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mercoledì 10 agosto 2016

L'AMORE E' UNA COSA MERAVIGLIOSA di Han Suyin

Il 28 Aprile Sonzogno ha pubblicato questo splendido romanzo in una nuova edizione, nella collana Bittersweet diretta da Irene Bignardi. Questa ripubblicazione ha una nuova traduzione ed è arricchita da una postfazione di Renata Pisu (giornalista, scrittrice e traduttrice italiana, grande esperta della Cina e della sua cultura).
Da questo libro è stato tratto, nel 1955, l'omonimo kolossal hollywoodiano con Jennifer Jones e William Holden.

Han Suyin era una dottoressa metà cinese e metà europea (la madre era belga), era una donna molto bella , più volte maritata, ma lacerata tra Oriente e Occidente nella sua scomoda identità di "mezzo sangue".Dedicò gran parte della sua opera a far conoscere in Occidente la cultura del paese asiatico di cui si sentiva cittadina d'adozione.
Il romanzo "L'amore è una cosa meravigliosa" è fortemente autobiografico, e si svolge a Hong Kong alla fine degli anni Quaranta. Racconta la storia di una donna cinese di buona famiglia, che ha studiato medicina nelle scuole inglesi,  è vedova di un generale cinese e ha una figlia, che si innamora di un giornalista britannico residente in Asia, sposato con figli. La loro risulterà una relazione molto travagliata, circondata dall'ostilità e dai pregiudizi della famiglia di lei e della società circostante.
Sullo sfondo una Cina in subbuglio in cui si agitano le passioni politiche del dopoguerra, l'epopea della guerra civile e la vittoriosa Lunga Marcia dei comunisti di Mao Zedong.

Bisogna ammettere che Sonzogno non perde un colpo e continua a pubblicare, una dietro l'altra, opere stupende e indimenticabili. Questo coinvolgente romanzo non fa certo eccezione. E la postfazione di Renata Pisu è sicuramente un valore aggiunto e permette al lettore di conoscere qualcosa in più sulla storia e la vita privata dell'autrice.

Un romanzo molto corposo perché Han Suyin, oltre alla sua storia d'amore con il giornalista inglese, racconta dei suoi amici e conoscenti costretti a lasciare la Cina a causa della rivoluzione, per rifugiarsi a Hong Kong, una città troppo affollata. Una Hong Kong che cerca di adeguarsi e cresce sempre di più, per poter accogliere e far spazio a tutti i rifugiati. L'isola, territorio inglese ma così vicino alla Cina, è un luogo di stallo, un posto dove occidentali e orientali aspettano che le acque si calmino nel continente per decidere se tornare in Cina o andare altrove. Anche la protagonista è li per lo stesso motivo, anche lei sta aspettando di fare una scelta.
Inoltre racconta, con uno stile semplice e diretto, cosa è accaduto in Cina in quel periodo: le rivolte, le persecuzioni e l'avanzata del comunismo. Una ricostruzione storica accurata, per nulla noiosa e prolissa, da chi l'ha vissuta in prima persona. Grazie a questo abbiamo un quadro generale della situazione e dell'atmosfera che circonda i protagonisti.

L'amore tra Suyin e Mark può apparire poco travolgente, un po' sottotono, un amore senza grandi esplosioni, senza esibizionismo, molto silenzioso e nascosto. E questo mi è piaciuto molto perché rappresenta perfettamente come l'hanno vissuto loro nella realtà: in sordina, senza poterlo sventolare ai quattro venti, solo le persone più care ne erano a conoscenza e lo stesso non tutte approvavano questo rapporto. Era una cosa personale e intima, da vivere intensamente solo tra loro due, perché nessuno avrebbe capito, nessuno avrebbe approvato, nessuno gli avrebbe reso la vita semplice.
La "rottura" tra i due innamorati  è estremamente razionale, onesta, pratica e disincantata, perché loro sono così, perché la situazione li ha portati ad essere così.
Tutta il romanzo sembra statico, senza grandi colpi di scena, molto tranquillo e silenzioso (come la loro storia d'amore), ma in grado di coinvolgere e emozionare fino all'ultima pagina.

Han Suyin è una donna divisa a metà: troppo occidentale per gli asiatici, troppo cinese per gli europei. Lei si sente cinese in realtà; è legata indissolubilmente alla sua terra natia ed è li che vuole tornare una volta che la situazione in Cina si sarà calmata, perché li c'è la sua famiglia, la sua storia, la sua cultura; ma è anche consapevole che tutto ciò è in contrasto con il suo amore per il giornalista britannico.
L'aver studiato in Inghilterra e la sua relazione con Mark,, "le fanno notare" che il suo cuore è in parte occidentale e un po' lo è anche la sua mente. Il suo essere "mezzo-sangue" le permette di vedere con chiarezza e oggettività i lati positivi e negativi di entrambe le culture. Ma alla fine si sente comunque più affine a quella che l'ha cresciuta: quella cinese; con il suo popolo, le sue leggende, le sue credenze, la sua mentalità che le è entrata sotto pelle, in profondità, e fa parte di lei per sempre, così difficile da abbandonare.

In fanale non si tratta più delle differenze tra due persone, tra due singoli individui che provengono da parti del Mondo diverse; ma delle differenze e contrasti tra due popoli e culture opposte, che cozzano tra loro e non riescono a unirsi e completarsi a vicenda. Di questo parla questo splendido romanzo. Gli argomenti al suo interno sono molteplici e le riflessioni che ne derivano sono ancora di più. Ma ciò che Suyin e Mark insegnano al lettore è che quando si incontrano due mondi così diversi, l'unica cosa che li può unire è solo un grande amore.

venerdì 27 maggio 2016

POMODORI VERDI FRITTI AL CAFFè DI WHISTLE STOP di Fannie Flagg

Vidi il film "Pomodori verdi fritti alla fermata del treno" molti anni fa, ero ancora una bambina e mi piacque molto. Ancora  oggi lo riguardo con piacere ogni volta che lo trasmettono in TV. Quindi mi sembrava il momento per leggere il romanzo di Fannie Flagg dal quale è stato tratto il film.
Se devo essere sincera mi aspettavo qualcosa di diverso. Non fraintendetemi, mi è piaciuto, e molto, ma è diverso dal film in molti punti (punti fondamentali, a mio avviso). E grazie a questo molte cose che conosco su Whistle Stop ora, sono diverse da ciò che ho creduto e intuito dal film negli ultimi anni... Ma andiamo con ordine.

Evelyn Couch è infelice. Ha quarantotto anni e si considera una donna delusa e insoddisfatta dal matrimonio e dalla vita. Poi un giorno, nel corso di una visita alla suocera ricoverata in casa di riposo, fa la conoscenza della signora Ninny Threadgoode: e davanti ai suoi occhi stanchi si spalanca un mondo nuovo. Il mondo di Whistle Stop, una comunità di emarginati, amabili sognatori e stravaganti che cinquant'anni prima la signora Threadgoode ha visto raccogliersi intorno al piccolo Caffè vicino alla stazione. A gestirlo è una singolare coppia al femminile composta dalla dolce Ruth e da Idgie, bisbetica e perennemente in lite con il mondo.
Il romanzo racconta di come il Caffè divenne l'unico locale in Alabama frequentato sia dai negri che dai membri del Ku Klux Klan; di come Bill Ferrovia, il bandito senza volto, continuò per anni a rubare cibo dai treni merci per donarli alle vittime della Grande Depressione; di come Idgie e Big George furono accusati e processati per omicidio...
Ma è soprattutto la storia di come Idgie, Ruth e gli altri personaggi che affollano i ricordi della signora Threadgoode riescano ad entrare nella vita di Evelyn. La forza della loro esistenza si trasmetterà alla donna, e l'esempio del calore e del mutuo rispetto che li hanno animati riuscirà a restituire un senso alla sua esistenza.

