martedì 15 novembre 2016

LA SIGNORA NEL FURGONE di Alan Bennett

Poco più di un mese fa ho trascorso un weekend a Milano e grazie ai preziosi suggerimenti di Paola (che trovate nel blog elle con zero) ho scovato questa incredibile libreria che vende per lo più Adelphi a metà prezzo. Il motivo di questi prezzi così bassi è evidente: molti volumi sono rovinati o difettati; ma spulciando bene si possono trovare quelli più belli (o almeno rovinati in modo meno evidente).
E così ho fatto io, scovando quattro libri che desideravo da molto tempo e oggi vi parlo proprio di uno di questi.

Chi accetterebbe mai di ospitare per diciotto anni nel giardino di casa propria un'anziana barbona e il furgone debordante di rifiuti che ne costituisce il domicilio? Oltretutto Miss Shepherd non è una vecchina che suscita tenerezza: è grande e grossa, scontrosa, bislacca, poco incline alla gratitudine. Porta una sottana fatta di stracci per la polvere, occhiali da sole verdi e, a mo' di cappello, un cestino di paglia ottagonale. Si fa scarrozzare per la città su una sedia a rotelle ed emana un insopportabile fetore
Chi mai accetterebbe una così perturbante prossimità?
Forse solo Alan Bennett, che in questo libro permeato di sublime, sardonico pietas, e sostenuto da uno sguardo attento al più minimo particolare visivo e olfattivo, ci affida l'irresistibile diario di una lunga, incongrua convivenza.



Alan Bennett è una garanzia per me. Il suo umorismo molto inglese e le storie originali che riesce a scrivere sono una vera boccata d'aria fresca. In più sono sempre dei romanzi brevi e quindi molto veloci da leggere e si possono inserire tra la lettura di un tomo e l'altro per staccare un po'.
Anche questa sua piccola opera mi è piaciuta, ma non come le altre. Sarà stato il formato che, teoricamente doveva essere un diario, ma che in realtà risulta più una serie di annotazioni, in ordine cronologico, sulla convivenza tra lui e Miss Shepherd.
Anche il ritmo è strano: salta molto velocemente di anno in anno all'inizio, per poi rallentare sempre di più raccontando gli ultimi tre anni della vicenda, soffermandosi quasi mese dopo mese.
Invece di approfondire di più sul personaggio eccentrico dell'anziana signora, sembra concentrarsi prevalentemente su come si vesta (in modo molto particolare) e sull'igiene personale di quest'ultima (alquanto difficoltoso, visto che abita in un furgone).

La simpatica, irriverente e incredibilmente eccentrica "signora nel furgone" è una donna robusta e imponente che alla fine della storia è molto vicina agli ottant'anni. 
Veniamo a sapere qualcosa di più su di lei verso la fine del libro (che ha in tutto 78 pagine, quindi sto parlando delle ultime 10, nel poscritto del 1994) in cui cessa il resoconto in ordine cronologico e Bennett comincia delle riflessioni su chi era veramente Miss Shepherd e sul loro rapporto durato quasi vent'anni.
All'inizio sembra solo una pazza e il suo comportamento, come i suoi discorsi un po' sconclusionati, fanno sorridere il lettore. Ma terminato il libro, mi sono accorta di essermi affezionata a lei, come probabilmente lo era Alan Bennett dopo tutti quegli anni che la donna aveva trascorso nel suo giardino. Nonostante a volte fosse un po' troppo esigente, scontrosa, sopra le righe e non fosse certo una persona facile con cui convivere, sono sicura che lo scrittore alla fine le volesse bene.

Si comincia a essere comprensivi e a provare un certo tipo di rispetto per questa donna, che sicuramente ha alle spalle una vita difficile e probabilmente nemmeno lei sa bene come si sia trovata a fare la barbone. Ma questo non l'ha scoraggiata né indebolita, anzi, l'ha resa più forte e sicura di sé, di ciò che fa o dice, anche se tutti la considerano pazza.
Uno sguardo un po' superficiale, ma interessante su come viva l'altra faccia della medaglia. Quelle persone escluse, per un motivo o per un altro, dalla società. Quelle persone più deboli e sofferenti, dalle quali è più semplice distogliere lo sguardo quando si incontrano, piuttosto che guardarle negli occhi e vederle veramente. Persone che vivono ai margini di una società sempre più indifferente e frenetica, che a un tratto si perdono, o qualcosa si rompe dentro di loro, e si ritrovano a vivere anche ai margini della loro stessa vita.

Come già detto prima è veramente un libretto minuscolo, che volendo si legge in un paio d'ore. Ma la sua potenza sta nel fatto che una volta chiuso non sparisce, non lo riponi nella libreria e non ci pensi più. No. Continui a pensarci, a rifletterci sopra, a trovare nuove sfaccettature che subito non avevi visto. Questa è anche la bravura di Alan Bennett, che attraverso il suo umorismo, manda dei messaggi apparentemente leggeri, ma che poi pesano come macigni dentro il lettore più sensibile.
Alla fine realizzi che, attraverso quelle pochissime pagine, il carattere e la personalità di Miss Shepherd ha fatto breccia e avrà sempre un posto speciale nel tuo cuore.
E poi ha lo stesso cognome del bellissimo e affascinante dottor Derek Shepherd di Grey's Anatomy... Come non amarla solo per questo?!?!

venerdì 11 novembre 2016

BOOK BLOGGER BLABBERING | Intervista a DILETTA di PAPER MOON

Dall'idea di clacca, di a clacca piace leggere, è nato ufficialmente il BBB - Book Bloggers Blabbering. Cos'è? 11 blogger si raccontano.
Ogni settimana una di loro verrà intervistata da un'altra blogger e ospitata sulla sua pagina. 11 settimane per scoprire qualcosa di più sui bookblog e soprattutto sulle loro creatrici!
Tutte le interviste sono composte da cinque domande uguali per tutte, più alcune domande a sorpresa ideate da chi conduce l'intervista.
Il calendario completo con tutte le date e i link ai blog lo trovate alla fine di questo post.


Oggi io ho l'incredibile piacere di ospitare nel mio blog Diletta, la creatrice di Paper Moon, una giovane ragazza amante dei libri e dei gatti (sento già che andremo molto d'accordo), che si aggira nella blogosfera dal 2013. Anche lei è una lettrice indipendente capace di elevarsi dalle mode del momento, in modo da distinguersi dai gusti della massa e ricercare libri interessanti, originali e personali; lasciandosi spesso tentare da quelle splendide opere pubblicate dalla piccola e media editoria italiana (proprio come piace a noi!).

