Visualizzazione post con etichetta Las Vegas Edizioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Las Vegas Edizioni. Mostra tutti i post

martedì 14 febbraio 2017

ATTRAVERSAMI di Christian Mascheroni

San Valentino è il giorno degli innamorati per antonomasia. Oggi tutto si tinge di rosso e l'amore esplode in ogni angolo: dai negozi alle pagine Facebook e Twitter. Essendo tutto già troppo zuccheroso e mieloso per i miei gusti non potevo raccontarvi una storia d'amore classica, comune e scontata, uno di quegli amori che si possono trovare e leggere ovunque. No, dai. Abbiamo bisogno di qualcosa di più, che parli anche di altro, ma che soprattutto affronti la questione da un altro punto di vista. E infatti oggi vi parlo di Cljo e Husky, due ragazzi che si innamorano in un mondo distopico in cui ogni sentimento, soprattutto l'amore, è vietato per legge.
Lo trovate in "Attraversami" di Christian Mascheroni nella collana i jackpot di Las Vegas edizioni.

Cljo è una bambina quando sente alla radio, mentre è nella libreria dei genitori, che il Regime ha proibito l'amore: il sentimento più comune e nobile sarà punito severamente dall'esercito se manifestato in qualsiasi modo.
La sua città, Silence, è diventata triste e silenziosa negli anni. Cercando di sopprimere il sentimento dell'amore, anche le persone si sono "spente" e vivono come automi senza mettere in discussione l'operato crudele dell'esercito e del Regime stesso. Anche i libri su questo argomento sono spariti definitivamente dalla libreria dei suoi genitori.
Finché un giorno Cljo incontra un ragazzo dagli occhi azzurri e tristi, per questo lo chiamerà Husky, e se ne innamorerà. Il loro amore sarà ostacolato dalla legge, dalla paura, ma soprattutto dalla madre della ragazza, Julia: convinta di dover proteggere la figlia ad ogni costo e da qualsiasi cosa, anche dai sentimenti.
Nei grigi giorni del Regime, cominceranno a succedere cose molto strane e fantastiche in tutta Silence e la ragazza della libreria continuerà ad incontrarsi con il ragazzo dallo sguardo di lupo ferito, fino ad arrivare a custodire la chiave per salvare gli abitanti della città dalla tristezza di una vita senza sentimenti.

Lo stile di Christian Mascheroni è scorrevole e per alcuni versi lirico, con frasi molto brevi, un po' nello stile inglese, e un ritmo veloce e serrato. Ci racconta una storia distopica, ma con molti tratti fantastici, incredibili e conditi di magia.
Un romanzo breve, una sorta di favola contemporanea staccata dal tempo e dallo spazio, che si legge piacevolmente in pochissimo tempo.

Ogni capitolo comincia con il verbo "accadde" e ci racconta un avvenimento particolare e sconvolgente subito dalla cittadina di Silence e dai suoi abitanti: una cascata di stelle cadenti che si distruggono a terra cospargendo tutto di polvere dorata e luccicante; un giorno in cui tutte le luci si affievoliscono fino a far piombare l'intera città nel buio più totale; gli operai della fabbrica di agenti chimici che dimenticano il proprio nome; un vento impetuoso che solleva addirittura le persone da terra; un'invasione di aquiloni colorati nel cielo; o il momento in cui tutti i cittadini di Silence riuscirono a vedere la propria anima riflessa nello specchio e molti ne rimangono scioccati.
Una carrellata di vicende fantastiche e magiche, che ci dimostrano come la città stia lentamente cambiando e morendo a causa della mancanza di sentimenti, come tutto non riesca più a funzionare e a rimanere in piedi a causa dell'indifferenza all'amore da parte di tutta la popolazione.
In tutto questo caos inspiegabile, il filo conduttore è la storia d'amore tra Cljo e Husky. Anch'essa particolare, sopra le righe e guidata dalla magia. I momenti in cui i due ragazzi si incontrano sono importanti e significativi per lo svolgersi della storia, sono momenti cruciali, di cambiamenti e che fanno sognare ad occhi aperti.