Fannie Flagg narra le vicende degli abitanti di Whistle Stop attraverso la voce della signora Threadgoode: arzilla vecchietta con una memoria molto lucida, ma che si confonde ogni tanto a causa dell'età.
Il continuo passaggio tra passato, raccontando un arco di tempo che va più o meno dagli anni Venti agli anni Sessanta, e il presente, che si svolge negli anni Ottanta, viene spesso alternato da un simpatico bollettino settimanale scritto dalla signora Dot Weems, che risulta utile anche per capire alcuni piccoli avvenimenti e la vita della comunità dell'Alabama di quegli anni.
La storia del Caffè, di Whistle Stop e dei suoi abitanti non è lineare, ci sono molti salti avanti e indietro e io vi consiglio di tenere d'occhio le date che vi aiuteranno a collegare tutti gli avvenimenti (anche se io ho notato che alcune date non coincidono e non so se è un'errore della scrittrice o della traduzione). Mentre le vicende di Evelyn Couch, la parte ambientata nel presente anni Ottanta, sono raccontate passo passo e si può seguire facilmente la sua crescita ed evoluzione. Perché avrà una grande trasformazione. Una donna timida e remissiva di 48 anni, la cui vita le è scivolata davanti senza che lei se ne accorgesse; un po' depressa per aver fatto tutto ciò che la società si aspettava da lei e ritrovandosi, alle soglie della menopausa, con la terribile sensazione di non aver vissuto per niente, costretta in una specie di limbo incapace di andare avanti. L'amicizia con la signora Threadgoode, le sue storie appassionanti caratterizzate da personaggi forti e indipendenti, la aiuteranno a mettersi di fronte a uno specchio e decidere di cambiare il proprio futuro.

Scritto in modo scorrevole e con capitoli molto brevi e veloci, riesce a tenervi incollati alle pagine, appassionandovi alla storia di Idgie e Ruth e di tutti quei simpatici e curiosi personaggi che ruotano intorno a loro. La curiosità di scoprire le loro vicende e cosa accade vi spingerà a leggere questo romanzo tutto d'un fiato, incapaci di posarlo. E una volta finito anche voi, come Evelyn, sentirete una certa nostalgia per quei tempi passati e quelle persone che non ci sono più.
La bravura della Flagg sta anche nel riuscire a parlare di argomenti importanti e complicati con naturalezza e semplicità, senza tanti giri di parole, e allo stesso tempo far passare messaggi incisivi che vi porteranno a grandi riflessioni.

Questo romanzo, anche se ambientato in epoche diverse tra loro e dalla nostra, resta comunque molto attuale. Le tematiche trattate sono comuni ancora oggi, sotto alcuni punti di vista.
E' sicuramente un romanzo femminista. Ad esempio, a metà libro c'è un momento catartico per Evelyn, molto significativo e con molte riflessioni, che la portano a una svolta. La protagonista arriverà finalmente a prendere in mano la sua vita, rivoluzionandola completamente. Si creerà anche un divertente alter ego, Towanda, paladina delle ingiustizie e del femminismo; a volte un po' troppo estremista nelle sue idee, ma è comprensibile che la cosa le sfugga di mano ogni tanto dopo tutti gli anni di "repressione" che ha vissuto. Fatto sta che più tardi aggiusterà meglio il tiro e questo la porterà ad essere una donna più consapevole di sé e del mondo che la circonda, più equilibrata e positiva.
Il messaggio finale è sicuramente che non esiste un modo giusto per essere donna (ma vale anche per gli uomi, eh), l'importante è non fare le cose perché te lo dice qualcuno o perché è quello che la società si aspetta da te, ma dobbiamo essere noi a decidere come vivere la nostra vita e ogni scelta va bene, basta che ci renda felici. Non esiste una via giusta, esiste solo la via fatta per noi.

Si parla anche di uguaglianza. Idgie e Ruth, nel loro Caffè, trattano tutti allo stesso modo, senza distinzioni, senza pregiudizi. La stessa relazione omosessuale tra loro due è ben accetta da tutti, da subito, senza scenate o accuse, senza isolarle, e soprattutto senza giudizi non richiesti.
E' strano credere che questo possa essere successo nella chiusa e bigotta comunità del profondo sud degli Stati Uniti, intorno agli anni Trenta e Quaranta. E' strano perché è una cosa che fatica a succedere anche oggi che siamo nel 2016 (purtroppo!!!). Ma vi assicuro che la cosa appare estremamente naturale e inevitabile, che non faticherete a credere che le cose possano essere andate veramente così, anche in quegli anni.

Altro argomento trattato, e molto importante, è quello del razzismo. La situazione degli afroamericani in quel periodo non era certo delle migliori e l'autrice non lo nasconde affatto. Le cose erano molto complicate e pericolose (anche solo per la presenza del Ku Klux Klan), le persone di colore venivano trattate diversamente, poco considerate e isolate dal resto della popolazione, costrette a fare i lavori più umili e vivere in baracche. Ma Fannie Flagg crea una sorta di paradiso su carta, una sorta di zona franca, che è il Caffè di Whistle Stop, gestito da Idgie e Ruth, due donne emancipate e intelligenti, pronte a sfidare le convenzioni sociali e accogliere chiunque nel loro locale a braccia aperte.
"Pomodori verdi fritti al Caffè di Whistle Stop" insegna a non giudicare una persona dal colore della pelle, dal sesso, o dall'orientamento sessuale. E volete dirmi che non è estremamente attuale??!!!

Qualche veloce paragone e considerazione sul film che ne è stato tratto agli inizi degli anni Novanta (e il cui titolo è stato modificato in "Pomodori verdi fritti alla fermata del treno"). Ci sono molti punti in comune tra le due opere, il senso generale della storia è lo stesso, ma hanno anche molte cose che le differenziano.
Quella che nella versione cinematografica è una semplice amicizia, se pur forte e molto stretta, ma sempre e comunque un'amicizia tra Idgie e Ruth; nel romanzo è una relazione intima, una vera e propria storia d'amore. Il rapporto tra le due ragazze nasce immediatamente, e non tramite il fratello di Idgie (Buddy) come viene raccontato nel film. Infatti Idgie scappa di casa e si isola dal resto del mondo a causa della partenza di Ruth, e non per la morte del fratello (motivazione data nel film).
I personaggi nel libro sono moltissimi, e tanti non vengono nemmeno citati nel film, tutti ben delineati ed estremamente realistici, con i loro pregi e soprattutto i loro difetti. Ognuno di loro, a suo modo, è importante per la storia e il suo svolgimento.
Nel film sembra succedere tutto molto velocemente, più o meno in una quindicina di anni, e poi non si sa più nulla delle vite dei protagonisti; mentre il romanzo copre un arco temporale di quasi quarant'anni (con qualche accenno al presente), in questo modo al lettore è permesso di seguire l'intera vita (o quasi) dei personaggi.
In più il finale è diverso, e mi fermerò qui perché non voglio aggiungere altro e rovinarvi la magia e l'incanto di questo splendido libro, o film se preferite (io ora li amo entrambi!!)