Quindi, benvenuta Diletta, accomodati pure tra i miei appunti e parlaci un po' di te:

Ciao Daniela (:

Come è iniziata la tua avventura da lettrice?

Allora, la mia avventura da lettrice è iniziata molto presto. Storia parecchio banale ma è la pura verità, la trama è questa: timidezza e scarsa propensione a stringere amicizia. Non avendo amicizie ed essendo composta da pura asocialità ovviamente i miei pomeriggi vertevano sulla lettura. E ho cominciato subito a divorare libri. Tratto da questa storia vera è il fatto che a dieci anni avevo già letto Cent'anni di solitudine e Teresa Raquin.

Com'è nata l'idea di aprire un blog e condividere le tue lettura con un pubblico?

Ecco, non  è passata la passione per la lettura ma non è passata nemmeno la voglia di starmene per i fatti miei. E qualche anno fa mi sono resa conto che a parte il mio ragazzo non riuscivo a parlare di libri e di lettura in generale con nessuno. Avevo proprio voglia di condividere ma anche di conoscere cose nuove. Così ho cominciato a bazzicare diversi book blog, ho cominciato a guardare diversi canali YouTube dedicati ai libri e mi sono detta "Ok, facciamo così". Non solo per condividere le mie letture appunto, o per consigliare libri (cosa che davvero, adoro fare), ma anche per imparare qualcosa di nuovo. Ampliare un po' gli orizzonti.

Qual è il tuo libro del cuore e perché ce lo consiglieresti?

Non riesco a dirne uno solo, potrei dirti il Silmarillion, per esempio, che secondo me è l'opera più poetica e suggestiva mai scritta. Ma ora come ora mi sento di dirti soprattutto La Principessa Sposa di William Goldman. Questo libro l'ha scoperto il mio ragazzo leggendo un libro di Baricco Una certa idea di mondo (non abbiamo entrambi una grande passione per Baricco, ma questo era un libro che consigliava libri). Lui mi ha detto "Secondo me questo libro di Goldman ci piace". Ed è vero. Io credo che La Principessa Sposa sia un libro unico. E' meraviglioso, ma anche cattivissimo. Mi ha fatto capire che c'è davvero bisogno di continuare a leggere, perché poi ti capita di trovare romanzi così meravigliosi che in realtà non ti aspetteresti di trovare. Ma che c'è bisogno anche di scrivere (e che ho bisogno di farlo), perché un libro del genere vorrei averlo scritto io (contiene l'explicit più bello di sempre, davvero).

Una foto dalla rubrica Turn of the Brew che Diletta tiene sul blog, dove presenta una lettura in corso (chiunque volendo può partecipare)

Dietro le quinte: come si svolge la giornata tipo di una bookblogger?

Dipende dagli impegni, però cerco sempre di dedicare una parte della giornata a scrivere post, correggere, mettermi in pari con post scritti dagli altri. Leggo notizie, pubblicandone magari qualcuna io di interessante. Non c'è mai una routine precisa, per fortuna.

Un vantaggio e uno svantaggio di essere una bookblogger.

Sono più i vantaggi direi. Le mie aspettative sono state ripagate infatti. Ho conosciuto un sacco di persone, blogger, autori, editori, ho scovato nuove letture. E poi essendo "un'insopportabile so tutto io" trovo sempre molta soddisfazione nel consigliare libri, autori, ma anche serie tv, e sentirmi dire "Oddio, hai ragione".
Di svantaggi non ce ne sono, raramente mi manca la voglia di scrivere un post, però magari mi scoccia rimanere indietro, quindi l'ossessiva compulsiva che è in me vuole mettersi in pari con tutto e subito.

Che caratteristiche deve avere un libro per convincerti a leggerlo?

Io vado parecchio a istinto. Non ho una tecnica precisa per trovare un libro. Certo, non mi affido solo alla copertina, quindi passo parecchio tempo in libreria, e ogni volta magari vado a spulciare cose che ho già visto o adocchiato un giorno prima.
Magari ho sentito parlarne da qualcuno, o il mio libraio (btw, è Mago Merlino, uguale) mi consiglia qualcosa. Di certo so che il colpo di fulmine esiste perché spesso ho comprato al volo qualcosa che poi si è rivelata una lettura bellissima.

Hai qualche ossessione particolare da lettrice?

Daniela o sei una veggente oppure hai fatto davvero la domanda perfetta alla persona giusta. Io sono piena di fissazioni, roba da vergognarsi. Per dire, io finisco sempre un libro. SEMPRE. Anche quando mi fa schifo. Per me, e qui si vede quanto son matta, scusate, ahahah, non finirlo è un po' una mancanza di rispetto nei confronti del libro. E poi sono anche curiosa, insomma, io lo devo sapere come finisce. Anche se è proprio pessimo ed è lungo mille pagine.
Poi non uso segnalibri, tengo sempre la pagina a mente. Oppure se parto per un viaggio la lettura che mi porto dietro è sempre uno sci-fi. Smetto perché davvero, sembro (e dunque sono?) proprio matta.

Oltre a condividere le tue letture, qual è il messaggio che vuoi trasmettere attraverso il tuo blog, quel qualcosa in più che lo differenzia dagli altri?

A me piace far scoprire cose nuove. Un po' come faccio io, cerco sempre qualcosa, sono ingorda. Mi piace quando le persone imparano qualcosa, scoprono qualcosa di nuovo, mi piace parecchio il confronto. La lettura è spesso bistrattata, molti guardano più all'aspetto commerciale, al prodotto, che alla qualità. I libri sono un bene, mi piacerebbe poter far capire questo, sempre.
E in cambio ricevo anche io un sacco di consigli.
Lo scambio, un bello scambio è quello che mi interessa.

La vignetta che racchiude il significato della lettura per Diletta

Cosa vuol dire leggere per te?

A me è sempre piaciuto leggere perché mi è sempre piaciuto farmi i fatti miei. E detta così suona male. Ma c'è una vignetta che ho letto qualche anno fa che rappresenta al meglio la situazione. A me piace stare in pace, e leggere mi fa stare bene. Non voglio far quella che "i libri mi salvano", "la ragazza che respira libri", o queste paraculate qui (detto terra, terra). Però quando leggo sto bene, ed è vero.

Oltre alla lettura, hai altri passatempi preferiti, altre passioni?

