo, fino alla dichiarazione di Puck nell'epilogo finale:
"Se noi ombre vi abbiamo irritato, non prendetela a male, ma pensate di aver dormito, e che questa sia una visione della fantasia. Non prendetevela, miei cari signori." 
I mondi che appaiono in questa commedia sono essenzialmente tre: il mondo terreno, che a sua volta si divide in mondo della realtà (Teseo, Ippolita e le due coppie di innamorati) e della realtà teatrale (gli artigiani di Atene che mettono in scena uno spettacolo); e il mondo ultraterreno, il mondo della fantasia, della magia con gli spiriti fatati e le "ombre".
Sembra tutto ben distinto e separato all'inizio, ma ogni distinzione cade e svanisce quando i tre mondi convergono nella notte stregata nel bosco (che diventa un labirinto da cui è difficile uscire). Questo punto della commedia appare forse un po' confuso e caotico, diventa difficile capire quale sia il mondo della realtà e quale quello della fantasia, o dire se esista veramente una realtà. Ma io ho trovato splendido e coinvolgente il modo in cui i due mondi si riflettono a specchio e riecheggiano l'uno nell'altro.

Alcuni temi qui trattati si possono ritrovare anche in altre opere shakespeariane. Come ad esempio, il tema del matrimonio imposto dalla tirannia paterna, qui accennato solo all'inizio, ma invece sviluppato in chiave tragica in Romeo e Giulietta. Oppure il tema della magia: presente anche ne La tempesta, dove la magia faceva parte della vita quotidiana di Prospero e riconosciuta da tutti; appare anche qui, dove però il mondo magico è separato da quello terrestre, è un mondo nascosto che però riesce ad influenzare la vita del bosco in modo molto ampio. In più, ne "La tempesta", anch'essa una commedia, Shakespeare ripropone ancora il concetto di Sogno, anche se solo accennato.
La tristezza è un altro tema presente, e quasi predominante, in questa commedia (e sembra un controsenso). Ma questo sentimento aleggia lungo tutta la storia ed è ben riconoscibile prima in Ippolita e Titania e poi riflessa in Elena e anche in Ermia, che si disperano per amore.

Nonostante ci sia un lieto fine, Sogno di una notte di mezza estate non è una commedia consolante, ma è aspra e inquietante, tenebrosa come la notte in cui si snoda la storia, con temi difficili e per lo più irrisolti. Tuttavia è un meraviglioso momento di spettacolo, basti pensare alle poesie, alle danze e ai canti delle fate; ma anche allo spettacolo messo in scena, alla fine, da Rocchetto e gli altri artigiani.
Sicuramente mi è piaciuto molto leggere quest'opera, per ora è una delle mie preferite, ma credo che poterla vedere rappresentata a teatro sia ancora più bello, coinvolgente e magico... un vero Sogno.

mercoledì 10 agosto 2016

L'AMORE E' UNA COSA MERAVIGLIOSA di Han Suyin

Il 28 Aprile Sonzogno ha pubblicato questo splendido romanzo in una nuova edizione, nella collana Bittersweet diretta da Irene Bignardi. Questa ripubblicazione ha una nuova traduzione ed è arricchita da una postfazione di Renata Pisu (giornalista, scrittrice e traduttrice italiana, grande esperta della Cina e della sua cultura).
Da questo libro è stato tratto, nel 1955, l'omonimo kolossal hollywoodiano con Jennifer Jones e William Holden.

