martedì 8 marzo 2016

UNA STANZA TUTTA PER Sé di Virginia Woolf

"Una stanza tutta per sé" è un saggio basato su due conferenze che Virginia Woolf tenne alla Arts Society di Newnham e alla ODTAA di Girton, nell'ottobre del 1928.
Considerato l'illustre capostipite della letteratura femminista del Novecento europeo, è un testo fondamentale sulla condizione della donna e la questione di genere.
Mi sembrava giusto parlarvi di quest'opera proprio oggi che è la "Festa delle donne" e al cinema, in questo periodo, c'è anche un bellissimo film, Suffragette, che vi consiglio caldamente di andare a vedere.


Un trattato ironico, immaginifico, personalissimo e vario, che riesce a unire l'analisi sociale e la satira.
Il leitmotiv della stanza, grembo e prigione dell'anima femminile, si allarga fino a comprendere tutti i luoghi della dimora umana: la natura, la cultura, la storia e infine la "realtà" stessa nella sua inquietante, ma esaltante molteplicità.
L'autrice demolisce la società patriarcale, bussa con forza alla porta del mondo della cultura, fino a quel momento di esclusivo appannaggio maschile, pretende di farvi irruzione, chiede che non ci siano più limiti e divieti per il pensiero delle donne.






Virginia Woolf, di fronte a una platea composta interamente da giovani studentesse, affronta il delicato tema delle "donne e la scrittura". Con una velata, ma pungente, ironia espone la condizione sociale di alcune delle romanziere più famose della storia, quelle pioniere che hanno aperto la strada a lei, ma anche alle scrittrici di oggi e di domani.
Quasi una conversazione a cuore aperto, in cui la stessa Woolf è consapevole di trovarsi in un periodo storico nel quale le donne hanno sì da poco conquistato il diritto di voto, ma in cui vengono ancora molto discriminate dalla società.

Le domande, che affollano la testa dell'autrice, sulla condizione delle donne sono innumerevoli. Decisa a trovare delle risposte, e soprattutto la verità, comincia un'analisi personale e accurata della letteratura del passato, scoprendo (senza tanta sorpresa) che sono tanti i libri sulle donne scritti da uomini; mentre le donne non scrivono libri sugli uomini.
I saggi sulle donne, oltre a sviolinare luoghi comuni presenti ancora oggi, si contraddicono, perché non pensano mai la stessa cosa sul sesso "debole".
Per la Woolf, tutti questi libri erano privi di valore in senso scientifico, una perdita di tempo, e soprattutto manifestavano una certa rabbia dell'autore in relazione all'argomento trattato. Quando qualcuno insiste troppo nell'enfatizzare l'inferiorità delle donne, si riferisce non alla loro inferiorità, bensì alla propria superiorità. E quando non si ha fiducia in sé stessi, pensare che gli altri siano inferiori è uno dei modi per sopravvivere alla vita dura.
Nell'Inghilterra patriarcale dell'epoca, la donna ha la funzione di uno specchio: se non fosse inferiore cesserebbe di ingrandire gli uomini.

Sembra che alle donne delle opere di Shakespeare non manchi personalità né carattere, ma queste sono le donne della letteratura, nella realtà venivano rinchiuse, picchiate e malmenate. Nell'immaginazione aveva un'importanza enorme, praticamente era del tutto insignificante.
Si sottolinea il fatto che sulle donne non si sappia nulla prima del Settecento: qualunque donna, nata nel Cinquecento con un grandissimo talento per la scrittura, sarebbe certamente impazzita, o si sarebbe suicidata, o avrebbe finito i suoi giorni in qualche capanna solitaria, temuta e schernita, ostacolata e impedita dagli altri. Per questo è vera la frase che "sarebbe stato completamente e interamente impossibile che una donna scrivesse i drammi di Shakespeare nell'epoca di Shakespeare.
Se verso alcuni scrittori c'era un'assoluta indifferenza, che scrivessero o no, le donne erano invece soggette a un'estrema ostilità da parte della società. Era opinione comune che intellettualmente non ci si poteva aspettare nulla dalle donne.

Nel Seicento erano solo le contesse a scrivere, senza pubblico né critica, ma solo per il loro diletto, perché avevano più possibilità. Alla fine di quel secolo però, grazie a donne come Aphra Behn, anche le donne della classe media cominciarono a scrivere e questo permise di dare uno sguardo alla comune gente di strada, prima di allora ignorata. Aphra Behn fu una pioniera, se ce l'aveva fatta lei, potevano farcela anche le altre.
Nel Settecento centinaia di donne cominciarono a pagarsi le piccole spese e a contribuire alle spese di casa traducendo, oppure scrivendo romanzi. Il dato di fatto era che il denaro conferiva dignità a ciò che era frivolo se non pagato. Senza queste precorritrici, né Jane Austen né le BronteGeorge Eliot avrebbero potuto scrivere e diventare famose. Perché i capolavori non nascono solitari e isolati, ma sono il risultato di molti anni di pensiero comune, il pensiero del popolo, per cui dietro quella singola voce c'è l'esperienza della massa.
Nell'Ottocento cominciano ad esserci più opere scritte da donne, ma sono tutti romanzi. Virginia Woolf ipotizza che tutte loro fossero spinte a scrivere solo romanzi, perché per essi serviva meno concentrazione e visto che, all'epoca, nessuna donna poteva permettersi una stanza tutta per sé per poter scrivere in pace e tranquillità (tutte si dedicavano alle loro opere nel soggiorno comune, soggette a ogni tipo di interruzione) questa era la soluzione migliore.
Nonostante l'aumento di scrittrici, esse venivano comunque tagliate fuori dal mondo. Gli uomini avevano più possibilità di fare esperienze; ad esempio, nello stesso periodo, se Tolstoj non fosse partito per la guerra e avesse fatto esperienze di vita senza costrizioni né censure, difficilmente avrebbe scritto "Guerra e pace".