Con un titolo del genere mi aspettavo che il cibo avesse una parte rilevante, e per alcuni versi è così, visto che Evelyn non fa altro che ingozzarsi di cibo spazzatura per tutta la storia; ma in qualche modo credevo che sarebbe stato più presente nei racconti della signora Threadgoode, nella vita delle due protagoniste e nel loro Caffé. In compenso però, alla fine del libro potrete trovare la ricetta originale dei famosi pomodori verdi fritti, tanto apprezzati dagli abitanti di Whistle Stop. Da provare assolutamente!!

Mi voglio concentrare di più su libri come questo: che riescono a parlare di argomenti importanti, ma sotto una luce più tenue e meno noiosa, accessibile a tutti; che fanno riflettere su idee e pregiudizi che nessuno dovrebbe più avere ai giorni nostri, ma che purtroppo resistono ancora; libri che con le loro pagine leggere e le delicate parole possono abbattere muri pesanti ed eretti troppo tempo fa; che ti avvolgono nei loro messaggi positivi e ti fanno sperare in un mondo migliore per tutti. Da ora in poi le cose possono (e devono) solo migliorare.

martedì 22 marzo 2016

STUPORE E TREMORI di Amélie Nothomb

Ogni tanto mi piace leggere qualcosa di più leggero, che mi faccia anche ridere. Un romanzo veloce e ironico, che mi faccia trascorrere qualche ora spensierata e rilassante, senza impegnarmi troppo.
"Stupore e tremori" di Amélie Nothomb, consigliato da una mia cara amica, sembrava promettermi tutto questo, ma in realtà non è stato così divertente leggerlo.

Il racconto corrosivo e surreale di un anno di lavoro in una grande multinazionale giapponese, la Yumimoto (nome di fantasia):
la giovane neoassunta Amélie, felice di aver realizzato il sogno di lavorare nel paese in cui è nata, si trova alle prese con la ferocia degli automatismi della burocrazia aziendale nipponica.
Dapprima incerta di fronte agli insensati soprusi dei superiori, poi sempre più disincantata, quasi irridente nel proseguire la sua impresa, che si rivela una catartica discesa agli inferi dell'umiliazione. Un'esperienza di degrado assoluto vissuta con il sorriso beffardo di chi non riesce a sentire offesa la propria dignità.
E tra tutti gli spettatori della sua incredibile parabola, spicca la figura flessuosa e bellissima di Fubuki, sua supervisore, e donna estremamente competitiva e determinata.

Figlia di un ambasciatore belga, Amélie Nothomb trascorre la sua infanzia in Giappone per poi trasferirsi in Cina per ragioni diplomatiche. La famiglia si stabilisce a Bruxelles quando lei ha 17 anni e, una volta laureatasi in filologia classica, decide di tornare in Giappone e lavorare come traduttrice in una grande azienda di Tokyo.
Questo suo romanzo è, praticamente, la biografia romanzata del suo anno di lavoro nel paese del Sol Levante. Per tutti i suoi libri lei prende ispirazione dalla sua vita personale e quindi risultano tutti autobiografici.

Non aspettatevi il resoconto di una scalata al successo, perché non si tratta proprio di questo, ma è più una discesa verso gli inferi, una vera e propria caduta libera verso il gradini più bassi dell'occupazione. Amélie subisce una serie di scorrettezze, cattiverie, umiliazioni, lavori impossibili e mobbing da parte dei suoi superiori, che la porteranno a convincersi di essere una povera minorata mentale.
Almeno a me, non ha fatto proprio ridere, ma più che altro sorridere, perché in alcuni punti mi ha fatto molto innervosire vedere come veniva trattata da tutti.
Ad un certo punto lei dice che un occidentale si sarebbe licenziato subito per ciò che subiva, mentre un giapponese no, per lui sarebbe stato un disonore. Quindi lei decide di sopportare tutte queste angherie per non perdere la faccia di fronte a tutta l'azienda.
Un atteggiamento coraggioso e onorevole da parte sua, ma dove finisce l'onore e comincia l'amor proprio, il rispetto per sé stessi? Si è veramente disposti a sopportare un anno di "torture" e cattiverie per non perdere l'onore di fronte a persone che non si rivedranno mai più? Per conformarsi a una cultura diversa dalla propria, che non fa alcuno sforzo per far spazio a te e al tuo essere? Personalmente non so se sarei in grado di mandare giù tanti rospi, ma la Nothomb ci riesce egregiamente, prendendola con filosofia, ironia e un pizzico di determinazione.

Inevitabile il continuo paragone tra cultura occidentale e nipponica, soprattutto per quanto riguarda l'ambiente lavorativo e tutte quelle regole non scritte che lo gestiscono e caratterizzano. Spaventoso quanto le gerarchie contino all'interno dell'azienda giapponese e quanto la competizione sia feroce, spietata e soprattutto sleale. Amélie non riceve alcun sostegno o solidarietà da parte di nessuno. Per ogni cosa è lasciata a sé stessa, deve contare solo sulle sue forze e non può chiedere aiuto a nessuno (tanto non glielo darebbero lo stesso). I compiti che le vengono assegnati sono sempre più difficili, fino all'incredibile declassamento ad addetta alle pulizie dei bagni.

Oltre a qualche sorriso qui e là, sono dovuta arrivare a metà libro per incontrare qualcosa che mi facesse sorridere (non credo sia un'ironia che mi appartiene), si fa fatica a credere che sia autobiografico a causa delle incredibili vicende che accadono ad Amélie. Un'esperienza vera e stupefacente che ti fa pensare: "Io come avrei reagito? Con dignità e sottomissione come lei? O avrei mandato tutti a quel paese?".
Interessante il titolo perché richiama il modo in cui bisogna presentarsi di fronte all'imperatore del Giappone: con stupore e tremori. E Amélie Nothomb ne fa una filosofia di vita lungo tutta la narrazione.

mercoledì 24 febbraio 2016

ALLEGIANT di Veronica Roth

E' ora di fare il punto della situazione, tirare le fila della storia, perché siamo alla fine della trilogia di Veronica Roth. Dopo Divergent e Insurgent, ora è il momento di Allegiant. E poi abbiamo finito, ve lo prometto, perché non leggerò "Four", mi rifiuto (e probabilmente capirete il perché leggendo la recensione).
Questa volta non mi tratterrò dal fare spoiler, perché ho alcuni sassolini nella scarpa che mi devo togliere ad ogni costo. Quindi lettore avvisato, mezzo salvato.
Il film di Allegiant non è ancora uscito nelle sale (9 marzo 2016) e quindi non potrò fare un confronto tra pellicola e romanzo, ma qualcosina sono riuscita a captare qui e là e ve ne parlerò.
Vediamo ora la trama, per ricordarci dove eravamo rimasti e cosa succederà adesso.