Han Suyin era una dottoressa metà cinese e metà europea (la madre era belga), era una donna molto bella , più volte maritata, ma lacerata tra Oriente e Occidente nella sua scomoda identità di "mezzo sangue".Dedicò gran parte della sua opera a far conoscere in Occidente la cultura del paese asiatico di cui si sentiva cittadina d'adozione.
Il romanzo "L'amore è una cosa meravigliosa" è fortemente autobiografico, e si svolge a Hong Kong alla fine degli anni Quaranta. Racconta la storia di una donna cinese di buona famiglia, che ha studiato medicina nelle scuole inglesi,  è vedova di un generale cinese e ha una figlia, che si innamora di un giornalista britannico residente in Asia, sposato con figli. La loro risulterà una relazione molto travagliata, circondata dall'ostilità e dai pregiudizi della famiglia di lei e della società circostante.
Sullo sfondo una Cina in subbuglio in cui si agitano le passioni politiche del dopoguerra, l'epopea della guerra civile e la vittoriosa Lunga Marcia dei comunisti di Mao Zedong.

Bisogna ammettere che Sonzogno non perde un colpo e continua a pubblicare, una dietro l'altra, opere stupende e indimenticabili. Questo coinvolgente romanzo non fa certo eccezione. E la postfazione di Renata Pisu è sicuramente un valore aggiunto e permette al lettore di conoscere qualcosa in più sulla storia e la vita privata dell'autrice.

Un romanzo molto corposo perché Han Suyin, oltre alla sua storia d'amore con il giornalista inglese, racconta dei suoi amici e conoscenti costretti a lasciare la Cina a causa della rivoluzione, per rifugiarsi a Hong Kong, una città troppo affollata. Una Hong Kong che cerca di adeguarsi e cresce sempre di più, per poter accogliere e far spazio a tutti i rifugiati. L'isola, territorio inglese ma così vicino alla Cina, è un luogo di stallo, un posto dove occidentali e orientali aspettano che le acque si calmino nel continente per decidere se tornare in Cina o andare altrove. Anche la protagonista è li per lo stesso motivo, anche lei sta aspettando di fare una scelta.
Inoltre racconta, con uno stile semplice e diretto, cosa è accaduto in Cina in quel periodo: le rivolte, le persecuzioni e l'avanzata del comunismo. Una ricostruzione storica accurata, per nulla noiosa e prolissa, da chi l'ha vissuta in prima persona. Grazie a questo abbiamo un quadro generale della situazione e dell'atmosfera che circonda i protagonisti.

L'amore tra Suyin e Mark può apparire poco travolgente, un po' sottotono, un amore senza grandi esplosioni, senza esibizionismo, molto silenzioso e nascosto. E questo mi è piaciuto molto perché rappresenta perfettamente come l'hanno vissuto loro nella realtà: in sordina, senza poterlo sventolare ai quattro venti, solo le persone più care ne erano a conoscenza e lo stesso non tutte approvavano questo rapporto. Era una cosa personale e intima, da vivere intensamente solo tra loro due, perché nessuno avrebbe capito, nessuno avrebbe approvato, nessuno gli avrebbe reso la vita semplice.
La "rottura" tra i due innamorati  è estremamente razionale, onesta, pratica e disincantata, perché loro sono così, perché la situazione li ha portati ad essere così.
Tutta il romanzo sembra statico, senza grandi colpi di scena, molto tranquillo e silenzioso (come la loro storia d'amore), ma in grado di coinvolgere e emozionare fino all'ultima pagina.

Han Suyin è una donna divisa a metà: troppo occidentale per gli asiatici, troppo cinese per gli europei. Lei si sente cinese in realtà; è legata indissolubilmente alla sua terra natia ed è li che vuole tornare una volta che la situazione in Cina si sarà calmata, perché li c'è la sua famiglia, la sua storia, la sua cultura; ma è anche consapevole che tutto ciò è in contrasto con il suo amore per il giornalista britannico.
L'aver studiato in Inghilterra e la sua relazione con Mark,, "le fanno notare" che il suo cuore è in parte occidentale e un po' lo è anche la sua mente. Il suo essere "mezzo-sangue" le permette di vedere con chiarezza e oggettività i lati positivi e negativi di entrambe le culture. Ma alla fine si sente comunque più affine a quella che l'ha cresciuta: quella cinese; con il suo popolo, le sue leggende, le sue credenze, la sua mentalità che le è entrata sotto pelle, in profondità, e fa parte di lei per sempre, così difficile da abbandonare.