Essendo una lettrice adoro anche scrivere. Poi sono una divoratrice compulsiva di serie televisive e film, e adoro viaggiare. Ma soprattutto adoro programmare i viaggi. Davvero, se avete bisogno di qualcuno che vi organizzi una vacanza ditemelo che io sono più contenta di farlo. Cerco i posti, programmo le giornate, scovo i luoghi nascosti. Se prenoto una vacanza i due mesi precedenti li passo a organizzare tutto come una matta.
Ora siamo appena tornati dalla Scozia e la prossima vacanza è lontana, quindi ho un sacco di tempo per organizzarvene una. Son bravissima, fidatevi (anche se ho una leggera propensione per trovare luoghi infestati in ogni luogo).
Poi mi piace bere il caffè progettando piani malvagi, parlare col mio gatto, arrabbiarmi con il mio ragazzo perché vince sempre a qualsiasi cosa. Direi che è più o meno tutto.

Una libreria bellissima che Diletta ha scovato nel suo viaggio a Edimburgo

Grazie per le domande Daniela, è stato un piacere. Miao.


CALENDARIO
Come ho già scritto sopra, ogni venerdì ci sarà un'intervista nel blog ospitante. Per non perdervi nulla vi pubblico qui sotto il calendario delle uscite con i link ai rispettivi blog.

venerdì 7 ottobreClaudia di Il giro del mondo attraverso i libri intervista Carla di Una banda di cefali

venerdì 14 ottobreCarla di Una banda di cefali intervista Claudia di a clacca piace leggere

venerdì 21 ottobreClaudia di a clacca piace leggere intervista Irene di Librangolo Acuto

giovedì 27 ottobreSimona di Letture sconclusionate intervista Daniela di Appunti di una lettrice

venerdì 4 novembreManuela di Impressions chosen from another time intervista Erica di La Leggivendola

venerdì 11 novembreDaniela di Appunti di una lettrice intervista Diletta di Paper Moon

venerdì 18 novembreErica di La Leggivendola intervista Camilla di Bibliomania

venerdì 25 novembreFabrizia di Il mondo urla dietro la porta intervista Claudia di Il giro del mondo attraverso i libri

venerdì 2 dicembreIrene di Librangolo Acuto intervista Manuela di Impressions chosen from another time

venerdì 9 dicembreDiletta di Paper Moon intervista Fabrizia di Il mondo urla dietro la porta

venerdì 16 dicembreCamilla di Bibliomania intervista Simona di Letture sconclusionate


QUI invece il link alla pagina Facebook, per poter rimanere sempre aggiornati su progetti e collaborazioni. Venite a mettere "mi piace", vi aspettiamo!!

martedì 8 novembre 2016

COME VI PIACE di William Shakespeare

Terzultima tappa della #MaratonaShakespeariana. L'opera Come vi piace, letta nel mese di ottobre, è quella che conoscevo meno di tutte. Delle altre almeno ne avevo sentito parlare, in un modo o nell'altro, mentre questa  mi era del tutto sconosciuta. Probabilmente se non avessi partecipato a questa maratona non mi sarei mai avvicinata a questa commedia, quindi sono felice di averla scoperta, anche se ho qualche riserva in merito.

Commedia pastorale in cinque atti, più Epilogo, ambientata in Francia e più precisamente nella Foresta di Arden.
Federigo ha usurpato il ducato ed esiliato suo fratello maggiore, il Duca legittimo, nella Foresta di Arden. La figlia di quest'ultimo, Rosalinda, è rimasta a corte perché migliore amica e cugina dell'unica figlia di Federigo, Celia. Ma questi si arrabbia con Rosalinda e la bandisce. Celia decide di unirsi alla cugina nella fuga e con loro va anche Pietraccia il giullare. I tre si travestono e si stabiliscono nella Foresta, senza incontrare il Duca.
Intanto, Orlando, un giovane gentiluomo del regno innamorato di Rosalinda, è costretto a scappare da casa sua a causa delle persecuzioni di suo fratello Oliviero. Con il suo servo Adamo, raggiunge la foresta, incontra il Duca legittimo e decide di stabilirsi con lui e tutto il suo seguito.
Orlando vaga per la foresta affiggendo agli alberi poesie d'amore indirizzate a Rosalinda. Quest'ultima viene a saperlo e travestita da Ganimede finge di consigliarlo per alleviare le sue pene d'amore.
Nel frattempo scocca un nuovo amore: Febe, una pastorella della quale è innamorato Silvio, si innamora di Ganimede (cioè Rosalinda). Essa non ricambia l'amore, naturalmente, e si impegna per poter sistemare al meglio la situazione.

Come abbiamo ormai capito, il Primo Atto è adibito alla presentazione dei personaggi principali. La storia comincia che il Duca è già stato esiliato e ci sono già degli screzi tra Orlando e suo fratello maggiore Oliviero.
Conosciamo Rosalinda, triste per la lontananza dal padre, ma supportata dall'enorme affetto della cugina Celia. Dall'altra parte Orlando è un ragazzo determinato e coraggioso e vuole che il fratello lo consideri di più. Decide di sfidare il grande e grosso lottatore Carlo e con astuzia vince, ma questo farà infuriare il Duca Federigo e lo costringerà a fuggire per nascondersi nella foresta.
Due chiacchiere tre Rosalinda e Orlando e i due ragazzi sono già innamorati, ma non c'è tanto tempo da passare insieme perché Rosalinda viene cacciata da corte dallo zio Federigo.

In questo Secondo Atto ritroviamo due elementi molto ricorrenti nelle opere di Shakespeare. Prima di tutto scopriamo la foresta e chi vi abita, il Duca legittimo e il suo seguito. Nelle precedenti opere la foresta è un luogo di magia e mistero, ricca di inganni ed equivoci. Qui la magia non c'è, ma tutta la storia si svolge tra gli alberi e la fitta boscaglia e qualche inganno ed equivoco è alla base della commedia.
In più, altro elemento ricorrente, è il travestimento. Proprio in questo atto appaiono Rosalinda travestita da pastore e si da il nome di Ganimede e la cugina Celia che modifica il suo aspetto e cambia anche il nome in Aliena. Il travestimento permette ai personaggi di rimanere in incognito, ma da loro anche la possibilità di agire di più e più liberamente.

Nel Terzo Atto, dopo una disquisizione su cosa voglia dire veramente essere innamorati e con Pietraccia che è e rimane sempre un buffone per tutta l'opera, comincia l'inganno di Rosalinda/Ganimede. Venuta a sapere che Orlando è innamorato di lei, decide di convincerlo che, come Ganimede, può aiutarlo a liberarsi dalle sue pene d'amore, deve solo fingere di trovarsi Rosalinda davanti e corteggiarla. Ganimede, rispondendo al corteggiamento con diversi sbalzi d'umore farà ricredere Orlando sui suoi sentimenti.
Ma questo viene fatto principalmente da Rosalinda per sentirsi corteggiata e mettere alla prova l'amore che Orlando prova per lei, in modo da esserne sicura e rivelargli chi è in realtà.
Nel frattempo però Febe, la pastorella, si innamora di Ganimede (che in realtà è Rosalinda) e spezza il cuore al suo spasimante Silvio. Rosalinda/Ganimede è molto dura e distaccata con Febe, in modo da scoraggiarla, ma questo sembra non servire a nulla.