Un libro che non parla solo d'amore, ma più in generale di sentimenti e di quei momenti cruciali della vita di ognuno di noi. Cljo tenta in continuazione di non far soffrire la madre per il suo comportamento, fino però ad arrivare al punto di rottura. Quel momento in cui la ragazza si troverà in contrasto con i propri genitori (tipico dell'adolescenza) cercherà di staccarsi da loro, per diventare una persona indipendente e completa e allo stesso tempo si ribellerà anche al potere assoluto, quello del Regime. Un cattivo che non ha un volto né una voce propria, ma agisce solo attraverso un'esercito crudele costituito principalmente da giovani.

Avrei voluto un po' più di caratterizzazione dei personaggi, anche di quelli secondari che sembrano solo ruotare intorno alla storia dei due ragazzi protagonisti. Un contorno interessante e affascinante, ma che sembra mantenere le distanze anche dai propri sentimenti.
Le descrizioni di ciò che accade a Silence sono molto belle e funzionali per capire cosa sta succedendo, ma mi sembra che si prolunghino un po' troppo e che questo vada a discapito di un finale un po' troppo frettoloso, che lascia l'amaro in bocca a causa di poche spiegazioni sulla rivolta della popolazione contro il Regime.
Comunque resta una bella e suggestiva favola, un'idea di base che ricorda per certi versi 1984 di Orwell, ma in cui l'autore inserisce anche quel tipo di fantasia e creatività che rende tutto più interessante e originale. Con un finale, però, molto classico perché anche qui, come nelle migliori favole, l'amore vince su tutto.

Mascheroni, nel suo romanzo, ci mette di fronte a un mondo in cui l'amore e qualsiasi sua manifestazione è vietata per legge da un potere superiore. Una decisione presa per far cessare la guerra, in quanto se esiste l'amore esiste anche l'odio, perché quest'ultimo è visto come un prolungamento del sentimento umano più nobile.
E noi come avremmo reagito a tutto questo? Saremmo diventati insensibili e apatici come i cittadini di Silence, oppure avremmo combattuto per far rinascere l'amore nel cuore di tutti, come hanno fatto Cljo e Husky?
Ma soprattutto fa riflettere su un concetto molto più grande e complesso: può esistere lo stesso l'odio senza l'amore e viceversa?

venerdì 13 gennaio 2017

I NERD SALVERANNO IL MONDO di Fulvio Gatti

Ieri è uscito in libreria, per la collana "i jolly" di Las Vegas edizioni, il piccolo saggio di Fulvio Gatti "I nerd salveranno il mondo".
Sono più stupita di voi del fatto di essere per una volta sul pezzo, ma non avevo scuse per non esserlo, avendolo comprato in anteprima a dicembre mentre mi trovavo a Più Libri Più Liberi a Roma.

Fino a pochi anni fa i nerd erano individui che la maggioranza della gente riteneva un po' strani per via delle loro passioni spesso maniacali. Per questo e per la loro scarsa attitudine alla socializzazione - il web era ancora di là da venire - i nerd vivevano immersi nel loro mondo alternativo. Da qualche anno, invece, si è compiuta quella rivincita dei nerd ipotizzata in un vecchio film del 1984.
Oggi la cultura nerd è ovunque, ha contaminato l'immaginario collettivo fino a prenderne le redini e tutti possiamo dirci nerd. Sì, ma fino a che punto? E cos'ha reso possibile una simile rivoluzione?
Fulvio Gatti cerca di spiegarlo e trova quattro concause scatenanti: Star Wars, i film dei supereroi, The Big Bang Theory e Internet. È grazie ad essi se il nerdismo è stato sdoganato al punto di diventare la risposta a tutti i mali dell'industria dell'intrattenimento.
Ma con l'orgoglio del nerd della prima ora, lo stesso autore ipotizza e auspica di andare oltre, verso un nuovo inizio, magari in qualche altra galassia lontana lontana.