In fanale non si tratta più delle differenze tra due persone, tra due singoli individui che provengono da parti del Mondo diverse; ma delle differenze e contrasti tra due popoli e culture opposte, che cozzano tra loro e non riescono a unirsi e completarsi a vicenda. Di questo parla questo splendido romanzo. Gli argomenti al suo interno sono molteplici e le riflessioni che ne derivano sono ancora di più. Ma ciò che Suyin e Mark insegnano al lettore è che quando si incontrano due mondi così diversi, l'unica cosa che li può unire è solo un grande amore.

venerdì 5 agosto 2016

ROMEO E GIULIETTA di William Shakespeare

Oramai l'abbiamo capito tutti: io non riesco a tenere una "rubrica" a scadenza fissa.
Ci provo, eh!! Ce la metto tutta, e a volte ci riesco pure, ma sono rare e la maggior parte delle volte la vita vera si intromette e tutti i miei piani vanno all'aria.
Si è potuto notare tutto ciò con la #MaratonaShakespeariana che non sono quasi mai riuscita a far uscire l'ultimo venerdì del mese (e questa volta non fa eccezione).
Facciamocene una ragione.
Quindi diciamo che da ora ci troviamo qui a parlare dell'opera di Shakespeare, relativa alla maratona, più o meno verso fine mese o inizio di quello successivo.
E adesso avanti con la tragedia d'amore per antonomasia, letta a luglio, "Romeo e Giulietta".

Tragedia in cinque atti ambientata a Verona.
I Montecchi e i Capuleti sono due nobili famiglie di Verona in lite tra loro da molto tempo. Il rampollo dei Montecchi, Romeo, è innamorato di Rosalina e per cercare di incontrarla, si maschera e va a una festa alla casa dei Capuleti insieme al cugino Benvolio e all'amico Mercuzio. Alla festa incontra invece Giulietta. I due si scambiano solo poche parole, ma sufficienti a farli innamorare.
Finita la festa Romeo si trattiene nel giardino dei Capuleti e i due giovani si dichiarano amore e decidono di sposarsi in segreto il giorno dopo.
Con la complicità di Frate Lorenzo e la Balia, Romeo e Giulietta si uniscono in matrimonio, sperando così di riappacificare le due famiglie.
Tutto precipita quando Tebaldo (cugino di Giulietta) in uno scontro uccide Mercuzio e Romeo, per vendicare l'amico, uccide Tebalto. Per quel gesto il Principe condanna Romeo all'esilio, ma egli è già scappato a Mantova con l'aiuto di Frate Lorenzo, che gli promette che farà di tutto per riunirlo il prima possibile con la sua Giulietta.
Giulietta è disperata e nel frattempo il padre, ignaro che la figlia sia così triste per l'esilio di Romeo, le organizza il matrimonio con il Conte Paride, che si terrà il giovedì successivo.
Ma la ragazza decisa a non sposare Paride, chiede aiuto al Frate, che le procura una pozione per farla sembrare morta.
Bevuta la pozione, Giulietta viene sepolta nella tomba dei Capuleti e Frate Lorenzo manda un messaggio a Romeo per informarlo e farlo scappare con la ragazza una volta risvegliata. Ma a causa della quarantena per la peste a Mantova il messaggero del frate non può consegnare la missiva e Romeo convinto che la sua amata sia morta, ritorna a Verona deciso a uccidersi e giacere per sempre con lei. 