Mentre Rosalinda/Ganimede si destreggia tra l'aiutare Orlando con le sue pene d'amore e cercare di scoraggiare l'amore di Febe, senza grandi risultati veramente; alla fine del Quarto Atto riappare Oliviero, fratello maggiore di Orlando, estremamente pentito del suo comportamento e riconoscente al fratello per averlo salvato dall'aggressione di una leonessa (in una foresta? In Francia? Ma che si fumava Shakespeare?). Questo improvviso e sentito cambio di sentimenti, colpisce positivamente Celia, che si innamora di Oliviero.

Il Quinto Atto è la parte conclusiva. Rosalinda decide di mettere fine al suo "inganno", togliersi il suo travestimento e rivelare a tutti chi è in realtà. Questo la porterà a ricongiungersi finalmente con il padre in esilio, sposare Orlando e far in modo che Febe sposi Silvio.
La comparsa in scena del dio delle nozze, Imene, aiuta  Rosalinda a risolvere tutte le complicazioni, in una sorta di teatro nel teatro.
Il "cattivo" della storia, il Duca Federigo, viene "sconfitto" in modo poco chiaro e convincente, ma ciò può condurre il tutto a lieto fine: vengono celebrati i diversi matrimoni e il Duca può tornare al suo ruolo legittimo a corte.


A mio parere lo stile e la storia in sé sono più semplici e scorrevoli delle altre opere di Shakespeare. Forse perché, essendo una commedia pastorale, è uno stile completamente diverso da ciò che ci aveva abituato il drammaturgo fin'ora nella nostra maratona. L'atmosfera bucolica è sostenuta da canzoni sparse qui e la e da parti recitate in rima, quindi credo proprio che la sua semplicità derivi da questo.
Nonostante fosse uno stile molto di moda all'epoca, soprattutto in Italia e Spagna, non è un genere che Shakespeare prediligeva particolarmente. Infatti, lo stesso titolo sembra dire allo spettatore/lettore: "Io l'ho scritta e spero che vi piaccia..."
La commedia è un continuo paragone tra la rigida e insidiosa vita di corte e la vita in campagna, più semplice e all'aria aperta. Ad esempio, a Rosalinda che si fa passare per un pastore di nome Ganimede, viene fatto notare che parla troppo bene per essere un uomo di campagna e sembra quasi educato a corte.
Quello che mi è piaciuto più di tutti è il personaggio di Rosalinda. Finalmente una donna forte, indipendente; che travestendosi da uomo prende in mano le redini della storia e diventa la vera burattinaia dietro quasi tutte le vicende. Grazie al suo discorso finale riesce a convincere tutti a fare ciò che vuole lei. In più, per la prima volta, l'Epilogo finale viene lasciato fare a una donna, sottolineando il suo essere vera protagonista ed eroina della situazione.

venerdì 28 ottobre 2016

IL FANTASMA DI CANTERVILLE di Oscar Wilde

Si sta avvicinando Halloween, notte delle streghe, popolata anche da vampiri, fantasmi, zombie, mummie, mostri vari e chi più ne ha più ne metta. E quindi che ne pensate di una bella lettura a tema?
Ma rigorosamente non horror, perché io sono una fifona di prima categoria e non avevo nessuna intenzione di perdere il sonno a causa di un libro. Quindi ho optato per un "evergreen" della letteratura inglese, in tema con il periodo, ma per nulla spaventoso (adatto a grandi e piccini insomma): "Il fantasma di Canterville" di Oscar Wilde.

Hiram B. Otis è un ambasciatore degli Stati Uniti a Londra e con la sua numerosa famiglia, moglie e quattro figli, acquista per abitarvi la grande dimora di Canterville Chase. L'abitazione è da tempo disabitata a causa della molesta presenza di un fantasma, Sir Simon, che da trecento anni terrorizza i vari Lord e Lady Canterville che si sono susseguiti.
I nuovi inquilini americani vengono informati di questo fastidio, ma non si lasciano certo intimorire da simili sciocchezze, forti delle loro certezze positiviste e della loro fede nella modernità, si preparano, molto naturalmente, a rispondere colpo su colpo.
Chi più si divertirà in tutta questa situazione non sarà di certo il fantasma, ma i due gemelli Otis, i più piccoli della famiglia, che le escogiteranno tutte per avere la meglio sullo spirito.


Sicuramente è un classico racconto breve: non si perde in inutili e superficiali descrizioni, ma va subito dritto al punto (la difficile convivenza tra gli Otis e il fantasma). Non ci viene raccontato nulla del prima, dei trecento anni di storia di Sir Simon, se non qualche accenno qui e la, e nemmeno del dopo. Poche pagine, veloci e palpitanti, tutte incentrate sulla vicenda della spavalda famiglia americana, che durerà più o meno solo qualche mese.

Pubblicato nel 1886, non sembra invecchiato poi molto, risulta una lettura piacevole ancora oggi e, come ho detto sopra, adatta a grandi e piccini. Perché grazie allo stile semplice e fluido di Wilde i bambini potranno godere di una simpatica storia di fantasmi e spiriti, senza spaventarsi troppo; mentre la satira e il sarcasmo tipici di questo narratore inglese, doneranno agli adulti un racconto esilarante che mette in scena lo scontro tra due diverse ottusità.
Un libricino godibile da diversi punti di vista e da diverse persone (come una puntata dei Simpson).
Sotto la comicità delle vicende narrate, Oscar Wilde nasconde una critica radicale sia del Vecchio che del Nuovo Mondo: all'ottuso conservatorismo inglese, rappresentato dai Canterville che sopportano un fantasma fastidioso per trecento anni senza fare nulla, si contrappone l'altrettanto ottuso ottimismo americano, caratteristica fondamentale degli Otis inclini a rifiutare qualsiasi situazione che non si accordi con la loro visione del mondo  ristretta e semplificata.
Due mondi così diversi tra loro, ma comunque accomunati da una certa noia costante per la vita e un vuoto esistenziale  tipici delle alte sfere dell'età vittoriana e della nuova classe dirigente americana.