Ma chi sono i nerd?
Ai miei tempi (e non pensate che sia così vecchia, perché non lo sono!!) erano chiamati secchioni, un po' timidi e introversi, che parlavano una "lingua" tutta loro, fatta di battute e citazioni che capivano e facevano ridere solo loro, con una certa predisposizione per i primi computer e la tecnologia in generale (infatti molte mie conoscenze oggi sono degli ingegneri e soprattutto ingegneri informatici).
Le basi da cui partire sono queste, ma Fulvio Gatti amplia e caratterizza maggiormente ciò che oggi fa di una persona un nerd per antonomasia.
L'origine della nerditudine dell'autore risale a molto tempo fa, quando da bambino suo padre gli fece vedere per la prima volta, in una fredda giornata d'inverno, i primi film di Guerre Stellari. Da lì si susseguono altri film e serie TV sullo stesso tema, ma il nerd nasce molto prima, prima dell'arrivo di certi prodotti in televisione. Ha origini profonde nella letteratura: dal fantasy di Tolkien al terrore di Lovecraft, dalla fantascienza di Asimov alla Guida Galattica di Douglas Adams, passando per Edgar Rice Burroughs - padre di John Carter di Marte - per arrivare, in tempi più recenti, al Re incontrastato della narrativa horror Stephen King. Comprendendo anche tutto quel mondo fatto di fumetti, oggi chiamati "graphic novel" (che fa più figo), soprattutto di supereroi e, quindi, Marvel e DC Comics sopra a tutti. Questo è materiale indispensabile al nerd per diventare tale, e che conosce fin nei minimi particolari molto prima che questi personaggi facessero il salto cinematografico.
Da questo mondo fatto di parole e disegni, poi arriva la televisione e aggiunge serie TV storiche come Star Trek e Ai confini della realtà; film memorabili come Guerre Stellari, Ghostbusters e Ritorno al futuro; e tutta una serie di cartoni animati che riempivano i pomeriggi degli anni Ottanta e Novanta, da Holly e Benji ai Cavalieri dello Zodiaco, senza dimenticare le Tartarughe Ninja e Lupin III.

Tutto questo, molto più approfondito nel saggio mentre io ne ho dato solo un accenno, va a costituire quella che può essere identificata come cultura pop. Verso gli anni Duemila questa cultura fa un ulteriore salto grazie alla gigantesca macchina cinematografica di Hollywood, che porta sul grande schermo i supereroi Marvel e Dc Comics, rendendoli ancora più accattivanti e coinvolgenti con effetti speciali grandiosi e personaggi in CGI.
I film hollywoodiani permettono al grande pubblico di venire a conoscenza di questo mondo, che fino a poco prima era solo di nicchia, ma il carico da cento lo mette l'arrivo di internet e quindi la diffusione mondiale e l'accesso immediato di queste storie, coinvolgendo una grandissima fetta di pubblico, di età molto varia.
Negli ultimi anni c'è una sorta di contributo alla cultura pop, che arriva di nuovo dalla televisione, con un aumento esponenziale di serie TV sempre più accurate e sempre più nerd (con The Big Bang Theory in primis).

Grazie a questa incredibile accessibilità della cultura pop, in molti oggi si definiscono nerd, anche solo perché sono spettatori ossessionati da uno dei prodotti sopra citati. Ma Fulvio Gatti, da vero nerd della prima ora, dice una cosa molto importante secondo me. Per definirsi veramente nerd, tutta questa cultura fatta di fumetti, libri, cartoni animati, serie Tv e film deve averti colpito quando eri piccolo. Solo il fatto di essere cresciuto con tutto questo mondo, averlo esplorato nei più intimi particolari e averlo fatto tuo, prima di tutti gli altri, e averlo fatto diventare una sorta di stile di vita, ti fa rientrare nell'olimpo dei "veri" nerd.
Ed è questo che sta alla base, secondo me, di ciò che è nerd e ciò che non lo è. È un percorso di crescita, di evoluzione, personale e concettuale. Aver vissuto un periodo intero della propria vita (che per molti non è ancora finito e continua ad evolversi con altre cose) in compagnia di personaggi e storie che ti hanno toccato nel profondo e che faranno per sempre parte di te.