Il Primo Atto è strutturato in modo che si capisca subito di ciò di cui si parla. Grazie al coro, che introduce l'opera, veniamo subito a conoscenza della faida familiare tra Montecchi e Capuleti e che i due innamorati, Romeo e Giulietta, sono nati sotto una cattiva stella e tutta la storia esigerà la loro vita. Qui si capisce subito che si tratta di una tragedia, ma Shakespeare vuole dirci che è anche una storia d'amore e per tutto l'atto fa disquisire i personaggi su cosa sia effettivamente per loro l'amore.
Parole molto belle e significative, che stridono solo un po' con il comportamento volubile di Romeo che, prima afferma di amare Rosalina, e non appena incontra gli occhi di Giulietta si innamora di quest'ultima dimenticando totalmente la prima.

Il Secondo Atto si apre con la scena del balcone, la più famosa e che tutti ricordano (in un modo o nell'altro) anche se non hanno mai letto l'opera intera.
Shakespeare ormai ci ha insegnato che tutto accade molto velocemente, soprattutto quando qualcuno si deve sposare. Non ci sono tanti giri di parole, né tempo da perdere, e alla fine di questo atto (dopo solo un giorno dal loro primo incontro) Romeo e Giulietta si sposano in gran segreto.

Romeo non può parlarne con nessuno e a causa di questo gran segreto, nel Terzo Atto, c'è la prima morte, quella di Mercuzio, per mano di Tebaldo, che voleva solo difendere l'onore del suo fidato amico. E qui c'è anche la seconda morte, quella di Tebalto, ucciso da Romeo.
Finalmente il Principe, che prima sembra solo una marionetta nelle mani delle due famiglie rivali i Montecchi e i Capuleti, prende in mano la situazione. Possiamo dire che ora si arrabbia di brutto e vuole tornare a gestire la sua città. Non è più disposto a chiudere un occhio sulla cattiveria e lo spargimento di sangue che sporca Verona a causa di queste due famiglie.
Sempre per il fatto che quando si tratta di matrimonio, Shakespeare fa le cose di corsa, Capuleti obbliga la figlia a sposare il Conte Paride (senza grande sfarzo, mi raccomando, perché è appena morto un loro cugino) e sfodera una gran e inaspettata cattiveria verso la povera Giulietta che, giustamente, si rifiuta di convolare a nozze con un uomo che non conosce e che non l'ha nemmeno corteggiata un po'.

Il Quarto Atto è tutto un gran prendere tempo per cercare di far saltare il matrimonio di Giulietta con Paride. Grazie al furbo Frate Lorenzo viene deciso un piano per risolvere la cosa, all'apparenza semplice, ma che ben presto porterà al disastro e al compimento della tragedia stessa.

Nell'ultimo e Quinto Atto si tirano le fila della storia. Per una serie di avvenimenti e disguidi le informazioni che arrivano a Romeo sono errate. Si può dire che il destino ci metta proprio lo zampino, perché fino all'ultimo sembra che possa finire bene, che tutto si possa sistemare con l'intervento divino di qualcuno (o solo se Romeo avesse aspettato due minuti in più). Ma non sarebbe una tragedia di Shakespeare se non terminasse nel sangue. E così i due amanti sfortunati sono destinati a riposare per sempre uno accanto all'altro (lo sappiamo perfettamente tutti come va a finire la storia), ma c'è anche una piccola nota felice e di speranza: ed è la fine della guerra tra i Montecchi e i Capuleti (che come punizione di tutto ciò che hanno fatto devono sopravvivere ai loro figli).