Dopo la proiezione del video di Edith Prior, in cui rivelava alla popolazione dell'esperimento messo in atto dalle persone fuori le mura della città e dell'importanza dei Divergenti, scoppiano dei piccoli tumulti velocemente sedati.
Jeanine Matthews è stata uccisa, il sistema di fazioni non esiste più e il controllo della città è in mano a Evelyn (madre di Tobias) e agli Esclusi.
Il clima non è dei più pacifici, anzi. Alcuni vorrebbero il ripristino delle fazioni e si uniscono tra loro, facendosi chiamare Alleanti, per deporre gli Esclusi dal potere.
Tris e Tobias, insieme a Christina Peter e Caleb, decidono di uscire dalla città e capire finalmente cosa si nasconde oltre la recinzione, come è il mondo all'esterno.
Quello che scopriranno cambierà per sempre la loro visione del mondo. Una volta accolti al "Dipartimento di sanità genetica" il gruppo scopre che il governo è ormai molto debole a causa di una guerra civile, che aveva visto contrapporsi persone geneticamente modificate a persone dai geni "puri". Dopo la guerra, il Dipartimento tentò di ripristinare la purezza genetica con degli esperimenti, in varie città, come quello di Chicago. Tris viene a conoscenza anche del passato di sua madre. Ora tutto è più chiaro e il Dipartimento sembra un buon posto dove finalmente fermarsi, ma non è proprio così e la loro città, il loro mondo, l'unico mondo che conoscono (e che in fondo amano) è di nuovo in pericolo. La minaccia questa volta viene dall'esterno e promette di essere terribile.

Torniamo un attimo indietro e ricapitoliamo alcuni punti. Anche perché ci sono delle differenze evidenti tra film e romanzi.
Il video. Nel romanzo il video è già nelle mani di Jeanine, si capisce anche che lei l'ha visto, sa di cosa si tratta e non vuole che nessuno ne venga a conoscenza. Ok, ma allora perché non lo distruggi? Visto che interferisce con i tuoi piani di "concvista di mondo" e uccisione di tutti i Divergenti, perché non te ne liberi? E poi, hai rotto le scatole per due libri interi, in cui volevi essere la regina suprema di tutto l'universo, e mi muori da cretina, uccisa da una che non è nemmeno la protagonista, ma una comparsa che passava in quel momento...
Nel film, a parte il fatto che Jeanine non muore (presumo che la rivedremo nel terzo), lei è in possesso di una strana scatola tutta incisa, che si apre solo quando Tris, catturata e torturata perché una Divergente al 100%, risulta idonea a tutte le fazioni (più o meno). Una volta aperta, questa scatola proietta automaticamente il video di Edith Prior in tutta Chicago. Questo ha un suo senso, perché in questo modo si vede anche la sorpresa di Jeanine nell'ascoltare questo messaggio, non se lo aspettava, non aveva idea che le cose fossero così. Se l'avesse saputo, probabilmente, avrebbe distrutto la scatola, no?
Non so, ma secondo me questa cosa ha più senso nel film che nel romanzo.
E poi, questo filmato avrebbe dovuto scatenare la terza guerra mondiale: insomma, ti dicono che il tuo mondo è tutto una farsa, è tutto studiato a tavolino per poter creare più Divergenti possibili; io un minimo di panico e caos generale me lo aspettavo... e invece, niente. Calma più totale. Sì, qualcuno prova a ribellarsi, ma non con molta convinzione e viene presto zittito.
Tris, che dovrebbe essere la più coinvolta visto che quella nel video probabilmente è una sua antenata, chiamandosi Prior, non fa una piega. Il suo primo pensiero in mezzo a tutta sta confusione qual è??? Ma naturalmente uscire per un vero appuntamento con Tobias, perché non hanno mai avuto la possibilità di farlo... (pausa per reazione).

Finalmente qualcuno comincia a pensare che è meglio uscire dalla recinzione e capire che cavolo sta succedendo là fuori. Cioè seguire le indicazioni di Edith Pior. Ma ce lo fanno sudare questo momento, perché prima ci sono un sacco di cose assolutamente trascurabili che l'autrice ci vuole raccontare. Naturalmente Tris e Tobias si offrono per andare loro in cerca della verità  e qui qualcuno mi deve spiegare perché ci portiamo dietro anche Caleb e Peter. Due personaggi che stanno sulle scatole a tutti e che non fanno nulla per farsi voler bene. In più non hanno questa grande utilità nel corso della storia. E allora perché non li lasciamo a casa a cuocersi nel loro brodo?

Appena arrivati al "Dipartimento di sanità genetica" (una sorta di gigantesco Grande Fratello, che tutto sa e tutto vede), senza tanti preamboli e sorprese, ci viene spiegato tutto quello che è successo, nel momento esatto in cui ce lo aspettiamo.
L'autrice usa il metodo dello "spiegone": cioè un personaggio X a caso, magari appena comparso, comincia a parlare e attraverso il suo luuuungo discorso ci spiega tutti gli avvenimenti importanti che ci hanno portati fino a quel punto.
Non so se sarebbe stato meglio metterci a conoscenza dei fatti in un altro modo, ma almeno avrebbe potuto renderlo più interessante e meno piatto. Infondo stiamo parlando del momento clou, in cui tutte le carte vengono svelate e si scoprono gli altarini, almeno non farmi sbadigliare mentre lo leggo.
E dopo questo? Niente. Torniamo a far girare i pollici ai personaggi ancora per qualche capitolo.
A questo punto la Roth introduce un personaggio assolutamente inutile, Matthew, ma affetto da un'evidente diarrea verbale, che spiattella a Tris e Tobias qualsiasi cosa riguardi il Dipartimento, l'esperimento e il mondo esterno. Ma statti zitto un po' e fammi scoprire le cose man mano, no? E non parliamo del personaggio di Nita (all'anagrafe Juanita), vogliamo parlarne? No dai, non fatemi dire nulla su quella ochetta inconcludente.

In questo terzo capitolo c'è un cambio di registro. Non leggiamo solo il punto di vista di Tris, ma anche quello di Tobias (due paranoici invece di uno). A capitoli alterni, possiamo scoprire anche ciò che pensa e vive Tobias, e qui Veronica Roth mi rovina drasticamente il ragazzo. Speravo di riuscire a conoscerlo meglio e a scoprire alcuni suoi lati oscuri, invece risulta un personaggio poco interessante e pieno di pippe mentali, che lo rendono insicuro, noioso e bidimensionale. Nel momento in cui scopre di non essere un Divergente, apriti cielo, si trasforma in un paranoico depresso e fastidioso. E cosa fa per esorcizzare questa delusione? per dimostrare che comunque lui vuole essere intelligente, coraggioso, altruista, onesto e pacifico? Si unisce a un gruppo di ribelli incazzosi che vogliono far saltare in aria tutto.
Era decisamente meglio visto attraverso gli occhi di Tris. Per questo motivo non ho nessuna intenzione di leggere anche il quarto romanzo intitolato "Four", perché se Tobias è così non ce la posso fare a sopportarlo per un altro libro.