Il fantasma passa sconsolato gran parte del tempo a ripensare ai bei vecchi tempi, in cui riusciva a spaventare  tutti, in cui si impegnava con costumi ricercati e messe in scena elaborate per poter terrorizzare il più possibile diversi abitanti della dimora, arrivando a volte anche a farli scappare. Estremamente nostalgico dei tempi passati e assolutamente indignato per il comportamento di questa nuova famiglia americana, e impreparato ad affrontarli.
Dal canto loro gli Otis sembrano noncuranti di ciò che accade attorno a loro, del fantasma e di tutto ciò che fa per spaventarli. Molto semplicemente si limitano a pulire la macchia di sangue in biblioteca e a chiedere allo spirito di fare meno rumore perché loro devono dormire. Con grande sconforto e frustrazione di Sir Simon.
Il più razionale di tutti è il secondogenito Washington, quello meno spaventato (non lo è nessuno veramente, ma lui meno di tutti), pronto a dare una risposta e soprattutto una soluzione a qualsiasi cosa. I terribili gemelli Otis sono quelli che si divertono di più, sono delle piccole pesti che prendono di mira il povero fantasma e lo tormentano. Più riservata e in disparte è la più grande, Virginia, indifferente all'operato dello spirito, ma anche di tutta la sua famiglia, sarà però lei a dare una svolta cruciale al racconto e a portare il lieto fine.

Wilde era estremamente impegnato a mettere a nudo ciò che non andava in quello che vedeva attorno a sé, ciò che riteneva sbagliato nel suo tempo; ma non sceglieva un modo diretto per dirlo, come si può notare appunto anche ne "Il fantasma di Canterville", piuttosto preferiva uno sguardo ironico e intelligente, una sorta di sorriso amaro, rivolto a chi sarebbe stato in grado di coglierlo.
Tutto ci si poteva aspettare da un autore del genere, ma non che si mettesse a scrivere fiabe. E invece lo fece, ad esempio con Il principe felice e altre storie che è una raccolta di fiabe, ma non le tipiche fiabe per bambini perché egli rifiutò di rifilare alle nuove generazioni storie edificanti e consolatorie, preferendo uno stile cupo con insegnamenti più sottili e ricercati.

Halloween, questa festività anglosassone che sta prendendo vigorosamente piede anche nel nostro Paese, mi piace e mi sta coinvolgendo sempre di più. Al punto che vorrei decorare casa, fare dolcetti simpatici e lavoretti divertenti per i miei immaginari figli e organizzare feste pseudo-spaventose per i loro ipotetici amici (sì, risulto molto americana in questo).
Comincia a piacermi più di quanto mi piaccia il Natale, e sicuramente più della Pasqua (ma questo è un avversario contro cui si vince facile). E chissà che il prossimo anno non mi faccia coraggio e cominci a leggere alcuni romanzi horror, veramente inerenti al periodo, e decida a dedicare tutto il mese di ottobre alle letture in preparazione ad Halloween.
Vedremo... intanto "dolcetto o scherzetto?"

martedì 25 ottobre 2016

IL TERRAZZINO DEI GERANI TIMIDI di Anna Marchesini

Questo romanzo l'avevo regalato circa cinque anni fa a mia madre, a cui era piaciuto molto. Molte volte mi aveva consigliato di leggerlo, ma io non mi ero mai convinta a farlo.
Anna Marchesini era un'attrice, comica, doppiatrice, scrittrice, imitatrice e regista teatrale di grandissimo talento; indimenticabile figura femminile del trio Marchesini/Solenghi/Lopez, che ha arricchito la mia infanzia di risate e divertimento. Impossibile dimenticare la loro parodia de "I Promessi Sposi", perché ancora oggi in casa mia si ripetono battute sentite in quel programma trasmesso dalla Rai nel lontano 1990.
A quasi tre mesi dalla sua scomparsa ho deciso di onorarla come scrittrice, un lato di lei che ancora non conoscevo, e ho preso finalmente in mano la sua prima opera: "Il terrazzino dei gerani timidi".

Per i bambini le esperienze sono tutte prime volte, che si tratti del frullo d'ali di una farfalla che trema tra le dita e poi ruzzola a terra senza vita, o del timore continuo che anche la mamma faccia come quella farfalla.
Attraverso le pagine del suo primo romanzo, Anna Marchesini racconta un'infanzia trascorsa ad affacciarsi sul mondo da un terrazzino che sovrasta il giardino incolto di una vecchia casa disabitata. Un luogo solitario, tutto per sé, con solo i piccioni e poche, sparute piante di gerani a farle compagnia mentre, giorno dopo giorno, la piccola Anna se ne sta seduta a sfogliare libri - diecimila! - e sogni, e osservazioni su ciò che le scorre sotto gli occhi: la gente del quartiere, le suore, il falegname con la gamba di legno, la famiglia. La vita di una provincia italiana degli anni Cinquanta.
Un mondo favoloso dove si ride e si piange e l'inconfondibile sguardo comico dell'attrice si incontra e si salda con una cognizione del dolore intensamente umana.

Di solito sono in difficoltà con libri che non mi raccontano una storia lineare, che non capisco dove vogliano andare a parare. E questo è stato il mio problema durante i primi capitoli di questo libro. Ma poi mi sono detta: "Non ti sta raccontando una storia in modo canonico, ma sta condividendo dei ricordi, quindi devi solo ascoltare." Così ho fatto, mi sono rilassata e ho smesso di analizzare, pensare, riflettere; ed è andata meglio, perché è stato come ascoltare un'amica che mi raccontava un po' della sua vita.
Dopo aver allietato e reso più divertente la mia infanzia, la Marchesini mi ha regalato parte della sua attraverso queste poche pagine ricche di emozioni.

Lo stile è accurato e raffinato, la proprietà di linguaggio di questa straordinaria donna non è da tutti e non risulta per nulla pretenziosa, forzata o un mero esercizio di stile. Alcune parole ricercate e non di uso comune, sparse per ogni pagina, non danno fastidio, non rendono la lettura difficoltosa, ma vanno a comporre una narrazione corposa, affascinante e ricca.
Anna Marchesini dona quella sua vena ironica che la contraddistingue, sottile e incredibilmente penetrante, ma lascia anche qualcos'altro tra le pagine: una sensazione di tristezza, che aleggia per tutto il corso della lettura.
Non ho capito se sia una "tristezza per i vecchi tempi andati", una sorta di nostalgia che affiora mentre ricorda la sua infanzia; oppure una tristezza tipica dell'autrice, una parte molto forte e dominante della sua personalità nonostante fosse un'attrice comica, il classico caso del "pagliaccio triste".