Si tratta sicuramente di una tragedia molto veloce, oltre a leggerla in pochissimo tempo, si svolge nel giro di soli quattro giorni. Ma in questo breve periodo succede veramente di tutto e nulla sembra lasciato al caso. Tutto sembra guidato da una mano invisibile, quella del destino, che non guarda in faccia nessuno e porta a compimento i suoi piani. Un destino beffardo e crudele.
Sinceramente, per quanto mi sia piaciuta quest'opera, non capisco perché sia considerata la storia d'amore romantica per antonomasia. Sì, c'è questo amore tra due adolescenti che vivono il tutto con assoluta passione ed eccitazione, tipica dell'età; incuranti di dove i loro sentimenti li porteranno, perché convinti che il vero amore vinca su tutto. Ma oltre a questo c'è molto di più. L'amore mi è sembrato quasi marginale, in realtà io ho trovato una storia ricca di cattiveria, odio, risentimento e violenza. La faida tra le due famiglie veronesi è predominante, a tal punto da riuscire a mettere in un angolo perfino l'autorità della città, impersonata dal Principe, che non riesce più a contenere e fermare questa sanguinosa rivalità.
Nonostante Shakespeare abbia preso spunto da diverse storie, perlopiù medievali, e novelle per mettere insieme quest'opera, ed è risaputo che non ci sia mai stata una famiglia di nome Capuleti a Verona (bensì c'erano i Cappelletti), Romeo e Giulietta è la tragedia shakespeariana che risulta più realistica e veritiera di tutte. Sarà dovuto anche al fatto che, nella città di Verona, si può trovare quello che viene considerato il balcone di Giulietta e, accanto, una statua della ragazza che veglia su tutti gli amori sfortunati.
Abitando molto vicino a Verona per noi era una tappa "obbligata" per le gite scolastiche; e proprio qui andammo in quinta elementare a visitare la città e l'Arena, ma ciò che a me rimase impresso (e se chiudo gli occhi lo vedo ancora oggi) fu il balcone di Giulietta. E pensare che non avevo ancora letto la tragedia dei due amanti nati sotto una cattiva stella.

martedì 2 agosto 2016

LIEBSTER AWARD 2016 - TAG -

Diciamo che mi sono presa il mese di luglio di ferie dal blog.
Non era mia intenzione, ma una serie di impegni mi hanno tenuta lontana dal computer e così, senza che me ne accorgessi, è volato via tutto il mese.
Ma di positivo c'è che sono stata nominata a un altro TAG, il Liebster Award 2016, e per questo devo ringraziare Simona di Letture Sconclusionate (che da oggi in poi nominerò in ogni tag, è una minacc... promessa!!).
Prima di tutto le regole:

  • Ringraziare il blog che ti ha nominato e assegnato il premio, linkando il suo blog nel post;
  • Inserire il "widget" o "gadget" del premio nel post;
  • Rispondere alle domande che i blogger ti hanno posto;
  • Formula 11 domande per gli 11 candidati che hai menzionato;
  • Informare i blogger del premio assegnato;
  • Indicare le regole.

E ora è il momento delle mie risposte alle domande di Simona. Pronti?

1. Cosa stai leggendo?
Finalmente sono riuscita a cominciare "I segreti della casa sul lago", l'ultimo romanzo (uscito qualche mese fa) della mia adorata Kate Morton. Insieme leggo anche "Il terrazzino dei gerani timidi" primo romanzo di Anna Marchesini, recentemente scomparsa.

2. Per te qual è la storia d'amore più bella di tutti i tempi e perché? (Puoi citare libri, film ma anche raccontare come si sono conosciuti i tuoi nonni... vale tutto :))
Credo che per me sia l'amore tra Anne Eliot e il Capitano Wentworth, narrato da Jane Austen in "Persuasione". Perché parla di imparare a decidere con la propria testa, a lottare per quello che si vuole e si ama, a non smettere mai di sperare e, soprattutto, parla di seconde possibilità (che un grande amore si merita sempre!!).

3. Passatempo preferito?
Dovrei dire leggere, perché questo è un blog letterario e dovrei darmi un tono... ma in realtà il mio passatempo preferito è guardare la televisione. Sono drogata di Tv. Sono cresciuta a pane e Tv.
Oltre a tantissimi film e serie tv, guardo anche un sacco di programmi "spazzatura" di tutti i tipi. Pur di non spegnerla, e fare qualcosa di più produttivo, guardo anche le televendite.