Mi è piaciuto il finale (che non vi rivelerò, perché non sono così bastarda), l'ho trovato coerente e ideale per il libro. Voci di corridoio mi hanno detto che nel film verrà cambiato e sono curiosa di vedere come faranno e se funzionerà allo stesso modo. Ma dovremo aspettare fino al 2017, perché come sapete, l'ultimo capitolo è stato diviso in due parti. Sono comunque curiosa di vedere la prima parte, perché solo dal trailer mi sono accorta di molti cambiamenti più drastici, forse, rispetto a Insurgent.
Nel romanzo, avrei evitato volentieri l'Epilogo. Di solito mi piace sapere cosa accade ai protagonisti ad anni di distanza, ma in questo caso avrei fatto anche a meno, perché il finale andava bene così, senza aggiungere altro.

Tris mi è sembrata un personaggio meno incisivo del solito, poco incline a porsi delle domande e a cercare le risposte; una volta scoperto qualcosa sul passato di sua madre, chi se ne frega del resto.
Comunque questo terzo romanzo è migliorato rispetto al secondo, che come sapete l'avevo trovato noioso e vuoto. Almeno in questo sembra esserci un po' più di azione e sostanza, viene finalmente spiegata la storia della guerra civile e del perché Chicago sia divisa in fazioni. Non mi aspettavo certe rivelazioni, ma come al solito Veronica Roth non ha sfruttato appieno tutto il materiale che ha messo sul piatto. Questo romanzo, ma anche tutta la trilogia, poteva essere molto di più. Il mio preferito rimane sempre il primo, forse perché era la novità.
In Allegiant il tema cruciale è lo scontro tra chi vuole il cambiamento e chi invece preferisce rimanere nel passato, in un sistema rassicurante che si conosce. Ma a volte il cambiamento è inevitabile, perché gli equilibri presenti precedentemente si sono ormai rotti e i tempi sono fertili per una rivoluzione. In questo caso bisogna affrontarlo e sapersi adattare al nuovo mondo che si dipana davanti.

lunedì 22 febbraio 2016

INSURGENT di Veronica Roth

Continuiamo con la trilogia di Divergent di Veronica Roth parlando del secondo capitolo, Insurgent. Vi anticipo che non è il mio preferito, anzi. Se già il primo non mi aveva convinto fino in fondo, questo ha diminuito molto il mio interesse per tutta la storia. In più credo che non sarà una recensione priva di spoiler, qualcosa mi scapperà sicuramente, quindi fermatevi qui se non volete rischiare.
Ma andiamo con ordine e ripartiamo da dove avevamo lasciato Tris e i suoi compagni.

Dopo aver interferito con i piani di Jeanine Matthews e aver bloccato la simulazione che costringeva gli Intrepidi ad uccidere gli Abneganti; Tris e Tobias/Quatto, insieme a Caleb Marcus e Peter, si rifugiano dai Pacifici, fuori le mura della città.
Quando arriva una delegazione di Intrepidi ed Eruditi per catturarli, i protagonisti riescono a scappare, per nascondersi presso gli Esclusi. Qui Tobias farà una sconvolgente scoperta: la leader degli Esclusi è sua madre, Evelyn, che lui credeva morta.
Dopo essere stati arrestati, processati e in seguito liberati dai Candidi, Tris e Tobias collaborano con gli altri Intrepidi per fare un attentato agli Eruditi; trasferendosi tutti di nuovo nel quartier generale degli Intrepidi, non avendo più bisogno della protezione dei Candidi.
E' qui che Tris, insieme a Christina e altri Eruditi, e all'insaputa di Tobias, decide di aiutare Marcus a entrare nel quartier generale degli Eruditi per cercare un video molto importante per tutta la società, che forse potrebbe spiegare la smania di potere di Jeanine. Ma non sarà semplice trovarlo, perché nessuno sa della sua esistenza e la leader degli Eruditi è disposta a proteggerlo a costo della sua vita.

Oltre ad alcune scelte di parole accostate in modo discutibile, come ad esempio quando descrive l'odore di Tobias, in questo libro non succede praticamente nulla. Come in Divergent, l'evento clou è alla fine, negli ultimi capitoli, ma almeno nel primo libro c'era tutta la sua evoluzione e l'addestramento per diventare un'Intrepida. Qui non fanno altro che farsi un sacco di pippe mentali, prendere decisioni stupide e dire quanto è figo Tobias/Quattro. Che, credetemi, mi piace Tobias (soprattutto l'attore che lo interpreta nel film), sono del movimento "più Tobias per tutti!!", ma qui, quelle poche volte che compare, è una specie di oggetto sessuale per Tris. Che poi, questo tira e molla tra i due è snervante: se non vuoi dargliela, smettila di saltargli addosso ogni tre per due come un polipo in calore e poi allontanarti piagnucolando!!

In più, finalmente entrano in scena gli Esclusi e, come ci ha già abituati, la Roth non si dilunga per niente nelle descrizioni. Nemmeno un minimo di accenno alla loro organizzazione sociale e politica, oppure a cosa fanno, pensano o dove vivono. L'unica cosa in cui si perde è lo svilente rapporto tra Tris e Evelyn (madre di Tobias) in cui nessuna delle due ne esce bene, perché sembrano sterili litigate tra nuora altezzosa e suocera stronza, per decidere chi è più importante nella vita di Tobias.

Alla fine sembra un gran minestrone, succede tutto frettolosamente, ma anche in modo piatto e poco avvincente. Secondo me, è stato gestito meglio nel film, infatti, mentre leggevo credevo di aver visto il film sbagliato, perché le differenze sono molto evidenti. In quest'ultimo sono riusciti a sfoltire il romanzo di tante cose inutili, pur mantenendo intatta la trama e il significato della storia, e tutto appare più scorrevole e incisivo.

Resta comunque una storia interessante, ma non è stata sviluppata appieno ancora una volta. L'autrice avrebbe potuto approfondire alcuni argomenti cruciali, dare qualche nozione in più, spiegare cosa sono 'sti benedetti Divergenti!!
Invece di far girare i pollici ai protagonisti per gran parte del romanzo, poteva far in modo che Tris si informasse e scoprisse di più sui Divergenti e tutta la società delle fazioni, farla studiare e far uscire di più il suo lato Erudita, che invece si limita solo a farla essere un po' più logica rispetto a tutti gli altri.

Della trilogia, Insurgent è quello che mi ha colpito e piaciuto di meno, e per questo mi è rimasto anche meno impresso. Ma il messaggio che traspare da queste pagine è sempre importante e potente: la lotta contro il potere di pochi sui molti; l'importanza di opporsi al totalitarismo, in qualsiasi forma si manifesti; di credere in se stessi e nelle proprie convinzioni, se si è dalla parte del giusto.

mercoledì 17 febbraio 2016

DIVERGENT di Veronica Roth

Finalmente arrivo anch'io a questa trilogia. Ne hanno parlato anche i sassi ormai e tra poco uscirà al cinema il terzo capitolo (prontamente diviso in due per aumentare gli incassi). Ma lo sapete benissimo che io arrivo sempre dopo, raramente sono sul pezzo, è la mia caratteristica, amatemi anche per questo.
Fatto sta che ora sono qui a parlarvi di "Divergent": primo capitolo della trilogia (che per me resterà una trilogia, non sarà mai una saga, e il motivo ve lo spiegherò nella recensione di "Allegiant").