Da subito si capisce che Anna non era certo una bambina come le altre. Molto più matura per la sua età, con un'incredibile capacità di osservazione e di ragionamento tipici di una mente più adulta.
Questa bambina è in grado di perdersi in grandi e importanti riflessioni. Si sofferma su questioni fondamentali per la vita di chiunque: la famiglia, la religione, la vita, la morte, la solitudine e il dolore, in tutte le sue sfaccettature. Arrivando a conclusioni spiazzanti persino per un adulto, che la cambieranno per sempre.
Sicuramente molti ricordi, in quanto tali e per loro natura, vengono manipolati, smussati e visti attraverso gli occhi della persona adulta che li sta riportando su carta, con uno sguardo meno ingenuo di quello di una bambina. Ma le emozioni di cui si circondano e di cui si nutrono sembrano reali e vivide nel cuore e nella mente dell'autrice.

Attraverso particolari minuziosi Anna ci racconta una parte della sua infanzia, soprattutto quella che ruota intorno alla prima Comunione: il vestito, la pettinatura, il catechismo, gli incontri in chiesa, la festa e quello che ne consegue. Ma le pagine sono ricche anche di personaggi che appaiono curiosi agli occhi di una bambina, ma che si rivelano veri e dai tratti ben definiti.
Dal terrazzino di casa sua, tra quei gerani timidi come lei, la piccola Marchesini osserva la sua vita, quella della sua famiglia e delle persone che vede passare in strada. Lo spaccato della provincia di un'Italia che non esiste più, quella vita da quartiere o da piccolo borgo, in cui tutti si conoscono e si salutano, dove il pettegolezzo è all'ordine del giorno, e quando succede qualcosa di importante tutto il vicinato ne è a conoscenza e partecipe.

Il terrazzino dei gerani timidi è un romanzo di crescita, soprattutto interiore. Uno sguardo discreto a un momento di cambiamento, di transito, di passaggio per essere una persona più consapevole. Un cammino che la Marchesini di allora ha fatto guidata dalla curiosità, dalla risolutezza e da innumerevoli libri letti.
Non la ringrazierò mai abbastanza per aver condiviso con me questi importanti, profondi e privati ricordi, che cercherò di custodire gelosamente nel mio cuore.

venerdì 14 ottobre 2016

IL MERCANTE DI VENEZIA di William Shakespeare

A quanto pare a Shakespeare piaceva molto il nostro bel paese, o almeno lo considerava adatto per ambientare le sua opere, perché dopo Otello, Romeo e Giulietta, in parte Antonio e Cleopatra e in un certo modo anche La tempesta, torniamo ancora in Italia, e più precisamente a Venezia, con "Il mercante di Venezia", opera di settembre per la #MaratonaShakespeariana.

Tragicommedia in cinque atti, ambientata a Venezia.
Bassanio, giovane gentiluomo veneziano, vorrebbe la mano di Porzia, ricca ereditiera di Belmonte, ma per corteggiarla ha bisogno di 3000 ducati, che chiede in prestito al suo caro amico Antonio, il mercante di Venezia. Purtroppo al momento Antonio ha tutto il denaro investito in traffici marittimi e non può fare il prestito all'amico, ma decide di garantire per lui presso Shylock il ricco usuraio ebreo. Shylock accorda il prestito a Bassanio, ma in caso di mancato pagamento l'ebreo vuole una libbra di carne di Antonio.
Bassanio allora si reca a Belmonte per corteggiare Porzia. Ma secondo il volere del padre defunto di lei, i pretendenti per ottenere la mano della ragazza devono scegliere lo scrigno giusto, tra tre diversi e contrassegnati da un indovinello. Bassanio, scegliendo il più modesto, ci riesce e sposa Porzia, già precedentemente innamorata di lui.
Intanto Jessica, figlia di Shylock, fugge di casa aiutata dall'amico Lancillotto per sposare il cristiano Lorenzo. Il padre va su tutte le furie, ma si consola alla notizia che tutte le navi di Antonio sono naufragate e quindi non potrà saldare il debito.
Shylock porta Antonio di fronte al Doge e pretende il pagamento con una libbra di carne dal corpo del mercante veneziano. Ma nessuno sa che Porzia e la sua ancella Nerissa, hanno un piano astuto e infallibile per salvare Antonio.

Nel Primo Atto facciamo la conoscenza di due personaggi tristi e malinconici. Da una parte abbiamo Antonio, il mercante, inquieto e triste, ma non sa esattamente perché. In fondo ha tutto: denaro, una posizione, una bella vita agiata; eppure sente di non essere felice del tutto. Dall'altra parte abbiamo Porzia, ricca ereditiera, costretta a sottostare al volere del padre defunto: non può scegliere chi sposare, ma sarà la sorte a farlo.
Per la prima volta non ci sono pene d'amore, sentimenti di vendetta o desiderio di sopraffare gli altri. Ciò che muoverà tutta la storia non è ancora chiaro, ma si scoprirà più avanti.
L'interessante botta e risposta tra Shylock e Antonio, verso la fine dell'Atto, è specchio eloquente dei tempi in cui si svolge la vicenda: Antonio considera deplorevole prestare denaro per interesse, come fa l'usuraio ebreo; ma probabilmente ciò è dovuto al fatto che all'epoca era proibito per legge ai cristiani richiedere il pagamento su un prestito. In questo caso Shylock rappresenta la figura negativa, il cattivo in quanto ebreo e arrogante usuraio, ma in quel periodo purtroppo era uno dei pochissimi lavori concessi agli ebrei; in più lo Stato li tassava pesantemente e quindi erano costretti a chiedere gli interessi.

Il Secondo Atto  è composto da molte e veloci scene diverse. Un Atto molto veloce da leggere, scorrevole e incalzante. Lo scenario di tutta la storia va via via componendosi e il lettore viene a conoscenza anche dell'amore clandestino tra Jessica, figlia dell'ebreo Shylock, e Lorenzo, giovane cristiano veneziano. I due si accordano per scappare e sposarsi, con la collaborazione dell'amico Lancillotto. La fuga fa arrabbiare enormemente Shylock, che vede la figlia come una sua proprietà (alla pari di un oggetto), ma gran parte della collera dell'usuraio è dovuta al fatto che Jessica ha portato via con sé anche del denaro e l'anello della madre defunta. Tutto ciò sottolinea come per l'ebreo sia molto più importante mantenere le sue proprietà e la sua ricchezza, invece della figlia.

Arriviamo all'Atto che si discosta di più dagli altri, quello più tranquillo, allegro e felice, perché nel Terzo Atto abbiamo la scena in cui Bassanio sceglie lo scrigno giusto (quello di piombo) e corona il suo sogno di sposare Porzia (anche lei innamorata di lui). In più c'è anche l'unione tra l'amico di Bassanio, Graziano, e l'ancella di Porzia, Nerissa. Un amore un po' buttato lì quest'ultimo, secondo me, per rendere il tutto ancora più lieto, prima delle rocambolesche vicende finali.
Qui il lettore si accorge anche dei profondi e inespressi sentimenti provati da Antonio nei confronti di Bassanio, quando il mercante manda all'amico una lettere di "addio" chiedendogli di poterlo rivedere per l'ultima volta prima di morire.