4. Consiglia due libri imperdibili, due libri che secondo te tutti dovrebbero leggere.
Il primo che consiglierei è "Il Signore degli Anelli" di Tolkien perché, oltre ad essere uno dei miei libri preferiti, al suo interno si può trovare di tutto: in quelle pagine sono racchiusi tantissimi argomenti, i più importanti e fondamentali nella vita di tutti noi.
E "Il Re, il saggio e il buffone" di Shafique Keshavjee per aprire gli occhi e conoscere, senza dare per forza risposte, ma porsi domande intelligenti.

5. A cosa pensi prima di addormentarti?
Visto che leggo prima di addormentarmi, penso quasi sempre a quello che ho appena letto e a come posso parlarne nel blog, che emozioni mi ha suscitato e con quali frasi e concetti posso trasmettere tutto.

6. Qual è un sogno che vorresti realizzare?
Vorrei aprire una libreria (è già nella mia testa, devo solo renderla reale).

7. Mini-vacanza: qual è un posto in Italia che consiglieresti per trascorrere un bel weekend?
Il Lago di Como. Ci sono stata qualche anno fa per un weekend e l'ho trovato affascinante, comodo da girare e incredibilmente suggestivo. Si mangia anche estremamente bene (e non è cosa da sottovalutare).
Se ve lo state chiedendo: sì, ho visto anche la casa di George Clooney, ma ci sono ville più belle lungo tutta la costa del lago!!!

8. Qual è un post del tuo blog che ti piace particolarmente? Linkalo.
Un post che mi piace particolarmente è quello dedicato a Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf, che ho pubblicato l'8 Marzo di quest'anno per la Festa della Donna. Non una vera e propria recensione, ma più una parafrasi del saggio della Woolf, del concetto e messaggio che voleva trasmettere.
Oltre ad essere un libro sorprendente e importante sotto vari punti di vista è stato una specie di punto di svolta per me. Da quel momento ho deciso di dedicarmi di più a letture femministe e che parlino di uguaglianza in tutte le sue forme e sfaccettature. Argomenti importanti e molto attuali.

9. Perché alle persone piace il tuo blog?
A quanto pare, e mi baso sui commenti sotto lo scorso Tag La vita segreta di una Bookblogger, il mio blog piace perché secondo Eva "sono originale, faccio letture indipendenti e personalissime e ne scrivo belle recensioni"; invece per Paola "la mia forza sta nel presentarmi in modo schietto e pulito, genuino: riesco a mostrarmi per come sono senza la necessità di sovrastrutture".
Ma se volete dirmi la vostra, commentate qui sotto (i complimenti sono sempre ben accetti... :))

10. Hai comprato qualcosa con i saldi?
Per ora no, ma c'è ancora un po' di tempo e, a dire la verità, avrei proprio bisogno di fare shopping e rinnovare un po' il guardaroba...

11. Se potessi migliorare la tua vita cosa sarebbe la prima cosa che cambieresti?
Mi piacerebbe poter cambiare il modo di pensare di alcune persone, cancellare pregiudizi e stereotipi inutili e offensivi. Questo migliorerebbe anche la mia vita.

12. E perché non lo fai? (Bonus, domanda solo per coraggiosi).
Non si può cambiare gli altri, ma posso cambiare me stessa in relazione a loro, ed è quello che sto cercando di fare. I grandi cambiamenti partono sempre da noi stessi.


Se siete arrivati fino a qui, ora è il momento di formulare le mie 11 domande, a cui risponderanno le 11 blogger che nominerò dopo:
  1. Che libro stai leggendo?
  2. Dopo aver finito un libro, come scegli la tua lettura successiva?
  3. Un libro che tutti hanno amato, ma che a te non è piaciuto.
  4. Un libro che tutti hanno odiato, ma a te è piaciuto.
  5. Qual è il primo libro che hai letto in vita tua e quanti anni avevi?
  6. Che caratteristiche deve avere un libro per convincerti a leggerlo?
  7. Quale libro vorresti tanto leggere, ma ancora non ne hai avuto l'occasione? E perché?
  8. Quando, dove e in che posizione preferisci leggere?
  9. Qual è un post del tuo blog che ti piace particolarmente e perché? (Linkalo)
  10. Un libro al quale hai preferito il film che ne è stato tratto.
  11. Cosa fai per rendere il tuo blog letterario diverso da quello degli altri?