Beatrice Pior vive a Chicago in un futuro post apocalittico imprecisato. Per proteggersi dalle minacce esterne, la popolazione ha costruito una recinzione tutt'intorno alla città. All'interno la società è divisa in cinque fazioni, ognuna delle quali è consacrata a una virtù: i Candidi, onesti e sempre sinceri, si occupano della legge; i Pacifici, gentili e mai aggressivi, sono assistenti sociali, consulenti e coltivatori di terre; gli Eruditi, dedicano la vita alla conoscenza e alla cultura, fanno gli insegnanti, gli scienziati e i ricercatori; gli Abneganti sono altruisti e al servizio degli altri, per questo gli è stato affidato il governo; gli Intrepidi, coraggiosi e forti, si occupano dell'ordine e della sicurezza della città.
Esiste anche un altro gruppo, gli Esclusi, coloro che non appartengono a nessuna delle altre fazioni e vivono nei sobborghi in povertà, assistiti solo dagli Abneganti.
Beatrice, Abnegante di nascita, ora che ha sedici anni deve decidere a quale fazione apparterrà per il resto della sua vita, con il rischio di rinunciare per sempre alla sua famiglia. Ma il test che dovrebbe indirizzarla verso l'unica strada a lei adatta si rivela inconcludente; in lei non c'è un solo tratto dominante, ma addirittura tre. Beatrice è una Divergente e lo deve tenere segreto, perché questa "anomalia" potrebbe costarle la vita. Nonostante questo, Beatrice decide di seguire il suo istinto ed entrare negli Intrepidi, cambiando il suo nome in Tris e impegnandosi al massimo per far parte di questa fazione così diversa da quella dei suoi genitori.

Dopo le prime pagine, le parole e lo stile di Veronica Roth spariscono dietro alle immagini mentali che appaiono durante la lettura. Non che il modo di scrivere dell'autrice sia brutto, è solamente semplice e passa in secondo piano rispetto alla storia. Presi dalle vicende di cui si sta leggendo, non si nota come è scritto il libro.
Con la lentezza della narrazione del romanzo, rispetto al film, i personaggi vengono caratterizzati meglio. Alcune cose che non capivo perché accadessero nel film, nel libro sono più chiare e sensate; come ad esempio la storia d'amore tra Tris e Quattro, che possiamo veder nascere e crescere con più particolarità rispetto a ciò che ci viene mostrato nella pellicola.
Il tutto è molto lento, ma credo che abbia un senso. La Roth spende molti capitoli a descrivere l'addestramento di Tris per diventare un'Intrepida, ma questo ci fa capire quanto sia difficile per lei e ci aiuta anche a comprendere meglio tutto il mondo degli Intrepidi. Purtroppo tutto questo va a discapito di una improvvisa accelerazione nel finale, dove tutto precipita e succede molto velocemente.
Nel film il ritmo mi sembra più costante e fluido. Anche il finale è leggermente diverso dal libro e, personalmente, l'ho preferito, trovandolo più avvincente.

Tris viene considerata tanto intelligente e matura, dai personaggi del romanzo e dall'autrice stessa (e la maggior parte delle volte lo è veramente), ma a volte è estremamente in contraddizione con queste sue caratteristiche. Come quando si bacia per la prima volta con Quattro e non capisce che non possono sbandierare il loro amore davanti a tutti, comportandosi così come una bimbetta delusa e isterica, perché lui non la caga e si comporta solo come il suo istruttore.
Una cosa che ho notato è quanto a Tris venga naturale vestire i panni di Intrepida, pensare e ragionare come un Erudita, mentre non le è così spontaneo agire da Abnegante. Per farlo deve sempre pensare a cosa farebbero i suoi genitori, non è automatico per lei come invece dovrebbe essere. Siamo sicuri che in lei ci siano tre tratti dominanti? Qualche dubbio viene e secondo me, l'autrice doveva porre più attenzione a questo fatto.

Un'ottima idea di partenza, ma Veronica Rith non la porta fino in fondo. Ci troviamo di fronte a un distopico che si crede tale, ma non lo è del tutto. Alcune cose non vengono approfondite (come la storia dei Divergenti, o che guerra ha portato a questa situazione, oppure da chi o da cosa la barriera ci protegge?), tutto viene buttato dentro nella storia e lasciato un po' in sospeso, per dare più spazio alla vita adolescenziale e piena di paturnie di Tris. Per questo è un libro confinato tra le letture per adolescenti, quando invece avrebbe potuto avere tutte le carte in regola per essere preso in considerazione anche dagli adulti, se solo si fosse fatta più attenzione ad alcuni particolari.
Voi direte: "Beh...è una trilogia, le cose le spiegherà sugli altri capitoli". Non è proprio così, ma ne riparleremo più avanti nelle altre recensioni.

Nonostante questo, Tris mangia i risi in testa a Katniss (di Hunger Games). Dove quest'ultima risulta più una pedina in mano ai potenti, Tris prende le sue decisioni  autonomamente, assumendosi le sue responsabilità e rischiando in prima persona tutto ciò che ha, ribellandosi a chi comanda, per le giuste ragioni.
Divergent ci parla del lottare per qualcosa in cui si crede, che si ritiene giusto, quando si è dalla parte del bene. Di quanto questo sia difficile e che pretenda un prezzo da pagare, a volte molto alto. Che la diversità non è qualcosa da temere o eliminare, ma da accogliere e valorizzare. Che si deve sempre contrastare la cattiveria umana, l'ignoranza e la smania di potere di alcuni.
Perché il pensare fuori dagli schemi ti può rendere libero, unico e magnifico.

venerdì 25 dicembre 2015

CALENDARIO DELL'AVVENTO LIBROSO #25

BUON NATALE!!!!

Il grande giorno è arrivato!! Oggi è il 25 Dicembre: il giorno di Natale!! E con oggi si conclude il Calendario dell'Avvento Libroso, che ci ha accompagnato in questo ultimo periodo dell'anno. Spero che questo mio piccolo progetto vi sia piaciuto, vi abbia fatto compagnia e abbia reso il vostro periodo natalizio un po' più speciale e interessante.
Oggi sarete tutti estremamente impegnati, tra pranzi e cene, scambi di regali, visite a parenti e amici per gli auguri e molto altro ancora. Quindi, velocemente, vi auguro una giornata splendida e speciale, piena di gioia e amore, ricca di sorprese e allegria, circondati da chi amate di più!!
In tutta questa baraonda, non dimenticatevi dei LIBRI. Amici preziosi di carta, che i più fortunati di voi troveranno anche sotto l'albero (a me non li regalano mai). Compagni fedeli che non ci abbandonano mai, nemmeno a Natale. Magari questa sera prima di coricarvi, se non siete troppo stanchi e provati dai festeggiamenti, ricordatevi di leggere qualche pagina di quel libro che vi aspetta sopra il comodino.

Il libro di oggi è:

"LA STORIA INFINITA" di Michael Ende


Bastian è un giovane goffo e non è quel che si dice comunemente un "ragazzo sveglio", ma la lettura (e il termine è improprio, perché egli passerà alternativamente dal ruolo di lettore a quello di personaggio e di protagonista) di questo libro lo farà cambiare e farà cambiare la storia stessa. Gli farà capire che il "fa ciò che vuoi", che sta scritto sull'amuleto ricevuto in dono, non significa "fa quel che ti pare", ma esorta a seguire la volontà più profonda per trovare se stessi. Che è la strada più ardua del mondo.
Il libro e Bastian la percorreranno insieme, e il ragazzo attraverserà tutti i suoi desideri e passerà dalla goffaggine alla bellezza, alla forza, alla sapienza, al potere, fino a quando dovrà fermarsi.