Potrebbe sembrare un saggi "sui nerd per nerd", ma io non la vedo così. Io ho rivisto, sentito e riconosciuto moltissime cose della mia generazione. Essendo stata una ragazzina a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta (come del resto lo è stato Fulvio Gatti), leggendo questo libricino mi sono ritrovata a rivivere quel periodo temporale, rendendomi conto di conoscere abbastanza bene gli argomenti trattati dall'autore, perché li avevo vissuti anch'io. Non tutti ovviamente, a volte Gatti parla di cose un po' troppo di nicchia per me, che se non le conosci fatichi a mantenere il filo del discorso, ma la maggior parte le ho riconosciute come parte del mio vissuto personale.
Per questo credo che questo saggio sia rivolto a una determinata generazione, di cui faccio parte a pieno titolo, che può comprenderlo meglio di quanto possa fare chi non ha vissuto con noi questo periodo. La generazione del boom economico; quella che ha visto la nascita del computer, di internet e del cellulare; la generazione che aveva più tempo e voglia, rispetto ai nostri genitori e nonni, per appassionarsi a qualcosa che era solo apparentemente superficiale.
La generazione che ha contribuito a far crescere ed espandere la cultura pop in tutto il mondo e che a quanto pare oggi ne raccoglie i frutti, perché il numero dei nerd è sempre in crescita, sono sempre più popolari e secondo il punto di vista di questo saggio sono anche quelli che potrebbero salvare il mondo (probabilmente da sé stesso e non da un'invasione aliena, o che altro).

Il fatto di salvare il mondo può essere visto da due punti di vista. Il primo, perché nella maggior parte delle storie ideate, dagli anni Cinquanta a oggi, raccontano sempre di un cattivo che alla fine viene sconfitto dallo scienziato di turno, a volte emarginato, che si riscatta e salva il mondo all'ultimo minuto inventando una macchina speciale o affrontando di persona il cattivo forte delle sue conoscenze e capacità che non tutti possiedono. Un vero e proprio nerd.
Dall'altro canto, invece, la mia generazione e quelle future hanno una grande "responsabilità". Avendo acquisito un grande bagaglio culturale, grazie appunto ai fumetti ai libri alla televisione e al cinema, hanno l'obbligo morale di condividere e far crescere questa cultura pop un po' bistrattata (soprattutto in Italia), perché possa in futuro essere considerata vera e propria cultura generale.
Soprattutto perché la cultura pop ha molti messaggi positivi e importanti al suo interno, messaggi che aiuterebbero a cambiare di molto la mentalità generale, facendola diventare più tollerante, aperta e rispettosa verso gli altri; contribuendo così a salvare il mondo nel vero senso della parola.

Mi è piaciuto molto l'escamotage del dialogo con un'entità aliena, che Fulvio Gatti utilizza all'inizio di ogni capitolo per introdurre l'argomento che verrà trattato dopo. L'ho trovato divertente e leggero, ma al tempo stesso funzionale per lo svolgimento del saggio stesso.
La scrittura dell'autore è chiara e semplice ed espone una perfetta parabola di come si sia sviluppata la cultura pop, da dove e da chi è partita fino ad arrivare al dominio più o meno pubblico grazie soprattutto a internet.
Sicuramente questo piccolo saggio è molto più apprezzato da un vero nerd, piuttosto che da una persona comune, perché grazie al suo bagaglio culturale capirebbe appieno tutte le citazioni, anche quelle più di nicchia. Ma io me lo sono goduto interamente, forse per aver riconosciuto all'interno molto della mia generazione, molto materiale della mia infanzia e adolecenza (o forse sono un po' nerd anch'io).

martedì 1 marzo 2016

GUARDRAIL di Eva Clesis

Questo ebook mi è stato regalato dalla Las Vegas Edizioni per essermi iscritta alla loro Newsletter. Una casa editrice che si occupa principalmente di narrativa non di genere (i jackpot) e per giovani adulti (las cerezitas); in più ha una collana di libri a metà tra la narrativa e la varia (i jolly).
Ho conosciuto la Las Vegas Edizioni a Roma durante Più Libri Più Liberi e in quell'occasione avevo comprato due romanzi, "La penultima città" di Piero Calò e "Attraversami" di Christian Mascheroni, che non vedo l'ora di leggere. Ma per ora vi parlo di "Guardrail" di Eva Clesis, che fa parte dei jackpot, quindi della narrativa non di genere.


Alice ha sedici anni, è orfana, mezza inglese, vive in un paesino del Sud Italia e ha un piano. Quello di fuggire dalla dispotica nonna paterna, che utilizza il terrore come politica educativa; da un'amica snob e traditrice; da un amore senza speranza e dalla scuola che non le perdona i suoi problemi con la lingua italiana.
Con cinquecento euro in tasca, decide di fare l'autostop e scappare verso le sue origini, verso l'aeroporto per prendere il primo volo per Londra.
E qui inizia l'avventura on the road, a bordo di una macchina guidata da un tizio misterioso con gli occhiali da sole, che non la vuole accontentare, fino al rovesciamento della storia e persino dell'identità dei personaggi, con un colpo di scena che spiazza ed emoziona.