Queste le 11 blogger che voglio nominare per questo Liebster Award 2016:

venerdì 22 luglio 2016

LA VITA SEGRETA DI UNA BOOKBLOGGER - TAG -

Sono un po' latitante ultimamente, a causa del caldo e di diversi impegni che mi tengono lontana dal blog; ma non vi preoccupate, non ho smesso di leggere e presto tornerò anche con le recensioni. Per ora torno velocemente a scrivervi per rispondere alle domande del tag in cui sono stata nominata da Eva Palumbo. Se ancora non conoscete il suo interessantissimo blog andate subito a rimediare!! Non serve che vi dica che si tratta di una malata di libri come me (e molte altre nel web), ma in più Eva è una lettrice che si diletta con lo scrivere e potrebbe intrattenervi con alcuni bei racconti.

Ma ora veniamo alle domande a cui dovrei rispondere per farmi conoscere un po'meglio... posso capire che non ve ne possa fregare di meno, e quindi passate pure oltre... per quelli che sono interessati a leggere le mie risposte (ma perché?) cominciamo con un'immagine...

Autoritratto

1) Da quanto tempo sei nella blogosfera?
Il primo post risale al 19 gennaio 2012 ed era solo un breve cappello introduttivo su quello che avevo intenzione di fare. La prima recensione, e quindi il primo vero post, arriva sei giorni dopo e parlando di Via col vento (uno dei miei libri preferiti) ho dato il via a questa avventura.
Prima di iniziare, nella mia mente, il progetto era totalmente diverso e avrei dovuto parlare di tutt'altro. Ma più ci pensavo e più mi rendevo conto che volevo parlare di libri, perché mi ci trovavo più a mio agio. Ho buttato giù qualche appunto riguardo quello che volevo dire su alcuni romanzi e da allora non ho più smesso; così il nome del blog è venuto molto spontaneo: "Appunti di una lettrice".

2) Quando pensi di "ritirarti"?
Non ho nessuna intenzione di ritirarmi finché avere un blog per me sarà un piacere, una passione, un modo per dare un ordine logico alle mie idee, che altrimenti resterebbero confuse nella mia mente e non mi lascerebbero dormire in pace. Perché sì, sono anche un'ossessiva-compulsiva e finché non metto per iscritto quello che penso su un determinato libro, la cosa mi ronza in testa all'infinito e rischio veramente di passare la notte in bianco (e io ho un gran bisogno di dormire!!).
Quando tenere un blog diventerà un obbligo e non sarà più così divertente, allora credo proprio che mollerò, perché non avrebbe più senso continuare.

3) Qual è l'aspetto migliore dell'avere un blog?
Sicuramente, ed è una cosa a cui non avevo nemmeno pensato prima di cominciare, è il conoscere un sacco di belle persone interessanti, che hanno la tua stessa passione (o malattia, se preferite), con cui parlare per ore di libri, letteratura, ma anche di tutto quello che ci gira intorno.
Con alcuni è solo una conoscenza virtuale, ma con altri è stato possibile conoscerci di persona ed è stato bellissimo, perché si sono create alchimie e instaurato amicizie che credo (e spero) dureranno per molto.