Se questo periodo dell'anno è caratterizzato dalla magia, allora non c'è libro più magico di questo.
Un'avventura straordinaria nel mondo della fantasia, che ogni bambino dovrebbe vivere almeno una volta nella sua vita. Ma è molto di più. Perché è un romanzo con tanti insegnamenti, molti messaggi importanti e positivi, che aiutano a riflettere su questioni importanti e a crescere più forti e sicuri.
Molti di voi potrebbero dirmi che questo romanzo non c'entra niente con il Natale, e avrebbero anche ragione, ma questo rappresenta il mio Natale!! E per l'ultimo giorno del Calendario dell'Avvento Libroso volevo farvi un piccolo regalo personale, un piccolo pezzo di me e del mio personale Natale.
Ogni anno, proprio in questo periodo di feste, ho alcuni film che mi piace rivedere, che mi ricordano la mia infanzia e mi avvolgono nello spirito natalizio. Uno di questi (e mio preferito) è "La storia infinita". I ricordi che ho legati a questa storia sono innumerevoli, e non basterebbe questo spazio nel blog per elencarli tutti. Continuerò a custodirli nel mio cuore e ripensarci con affetto mentre guarderò, anche quest'anno, il film in televisione.
Ora che siamo arrivati alla fine, è ora di concludere e a TUTTI VOI che mi avete seguito in questi 25 giorni speciali di consigli letterari, tra libri più o meno natalizi, dedico questo straordinario romanzo, e insieme ad esso vi dono anche un pezzettino del mio cuore.

BUON NATALE A TUTTI!!

P.S. Se quest'anno ho deciso di creare il Calendario dell'Avvento Libroso, parte del merito va anche alla mia amica Vera che mi ha dato l'idea. Grazie infinite!!

giovedì 24 dicembre 2015

CALENDARIO DELL'AVVENTO LIBROSO #24

- 1 giorno a Natale

La vigilia di Natale è arrivata.
Ognuno di noi ha una sua tradizione, ben consolidata, su come trascorrere questa giornata, ma soprattutto la serata.
Pochi (ma ci sono) stanno ancora girando come matti in cerca del "regalo dell'ultimo minuto"; gli altri invece, passeranno la giornata a casa a fare pacchetti, fiocchetti e bigliettini d'auguri.
Alcuni faranno il cenone con tutti i parenti; altri preferiranno tenersi leggeri in previsione della giornata di domani.
Ci sarà chi andrà a letto presto per arrivare a domani ben riposato; e chi andrà alla Messa di mezzanotte e, probabilmente, resterà fuori fino alle tre di mattina a bere "brulè" e cioccolata calda.
La cosa certa è che ogni bambino, stanotte, sobbalzerà dal suo lettino ad ogni rumore che sentirà provenire dalla stanza accanto, sperando, nel suo cuore, che sia Babbo Natale che gli sta mettendo sotto l'albero quel gioco tanto agognato.
Qualunque sia la vostra tradizione, non dimenticatevi dei libri e del Calendario dell'Avvento Libroso, perché oggi è il giorno giusto per leggere una vera storia natalizia.

Il libro di oggi è:

"CANTO DI NATALE" di Charles Dickens

Ebenezer Scrooge è un vecchio avido e avaro, il socio ancora vivente della ditta Scrooge e Marley. Ebenezer non ha mai una parola buona o un gesto gentile per nessuno, nemmeno per il suo fido impiegato Bob Cratchit, costretto a lavorare anche il giorno di Natale.
Mettendosi a letto in una fredda Vigilia di Natale, il Signor Scrooge viene avvisato dal suo vecchio socio defunto, che riceverà la visita di tre spiriti. Ed eccoli presentarsi uno alla volta: prima il fantasma dei Natali passati, che ricorderà al vecchio avaro come erano la sua infanzia e la sua giovinezza; poi ci sarà il fantasma dei Natali presenti, il più schietto, gentile e generoso; in fine toccherà al fantasma dei Natali futuri mostrare al povero Scrooge che fine farà se continuerà a comportarsi così.
Ma lo spirito del Natale e la fiducia nella bontà dell'uomo consentono a Dickens, almeno sulla pagina, di pronunciare un messaggio di speranza.

Che Natale sarebbe senza il vecchio avaro Scrooge e i tre spiriti?
Per  la Vigilia volevo andare sul sicuro e proporvi un classico natalizio, che più classico natalizio di così non c'è, e la scelta è caduta, naturalmente, sul primo (1843) e più noto libro sul Natale di Charles Dickens.
L'essenza del Natale è racchiusa tutta in queste poche pagine: è pieno di buoni sentimenti, buoni propositi, emozioni, messaggi importanti, grandi lezioni, pentimento e redenzione; il tutto condito da un pizzico di magia.
Non è sempre una storia lieta e tranquilla, i fantasmi sono certamente messaggeri benefici, ma Dickens non si dimentica di inserire anche un po' di oscurità, ombra e terrore, in modo da rendere tutto più incisivo.
I tre spiriti che fanno ricredere il povero malcapitato, dopo avergli mostrato passato, presente e futuro, è una formula usata innumerevoli volte soprattutto nel cinema e alla televisione. Questo anche per sottolineare la notorietà e l'importanza che quest'opera ha nella nostra società ancora oggi, e soprattutto in questo periodo.
Per tutto questo "Canto di Natale" può essere considerato il Libro Natalizio per eccellenza.
Un ottimo film basato su questo racconto è "A Christmas Carol" del 2009 con Jim Carrey nel ruolo di Scrooge e circondato da altri grandi attori. A mio parere il più fedele di tutti alla storia scritta da Dickens e per questo, forse troppo oscuro e inquietante per gli spettatori più piccoli. Per loro c'è sempre lo splendido e intramontabile "Canto di Natale di Topolino" (io lo guardo ogni anno, anche se non sono più una bambina ormai da molto tempo).

Ultimo giorno per venire a vedere, nell'evento di Facebook Calendario dell'Avvento Libroso, tutti i libri che vi ho consigliato in questo periodo, venite a dirmi la vostra opinione su questo progetto durato 25 giorni. In più potrete continuare a trovare tutto su Twitter usando l'hashtag #CalendariodellAvventoLibroso.

martedì 22 dicembre 2015

CALENDARIO DELL'AVVENTO LIBROSO #22

- 3 giorni a Natale

Siamo agli sgoccioli, mancano pochissimi giorni, e stiamo aprendo le ultime finestrelle del nostro Calendario dell'Avvento Libroso.
Vi sentite già pervadere tutto il corpo dallo spirito natalizio? Siete in trepidante attesa del momento in cui scarterete i regali sotto l'albero? Pregustate già i deliziosi manicaretti di cui sarà imbandita la tavola? Sorridete immaginando gli occhi sgranati dei bambini di fronte ai doni la mattina di Natale?
Godetevi appieno questi ultimi giorni, perché questo è il periodo dell'anno che quasi tutti aspettano impazientemente e poi ci accorgiamo che passa sempre troppo in fretta per i nostri gusti. Arrivato il 25 dicembre, in un attimo sarà Capodanno e poi con l'Epifania, tutte le feste verranno portate via...