La protagonista si chiama Assunzione Maria Addolorata De Caro, ma non chiamatela così perché non vi risponderà. I suoi genitori, il giorno del suo settimo compleanno, l'hanno ribattezzata Alice, un po' per far prima e un po' in onore del suo libro preferito "Alice nel Paese delle Meraviglie".
La nostra Alice, in un certo senso, non ha in comune solo il nome con la giovane eroina di Lewis Carroll, ma anche lei vive in una sorta di Paese delle Meraviglie, abitato da personaggi strani, inquietanti e cattivi. Ad un certo punto sembra cadere anche lei nella tana del coniglio e ritrovarsi confusa e spaesata in un mondo che non comprende del tutto, in cui parlano una lingua che non è propriamente la sua e in cui nessuno la capisce.
Ma se per l'Alice di Carroll è tutto uno strano sogno, fatto all'ombra di un albero; per la nostra protagonista si tratta della vita vera. L'unico modo che trova per sopravvivere a questo strano mondo è l'aggressività e la violenza, mentre aspetta il momento giusto per scappare.

Superata di molto la metà, e partita l'avventura on the road di Alice, ormai cominciavo a pensare che per la protagonista sarebbe andato tutto bene, avrebbe smesso di soffrire e portato a termine i suoi piani; e invece sono rimasta spiazzata dal colpo di scena, che mi ha fatto pensare al peggio... e quando sembrava che tutto, alla fine, si sarebbe sistemato per il meglio, un altro colpo di scena inaspettato mi ha fatto temere ancora per il peggio... ma al peggio del peggio...
Nonostante non fosse per niente una storia piatta, grazie soprattutto al carattere esplosivo di Alice, sono state queste due sorprese a movimentare in modo incredibile tutta la vicenda. Le sensazioni di panico, agitazione e a tratti terrore, che provava la ragazza in quel momento, mi hanno accompagnato per qualche giorno finita la lettura.

Un romanzo veloce e scorrevole, scritto in un linguaggio molto ricco e ricercato, per nulla pretenzioso, ma piacevole da leggere e si capisce benissimo che l'autrice, Eva Clesis, ha un'ottima conoscenza della lingua italiana.
Il personaggio di Alice è ben delineato e, anche se si tratta di un romanzo breve, si riesce ad avere un quadro generale e preciso della situazione e della sua vita. Una vita caratterizzata da tanti "prima" e "dopo", alcuni più importanti di altri e sui quali si basa tutto il romanzo. Ad esempio il prima e il dopo la morte dei suoi genitori, o il prima e il dopo la sua amicizia con Angelica, oppure il prima e il dopo la sua fuga. Avvenimenti cruciali nel mondo di Alice, che portano rabbia, confusione e conseguenze che non sa gestire.
Il ritmo è incalzante, spinge il lettore a continuare la lettura, per poter scoprire cosa succede alla povera Alice. Alla sera, è stato difficile posarlo sul comodino, per spegnere la luce e dormire, l'avrei letto tutto d'un fiato.

venerdì 18 dicembre 2015

Più LIBRI Più LIBERI 4-8 Dicembre 2015

Palazzo dei Congressi - Roma
Dal 4 al 8 Dicembre si è tenuta al Palazzo dei Congressi di Roma "Più Libri Più Liberi - fiera della piccola e media editoria".
Dopo più di quattro ore trascorse in treno e lo sciopero dei mezzi pubblici a Roma, ho ritirato il mio accredito stampa allo sportello, che mi ha permesso accesso illimitato alla fiera per i due giorni che ho partecipato (venerdì e sabato), e dopo essermi (orgogliosamente) appuntata il pass al maglione sono entrata nel mio personale paradiso.

"Ma vai in fiera a guardare le copertine dei libri?". Domanda fattami da un NON-lettore, e già questo fa capire la pochezza della sua domanda, ma mi ha fatto riflettere:
Perché vado a una fiera del libro? SOLO per i libri?
No, c'è molto di più!!
Per quanto essi siano importanti (in fiera e nella mia vita), non sono stati il punto focale questa volta, come lo erano stati al Salone Internazionale del Libro di Torino, ma Più Libri Più Liberi per me è stata caratterizzata principalmente dalle PERSONE.