Un romanzo ha corrispondenza con la vita reale, i suoi valori sono, fino a un certo punto, quelli della vita reale. Ma è ovvio che i valori delle donne sono spesso diversi dai valori costruiti dall'altro sesso, è naturale. Ad esempio lo sport è un'argomento importante, mentre la moda e i vestiti sono cose futili. Questo, sotto diversi aspetti, succede anche oggi.
Quindi all'epoca, una donna doveva essere forte e avere un'incredibile integrità per resistere a tutte quelle critiche, sopravvivere a una società patriarcale, tenersi saldamente alla realtà così come la vedeva, senza distorcerla, e scrivere come una donna non come scriveva un uomo.
Secondo la Woolf, le uniche a riuscire in questo intento furono Jane Austen e Emily Bronte.

Nel Novecento, finalmente, i libri scritti da donne sono quasi quanti quelli degli uomini e esse non si limitano più a scrivere solo romanzi. Fino a quel momento tutte le grandi donne della letteratura erano state viste, non solo dall'altro sesso, ma anche solo in relazione all'altro sesso; adesso era ora di percorrere altre strade.

Virginia Woolf non da mai dei giudizi, in questo saggio, non si sbilancia mai su chi ha ragione o torto; tranne che in un momento, in cui afferma che tutti quelli che hanno contribuito a stabilire l'autocoscienza sessuale sono colpevoli. Entrambi i sessi indistintamente.
L'uomo non dovrebbe offuscare la donna con la sua ombra; è fondamentale che i due sessi collaborino tra loro, sono fatti per questo. E anche le loro menti sono strutturate così, in quanto devono essere metà maschili e metà femminili: la così detta "mente androgena" fondamentale, secondo l'autrice ma non solo, per chiunque voglia scrivere. Per uno scrittore è fatale pensare al proprio sesso, essere un uomo o una donna puramente e semplicemente, dovrebbe essere una donna maschile e un uomo femminile (nel senso più ampio del termine).

Dopo aver letto questo splendido saggio della Woolf, scritto neppure novant'anni fa, si possono notare alcune similitudini con i giorni nostri. Certo, sono stati fatti innumerevoli passi avanti sulla condizione della donna, ma alcuni pregiudizi rimangono e sono ancora alcuni muri da abbattere.
Inoltre, questo piccolo libro di appena 120 pagine ci apre a un diverso punto di vista: i romanzi ci possono raccontare una storia più grande (e importante a volte) di quella scritta al loro interno, ed è la storia della condizione delle donne attraverso i secoli, della società in cui vivevano e del pensiero comune che le condizionava.

11 commenti:

  1. Uno dei miei libri preferiti in assoluto! :) Aveva una penna straordinaria, è pazzesco come riesca a coniugare pensiero critico ed irresistibile ironia. Non so se possa interessarti, di recente ho acquistato una graphic novel che si chiama "una stanza tutta per tre" di Alessandro Bacchetta, in cui viene illustrato l'ultimo giorno di vita della della scrittrice. I disegni sono particolari ma intensi. Mi piacerebbe davvero tanto saperne di più sulla sua vita.

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    1. Non leggo molte graphic novel, ma questa mi sembra interessante e la recupererò. Anche a me piacerebbe sapere di più sulla vita di Virginia Woolf e anche di tante altre scrittrici femministe.

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Ciao Dany, volevo dirti che ti ho invitato a partecipare ad un link party molto carino, vai qui http://piccolemacchiedinchiostro.blogspot.it/2016/03/festeggiamo-insieme-il-primo-anno-di.html e scoprirai tutto :) Spero davvero che parteciperai :)

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    1. Grazie Annamaria, vado subito a vedere :)

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  4. Ti ringrazio tantissimo per essere passata da me Dany, altrimenti con ogni probabilità adesso non avrei scoperto "i tuoi appunti".
    "Una stanza tutta per sé" è la prima opera che ho letto di Virginia Woolf: ne ho amato ogni pagina, per la sua limpidità, puntualità e raffinatezza.
    Finché non ho incontrato "Mrs Dalloway" e ho realizzato quanto profondo e complesso sia il suo mondo letterario. Un mondo tutto da scoprire.

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    1. Io sono felice di aver scoperto il tuo blog, mi piace molto!!
      La Woolf è sicuramente una di quelle scrittrici che voglio approfondire e questo saggio mi sembrava proprio indicato per l'8 marzo.

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  5. Questo è probabilmente uno di quei libri fondamentali del femminismo, consiglio a tutte le donne di leggerlo... e rileggerlo... e rileggerlo... :) (Io lo leggo almeno una volta all'anno e ogni volta ci ritrovo qualcosa di nuovo, qualche concetto su cui fermarmi a riflettere, qualche frase interessante... Insomma, lo adoro.

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    1. Credo che anch'io prenderò l'abitudine di rileggerlo almeno una volta all'anno, magari sempre in prossimità dell'8 Marzo... ;)

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  6. Complimenti bellissimo blog e ottima scelta parlare di Virginia Woolf una delle madri del femminismo europeo, le sue parole sono sempre attuali!

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    1. Grazie Maria Lucia e benvenuta nel mio blog!!
      Ho in programma di approfondire un po' la letteratura femminista, quindi se sei interessata rimani nei paraggi :)

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