4) Qual è l'aspetto peggiore dell'avere un blog?
Non c'è un vero e proprio aspetto negativo, almeno per ora, ma ho notato una cosa che mi infastidisce un po' ultimamente ed è la falsità delle persone (aspetto che non mi piace nemmeno nella vita reale). Avete presente quei messaggi standardizzati che mandano gli aspiranti scrittori, che si auto-pubblicano, in cui scrivono: "Ciao, sono una grande fan del tuo blog!! Vorresti leggere il mio romanzo che parla di vampiri che fanno gli scienziati in un futuro post-apocalittico, in cui c'è un virus che uccide tutte le donne belle, ma una sarà immune e l'ammmmore vincerà su tutto...." (o qualcosa del genere).
Ecco, mio caro scrittore esordiente, non mi dire che sei un grande fan del mio blog, perché se così fosse non mi proporresti il tuo libro avendo visto che non leggo roba del genere. Ma nel caso tu non possa, per capire i miei gusti, leggerti tutti i post che scrivo (e non lo pretendo nemmeno) c'è una sezione creata apposta QUI in cui specifico bene cosa mi interessa leggere e cosa no!!
(Scusate avevo bisogno di sfogarmi)

5) Un bookblogger che adori?
Ce ne sono molte, e parlo al femminile perché il 98% dei bookblogger che seguo sono donne. Ma se posso ne nominerei qualcuna come ad esempio Cristina di Athenae Noctua per la varietà degli argomenti di cui parla, i libri sono il perno principale, ma non si limita sempre e solo a quelli, anzi parla di molte cose interessanti e in modo molto intelligente.
Oppure Simona di Letture Sconclusionate perché non ha paura di dire ciò che pensa di un libro e per me è sempre una garanzia.
O ancora Irene di LibrAngolo Acuto che definire divertente è riduttivo, è in grado di presentare qualsiasi libro in modo esilarante, ma è capace anche di grande serietà e competenza in materia.
Per non parlare di Maria di Scratchbook l'amante dei racconti e compagna inseparabile dei Gruppi di Lettura; è grazie a lei che ho conosciuto David Foster Wallace.

6) Con quale blog ti piacerebbe collaborare?
Collaboro già con Giovanna di Un lettore è un gran sognatore per il progetto di Eclettica - la voce dei blogger una sorta di rivista sul web in cui diversi blogger scrivono di libri, scrittura, cinema, teatro e di cultura nel senso più ampio del termine. Una collaborazione che esiste da qualche anno, che procede un po' a singhiozzi, ma che stiamo cercando di far crescere e sviluppare di più.
In più partecipo alla #MaratonaShakespeariana, ideata da Maria di Scratchbook, che non è una vera e propria collaborazione, ma che comprende, tra gli altri, anche alcuni blogger.
Una cosa che in genere non faccio è partecipare ai Blog Tour, perché non è una cosa che mi appartiene e non mi interessa.

7) Cosa ne pensi della comunità dei blogger letterari?
Credo sia una comunità molto varia, si può trovare veramente di tutto, persone che parlano di qualsiasi cosa secondo i loro gusti e non. Credo che, essendo impossibile frequentare tutti, come nella vita reale, è giusto trovare chi è più affine a noi, che abbia gusti simili ai nostri e che sia onesti e sinceri nei giudizi. In questo modo ci si circonda di persone, per noi, interessanti e si instaurano relazioni durature, che ci arricchiscono interiormente.
Tutto il resto non conta.

8) Qual è il tuo segreto per avere un blog di successo?
Ahahahahahah... ti sembra un blog di successo questo? Non lo è proprio.
Credo che sia solo un fatto di fare qualcosa di diverso, qualcosa che gli altri non fanno. La solita storia dell'idea brillante al momento giusto. Qualcosa di particolare che piace tanto, perché prima non c'era.
Se scopro che cos'è giuro che ve lo dico, intanto continuo per la mia strada mettendo qualcosa di me in ogni recensione che faccio, sperando che questo piaccia a chi mi legge.

E ora le nomine al tag:
Nomino alcuni blog che ho scoperto recentemente, tutte ragazze brave, intelligenti e interessanti che dovete assolutamente conoscere:
Lady Hella di Bookshelf 54
Annamaria di La contessa rampante