Prima fra tutte Simona di Letture Sconclusionate che è stata così gentile da ospitarmi a casa sua. Una casa carinissima, piena di libri (perché vi assicuro che Simona ne ha veramente TANTI di libri) in ogni angolo e due splendidi gatti, morbidi e coccolosi.
Una bellissima amicizia nata tra i nostri due blog, proseguita attraverso tante chiacchiere su Facebook, e in fine concretizzata in questi tre giorni trascorsi in sua compagnia. Per me è stato tutto magnifico e mi è dispiaciuto tantissimo tornarmene a casa.
La ringrazio per tutto: per la sua incredibile gentilezza e disponibilità; per avermi scarrozzata per tutta Roma e per tutto il Palazzo dei Congressi, presentandomi come "Daniela di Appunti di una lettrice" a editori e amici; per avermi fatto conoscere nuove Case Editrici e persone simpatiche; e per tutte le piccole attenzioni che ha avuto nei miei riguardi.
Ha reso la mia esperienza magnifica e per questo credo che ritornerò l'anno prossimo (Simo tieni pronta la brandina per me!!!).

Regalo di Miryam
Simona mi ha presentato Miryam, che trovate su Twitter come @crisidicoscenz. Simpatica e divertente, purtroppo con una leggera avversione per i gatti (soprattutto per quelli di Simona).
Sentirla parlare di letteratura e giornalismo mi ha fatto capire quanto poco ne sapessi di libri in generale e ora desidero fortemente rimediare a questa mancanza.
Mi sono divertita un sacco grazie alla sua personalità, ai suoi aneddoti e ai suoi acquisti che non poteva fare, ma che poi ha fatto lo stesso. E un grazie infinito per il bellissimo "uccellino di Twitter" che mi ha regalato!! (foto qui accanto).

Un altro incontro molto gradito è stata Irene di LibrAngolo Acuto. Vi garantisco che Irene parla proprio come scrive nel suo blog, ma dal vivo è ancora meglio. Una di quelle persone sempre con la battuta pronta, divertente e simpatica, che ti fa sentire a proprio agio, ti mette allegria e, per quanto fosse stanca, era sempre allegra e positiva. Ma non fatevi ingannare dalla sua ironia disarmante, in realtà nel profondo cela lo spirito di una piccola donna ottocentesca.
Passare le giornate e le serate con lei è stato estremamente piacevole.

Libri di Sergio Nazzaro
Simona mi ha presentato Sergio Nazzaro, giornalista e scrittore, che ringrazio ancora, oltre che per i "pipponi" filosofici, anche per avermi regalato due sue opere (di cui vi parlerò sicuramente qui nel blog), ma senza avermele autografate!!!!

E anche Luca Pantarotto, in fiera "portavoce" di NN Editore, ma che trovate anche su Holden & Company.
Con lui abbiamo trascorso una piacevole serata prima al ristorante giapponese e poi a girare in macchina in cerca di un parcheggio adatto a un milanese...(non l'abbiamo trovato).

Felicissima di aver ritrovato Maria di Scratchbook. Il nostro è stato un saluto molto veloce, perché io ero distrutta, avendo dormito poco in quei giorni, e non riuscivo a connettere molto in modo da fare lunghe conversazioni sensate. Così ho deciso di staccarmi dal gruppo e trascorrere la giornata di sabato da sola tra i libri.
Ma è sempre un piacere incontrare Maria, sorridente, solare e, da brava capa del Gruppo di Lettura "scratchmade", è impaziente di farti domande e conoscere le tue risposte.
Prima o poi io e lei ci siederemo insieme d'avanti a un caffè per parlare di noi e di libri (sono fiduciosa!!).
Insieme a Maria c'erano alcuni dei partecipanti al GDL sopra citato, ai quali finalmente ho associato una faccia al nome visto solo su Facebook.
Tra loro ricordo in particolare Paola Sabatini - primaopoifaraiunbloganchetu -  (grazie ancora per avermi detto che sono giovane) e Elena ExLibris del blog Io e Pepe (e libri e altro).