Il mio preferito è indubbiamente il Quarto Atto, in cui Porzia e Nerissa si travestono da uomini (avvocato la prima e scrivano la seconda) per recarsi a Venezia e aiutare Bassanio, inconsapevole del travestimento, a salvare la vita di Antonio. E Porzia lo fa architettando lei stessa un piano molto astuto e intelligente.
Mi piace perché in questo caso Porzia non è una donna in balia degli eventi e costretta a sottostare al volere di un uomo. Ha la sua personalità, il suo carattere e decide per il suo futuro. Così è in grado di agire autonomamente per salvare suo marito e l'amico Antonio.

Posso essere sincera con voi? Il Quinto Atto non mi è piaciuto, l'ho trovato superfluo. Un'unica scena messa lì per fare numero e allungare un po' il brodo. E tutta la storia degli anelli che Porzia e Nerissa hanno donato ai rispettivi mariti, i quali non li considerano importanti e li hanno regalati all'avvocato e allo scrivano, l'ho trovata tediosa e mi ha annoiata. Una serie infinita di recriminazioni e minacce, per poi liquidare tutto con "Non preoccupatevi...eravamo noi travestite!!". Non potevano semplicemente dirlo subito? Se volevano farsi una litigata, non potevano scegliere una motivazione più interessante?


"Il mercante di Venezia" è un'opera difficile da collocare in un determinato genere: non è proprio una tragedia, perché ha un lieto fine, ma non è nemmeno una commedia, per mancanza di allegria e leggerezza. Diciamo che è un buon esempio di tragicommedia infarcita di un po' di umorismo nero.
Il motore che muove tutta l'opera non è un amore tormentato, un sentimento di rancore  e vendetta, oppure una smania di potere e conquista. In questo caso il nodo cruciale della vicenda sono i soldi, tutto ruota intorno al concetto del vile denaro e di quanto questo possa corrompere. Per questo non esiste un solo personaggio negativo, un vero cattivo (e nemmeno un personaggio totalmente buono e positivo). Shakespeare approfondisce di più l'animo umano, mostrando come non tutto sia bianco o nero, ma ci siano un'infinità di sfumature nella personalità e nel carattere di ogni personaggio.

Ho notato, e nel gruppo della #MaratonaShakespeariana potrete notare che non sono stata l'unica, che ciò che rendeva Antonio così malinconico è presumibilmente l'amore omosessuale e impossibile da esprimere per Bassanio. Potrebbe sembrare la motivazione più plausibile, anche perché consapevole di questo amore non corrisposto, perché Bassanio è indubbiamente innamorato di Porzia, Antonio è disposto a sacrificare la sua vita per il bene e la felicità dell'amico

Il personaggio che rimane più impresso è sicuramente Shylock, il ricco usuraio ebreo a cui Bassanio e Antonio si rivolgono per avere del denaro in prestito. Purtroppo, per gran parte della Storia, questo personaggio fu visto e considerato in modo negativo. Infatti, il luogo comune per cui gli ebrei erano ottimi usurai è rimarcato in quest'opera teatrale, che viene anche accusata di antisemitismo. In tutta la narrazione c'è una forte presenza di atteggiamenti persecutori verso gli ebrei; anche se forse questa non era l'intenzione di Shakespeare, ma rispecchiava solo il contesto storico in cui viveva.
La situazione degli ebrei in quel periodo è presto nota: cacciati dalla Gran Bretagna nel 1290 da Edoardo I, poterono tornare sull'isola solo nel 1656 (molto dopo gli scritti di Shakespeare). A Venezia e dintorni, invece, gli ebrei erano costretti a vivere in ghetti sorvegliati da guardie cristiane e a portare un copricapo rosso, in moda da essere facilmente riconoscibili. In più, nel teatro elisabettiano, essi erano rappresentati con nasi adunchi, parrucche scarlatte e definiti "avidi usurai".
Un piccolo, ma importante e incisivo, mattone (secondo me) che andrà a formare e rendere più stabile quella terribile macchina di propaganda negativa attuata nel Novecento durante il nazismo. Basti pensare che la Germania nazista usò anche il personaggio di Shylock per incrementare la loro ideologia e i pregiudizi di tutta la nazione, trasmettendo l'opera via radio immediatamente dopo la Notte dei Cristalli.

venerdì 16 settembre 2016

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE di William Shakespeare

Questa era la tappa della #MaratonaShakespeariana che in assoluto aspettavo con più trepidazione. Sono anni che desideravo leggere quest'opera, ma solo ora ne ho avuto l'occasione e il tempo. E sapevo già che sarebbe stata affine alle mie corde.
Così una calda notte d'estate sono andata a letto e ho letto un sogno... o forse l'ho fatto?

Commedia in cinque atti, ambientata ad Atene (e in un bosco vicino).
Mentre fervono i preparativi per il matrimonio tra Teseo, Duca di Atene, e Ippolita, Regina delle Amazzoni; Ermia comunica al padre Egeo che non intende sposare Demetrio, perché innamorata di Lisandro che ricambia i suoi sentimenti. Al padre non interessano le suppliche della figlia, secondo lui dovrà sposare comunque Demetrio.
Così Ermia e Lisandro decidono di scappare la sera stessa attraverso il bosco. Elena, amica di Ermia e innamorata da tempo di Demetrio, decide di avvisare quest'ultimo della fuga dei due innamorati. Cominciando un inseguimento nel fitto bosco.
Il bosco vicino ad Atene è un regno di fate, pieno di mistero e insidie. Qui si svolge anche la storia di Oberon, re delle fate, che con l'aiuto del suo folletto Puck, vuole rubare un servitore a sua moglie, la regina Titania. Le loro vicende si uniranno e mescoleranno, creando scompiglio, con quelle degli amanti in fuga e con quelle di una "compagnia teatrale", composta da artigiani ateniesi, che si trovano nel bosco per le prove del loro spettacolo.

Il matrimonio tra Teseo e Ippolita passa subito in secondo piano, già all'inizio del Primo Atto, perché qui la questione più spinosa è Egeo che costringe la figlia a prendere come marito Demetrio. Ermia in realtà è innamorata di Lisandro e non si capisce bene perché il padre insista così tanto a ostacolare questo amore. In fondo i due ragazzi sono pari per ricchezze, lignaggio e reputazione; ma Egeo è molto chiaro, se Ermia non sposa Demetrio, ha solo due opzioni: può farsi suora o uccidersi... e per il padre è assolutamente indifferente quale scelta farà la figlia.
Come tutti gli amanti ostacolati che si rispettino, decidono di scappare; ma, purtroppo, anche nel Cinquecento c'era l'amica gelosa che fa la spia e qui Shakespeare le da il nome di Elena.