E tante, tantissime altre persone: gli Editori simpaticissimi, disponibili e che credono fermamente nel lavoro che fanno; i lettori che gironzolavano tra gli stand, con i quali ci si scambiava qualche occhiata d'intesa; la ragazza che mi ha fermata per sottopormi un questionario su quanti libri io legga e compri all'anno (ma non puoi farlo ad una fiera del libro... è come tirare in porta senza il portiere!!); e gli addetti all'entrata, che ormai ci conoscevano per nome da quante volte siamo uscite e rientrate.

Questo è quello che soprattutto mi porto a casa da Più Libri Più Liberi, quello a cui ho ripensato con affetto, dal momento in cui sono salita in treno per ritornare nel freddo Nord (Italia); la parte della fiera che ho preferito e adorato e che spero di ritrovare il prossimo anno.

Ma non è tutto, perché non dimentichiamoci che c'erano anche i LIBRI!!
Pochi comprati, ma tanti desiderati...

Subito mi sono fiondata da L'Orma Editore a prendermi la spilletta di Virginia Woolf (in alto a destra nella foto qui accanto), perché al Salone Internazionale del Libro, quando sono arrivata io, le avevano già finite e avevo preso solo quella di Emily Dickinson.

Sempre a Torino avevo stupidamente saltato lo stand di Edizioni Clichy, e quindi mi sono precipitata da loro.
Lo ammetto: avrei voluto comprare tutto. Non solo per la bellezza delle copertine, ma perché è un bel po' che seguo questa Casa Editrice e i suoi lavori mi piacciono.
Mi sono trattenuta ed ho optato per "Last days of Calirornia" di Mary Miller, che desideravo da un po' e che mi hanno detto essere molto bello.

Nuovo scoperta, solo da parte mia, estremamente gradita è stata Las Vegas Edizioni, a cui mi ha avvicinata Simona (lei conosce tutti in fiera) sabato mattina.
Chiedendo loro quale fosse il libro su cui puntavano di più ci hanno proposto "La penultima città" di Piero Calò. Hanno iniziato a descrivercelo con: "E' un distopico..." e io, già da queste semplici parole, mi ero innamorata e avevo deciso di prenderlo!!
Tornando nel pomeriggio a comprarlo, ho deciso di girare la ruota dei premi che avevano allestito nel loro stand ed ho vinto un altro libro!! Così ho scelto "Attraversami" di Christian Mascheroni (anche questo un distopico). Poi sono stati così gentili da regalarmi anche la collana della Las Vegas Edizioni che indosso spesso con molto piacere.
Anche Simona e Irene hanno comprato "La penultima città", quindi aspettatevi una lettura condivisa.

Ho un'amica che intende ricoprire di libri la propria figlia, io la sostengo appieno in questa sua missione e, quindi, ho colto l'occasione di Più Libri Più Liberi per raccogliere molti cataloghi di Case Editrici che pubblicano libri per bambini (ne ho presi veramente tanti).

Sbadata come sono e stordita dalla quantità di gente, e il poco riposo, mi sono dimenticata di comprare un sacco di libri e visitare altri stand.
Iperborea ha sempre ottime proposte letterarie, ma a mio parere sempre troppo care.
Edizioni E/O l'ho proprio saltata a piè pari da scema, senza accorgermene, e pensare che avevo in lista qualche loro libro da prendere.
Ho dimenticato di tornare a prendere "Comunism. Gli ultimi eredi dell'impero" di Valise Ernu alla Hacca Edizioni, dopo che l'avevo adocchiato già venerdì pomeriggio. E mi sono lasciata sfuggire anche "Sembrava una felicità" di Jenny Offill e "Il paradiso degli animali" di David James Poissant, entrambi di NN Editore.
Per non parlare di quelli che ho scoperto una volta arrivata a casa, leggendo i post dei miei amici blogger che, invece, sono più attenti e reattivi in queste situazioni.
Io sono un vero disastro purtroppo...

Quindi eccomi arrivata alla fine di questo resoconto.
Questo è stato il mio Più Libri Più Liberi 2015, tra tanti amici, innumerevoli libri e la conoscenza di nuove Case Editrici.
Come ho già detto ho dimenticato tanti libri, avrò dimenticata altrettante persone e mi sarò persa molto di tutta la fiera, ma vi prometti che l'anno prossimo mi impegnerò di più.