Nel Secondo Atto incontriamo il re e la regina delle fate, rispettivamente Oberon e Titania. E' chiaro da subito che questi due personaggi, nonostante siano marito e moglie, in realtà non si sopportano molto e sono avvezzi a farsi scherzi e incantesimi. Ad esempio Oberon sparge il succo di un fiore sulle palpebre di Titania addormentata, in modo che appena sveglia si innamori di chi ha davanti.
Puck, braccio destro di Oberon, è senza ombra di dubbio il personaggio più simpatico e più interessante. Grazie a lui, o meglio alla sua sbadataggine, il vero conflitto in questa commedia prende forma e si sviluppa: è lui che sparge il succo di fiore sulle palpebre di Lisandro, invece che su quelle di Demetrio, e a causa di ciò si innamora di Elena, gettando Ermia nello sconforto. Una vera e propria commedia degli equivoci.

E' sempre Puck che nel Terzo Atto, incontrando nel bosco la compagnia teatrale, trasforma la testa di uno degli attori in quella di un asino. Quando Titania si risveglia si trova di fronte questo uomo con la testa di asino e se ne innamora, ordinando alle sue fate di trattarlo come un principe, adorarlo e coccolarlo.
Fortunatamente interviene Oberon, che accorgendosi dell'errore di Puck con gli amanti ateniesi, si mette all'opera per cercare di sistemare tutto; facendosi aiutare comunque dallo spiritello in modo che capisca i suoi sbagli e li sistemi.

Mentre gli amanti restano addormentati in scena, nel Quarto Atto, Oberon ha un altro equivoco da sistemare: svegliare Titania dal finto innamoramento e togliere la testa da asino al povero Rocchetto, in modo che torni a casa e faccia lo spettacolo.
Oberon è il burattinaio di tutte le scene, che gioca benevolmente con i mortali e crudelmente con Titania per imporre il suo dominio; ma è anche il personaggio che alla fine sistema tutto. Infatti, grazie al suo intervento: Rocchetto torna alla normalità, Ermia e Lisandro tornano ad amarsi come prima e svegliandosi Demetrio si innamora perdutamente di Elena.
Elena è l'unico personaggio disincantato, che sa riconoscere la verità e non crede nemmeno per un minuto che sia Lisandro che Demetrio siano innamorati di lei, ma è convinta che sia tutto uno scherzo e che ne faccia parte anche Ermia. Nonostante lei sia così reale e realistica sarà l'unica, purtroppo, a non avere un amore reale, ma frutto di un incantesimo che continua oltre la notte stregata.

Essendo una commedia, il Quinto Atto è scena di lieto fine e divertimento. Prima di tutto vengono celebrati tre matrimoni, non uno come annunciato nell'apertura dell'opera. Tre matrimoni felici e desiderati molto da tutte le parti interessate (nemmeno Egeo può più opporsi ormai). In più la storia si conclude con la messa in scena dello spettacolo, tanto atteso, da parte della "compagnia teatrale" composta dagli artigiani della città. Quella famosa formula del "teatro nel teatro" che Shakespeare introduce spesso nelle sue opere, e che forse per la prima volta gli viene dedicato un intero atto.


La parola Sogno, in queste pagine, può acquisire molteplici significati, tra cui quello di fantasia e fiaba: una bella fiaba a lieto fine, che racchiude in se un po' di mitologia greca, folklore inglese e mitologia celtica, sullo sfondo di una Atene e di un bosco immaginari e romanzati.
Ma il fatto che si tratti di un Sogno, oltre ad essere esplicito nel titolo, è anche ripetuto più volte nel testo, fino alla dichiarazione di Puck nell'epilogo finale:
"Se noi ombre vi abbiamo irritato, non prendetela a male, ma pensate di aver dormito, e che questa sia una visione della fantasia. Non prendetevela, miei cari signori." 
I mondi che appaiono in questa commedia sono essenzialmente tre: il mondo terreno, che a sua volta si divide in mondo della realtà (Teseo, Ippolita e le due coppie di innamorati) e della realtà teatrale (gli artigiani di Atene che mettono in scena uno spettacolo); e il mondo ultraterreno, il mondo della fantasia, della magia con gli spiriti fatati e le "ombre".
Sembra tutto ben distinto e separato all'inizio, ma ogni distinzione cade e svanisce quando i tre mondi convergono nella notte stregata nel bosco (che diventa un labirinto da cui è difficile uscire). Questo punto della commedia appare forse un po' confuso e caotico, diventa difficile capire quale sia il mondo della realtà e quale quello della fantasia, o dire se esista veramente una realtà. Ma io ho trovato splendido e coinvolgente il modo in cui i due mondi si riflettono a specchio e riecheggiano l'uno nell'altro.

Alcuni temi qui trattati si possono ritrovare anche in altre opere shakespeariane. Come ad esempio, il tema del matrimonio imposto dalla tirannia paterna, qui accennato solo all'inizio, ma invece sviluppato in chiave tragica in Romeo e Giulietta. Oppure il tema della magia: presente anche ne La tempesta, dove la magia faceva parte della vita quotidiana di Prospero e riconosciuta da tutti; appare anche qui, dove però il mondo magico è separato da quello terrestre, è un mondo nascosto che però riesce ad influenzare la vita del bosco in modo molto ampio. In più, ne "La tempesta", anch'essa una commedia, Shakespeare ripropone ancora il concetto di Sogno, anche se solo accennato.
La tristezza è un altro tema presente, e quasi predominante, in questa commedia (e sembra un controsenso). Ma questo sentimento aleggia lungo tutta la storia ed è ben riconoscibile prima in Ippolita e Titania e poi riflessa in Elena e anche in Ermia, che si disperano per amore.

Nonostante ci sia un lieto fine, Sogno di una notte di mezza estate non è una commedia consolante, ma è aspra e inquietante, tenebrosa come la notte in cui si snoda la storia, con temi difficili e per lo più irrisolti. Tuttavia è un meraviglioso momento di spettacolo, basti pensare alle poesie, alle danze e ai canti delle fate; ma anche allo spettacolo messo in scena, alla fine, da Rocchetto e gli altri artigiani.
Sicuramente mi è piaciuto molto leggere quest'opera, per ora è una delle mie preferite, ma credo che poterla vedere rappresentata a teatro sia ancora più bello, coinvolgente e magico... un vero Sogno.