Il libro di oggi è:

"POLAR EXPRESS" di Chris Van Allsburg

E' la notte di Natale e tutta la città ormai dorme.
Un bambino sale sul treno che sembra attendere solo lui: il Polar Express, diretto al Polo Nord.
Quando arriva a destinazione, Babbo Natale promette al bambino di donargli qualunque cosa desideri e lui si limita a chiedere un campanellino della slitta.
Durante il viaggio di ritorno smarrisce il dono, che ritroverà la mattina successiva.
Sua madre ammira l'oggetto, ma crede che sia rotto, perché chi non crede a Babbo Natale non può sentirne il suono.
Età di lettura consigliata: dai 4 anni in su.

Non dimentichiamoci che i veri protagonisti di questo periodo di festa sono i bambini. E cosa c'è di meglio per loro se non un'avventura straordinaria, su un treno diretto nel luogo che ogni bimbo sogna di visitare: la casa di Babbo Natale. Poter conoscere il vecchietto vestito di rosso in persona e ricevere un regalo direttamente dalle sue mani. Sarebbe fantastico, e forse non solo per i piccoli, ma magari qualche adulto sta ancora sognando un viaggio emozionante come questo.
Dopo aver letto insieme ai vostri bambini questa magica storia illustrata, potrete sedervi tutti insieme davanti alla televisione per vedere il film tratto da questo libro. Una splendida pellicola girata con la formula dell'animazione digitalizzata in 3D, ma con l'ausilio di attori in carne ed ossa; con il bravo Tom Hanks che in questo caso interpreta più ruoli.
Tornate un po' bambini, credete nella magia. Il treno diretto al Polo Nord sta aspettando solo voi. Buon viaggio!!

Ultimissimi giorni anche per iscrivervi all'evento su Facebook Calendario dell'Avvento Libroso, dove sono postati tutti i libri che vi ho consigliato, e potete trovarli anche su Twitter con l'hashtag #CalendariodellAvventoLibroso.

lunedì 21 dicembre 2015

CALENDARIO DELL'AVVENTO LIBROSO #21


- 4 giorni a Natale

Ancora pochi giorni e festeggeremo il Natale.
Se siete ancora in giro a cercare regali, voglio darvi un consiglio: regalate libri, tanti libri!!
Non vi aspettavate un consiglio del genere da una lettrice compulsiva, vero?
Per un lettore veterano (e parlo per esperienza) ricevere un romanzo, un saggio, una raccolta di racconti, un'intera saga letteraria, un classico, o qualsiasi altro tipo di libro, è un regalo assai gradito. Per i bambini, questo dono, può essere un trampolino di lancio per sviluppare la fantasia. Per i giovani lettori, come lo sono gli adolescenti, può essere un buon inizio per diventare lettori navigati.
Cercate di trovare per ognuno il libro giusto, che faccia vibrare le sue corde, e vi sarà riconoscente per sempre. Nel caso foste in difficoltà potete consultare il Calendario dell'Avvento Libroso, per trovare l'idea giusta, tra quelle che vi ho consigliato in questi giorni.

Il libro di oggi è:

"IL GRINCH" di Dr. Seuss


Il Grinch è un mostriciattolo perfido che vive nella città di Chi-non-so. Essendo solitario, brutto e cattivo, non ama il Natale e decide che il suo scopo quest'anno sarà guastare le feste ai suoi concittadini Non-so-chi.
Travestito da Babbo Natale, e accompagnato dal suo fido cane come renna, ne combinerà di tutti i colori, fino ad arrivare al punto di rubare tutti i regali sotto l'albero dei Non-so-chi, per sbarazzarsene buttandoli giù da un dirupo.
Età di lettura consigliata: dai 6 anni in su.







I bellissimi libri del Dr. Seuss sono molto famosi negli Stati Uniti: generazioni di bambini li hanno letti in passato e continueranno a farlo in futuro.
Da noi, in particolare questo breve romanzo illustrato, è stato reso famoso da un film di successo con Jim Carrey, che io mi guardo ogni anno, più o meno in questi giorni, spaparanzata sul divano, avvolta in una coperta calda e con una ciotola straripante di popcorn.
Una storia divertente e istruttiva, tutta raccontata in rima, adatta ai piccoli lettori. I più grandi (e quindi anche gli adulti) potranno immergersi in questa ambientazione attraverso la trasposizione cinematografica, che è fatta molto bene, e decisamente più adatta al pubblico adulto. Si tratta di un tipico film di natale: pieno di buoni sentimenti, grandi lezioni di vita e un lieto fine che strappa qualche lacrima... Potrebbe aiutare anche il più cinico a ritrovare un po' di spirito natalizio in fondo al proprio cuore.

Ultimi giorni anche per iscrivervi all'evento su Facebook Calendario dell'Avvento Libroso, dove sono postati tutti i libri che vi consiglio, e potete trovarli anche su Twitter con l'hashtag #CalendariodellAvventoLibroso.

venerdì 3 maggio 2013

PERSEPOLIS di Marjane Satrapi

Cambio di programma. Stavo scrivendo il post su "Anna dai capelli rossi" quando mi sono ricordata che da circa quindici giorni volevo parlarvi di questo:
da sabato 20 aprile scorso, "Corriere della sera presenta", in collaborazione con Rizzoli Lizard, pubblica la collana "Graphic Journalism"- il fumetto che racconta la realtà.
Primo numero uscito "Persepolis" di Marjane Satrapi.

Marjane nasce in Iran nel 1969 e vive a Teheran fino all'età di quattordici anni. Durante quel periodo vede il paese trasformarsi: la monarchia diventa una repubblica teocratica, passando attraverso la rivoluzione islamica del 1979. Questa rivoluzione travolge i ritmi della sua vita e trasforma radicalmente il suo mondo: la scuola bilingue in cui studia viene chiusa; gli ideali progressisti e di moderato femminismo, che le hanno trasmesso i genitori, devono essere nascosti; i lunghi capelli neri sono coperti dal velo. A quattordici anni i genitori favoriscono il suo espatrio verso l'Europa per ragioni di studio, prima in Austria e poi in Francia, e da quel momento la situazione si ribalta: quella che era considerata una ragazza troppo libera in Iran si trova ora ad essere discriminata, in un nuovo territorio, per una distanza culturale che si rivela irriducibile nonostante i tentativi più strenui.
 
Il fumetto è un lungo racconto autobiografico dell'autrice. Non sono un'amante dei fumetti, ne ho letti veramente pochi, ma questo genere che racconta storie vere e complicate mi piace molto.
Nel 2007 quest'opera è diventata un film d'aniversario, acclamato da pubblico e critica, ed è così che sono venuta a conoscenza di questa bellissima storia intensamente personale e anche profondamente politica. Mi era piaciuto così tanto il film che, quando ho saputo che il "Corriere della sera"  pubblicava il fumetto completo, non ho voluto perderlo e l'ho letto tutto d'un fiato.
 
La storia di Marjane è intensa e coinvolgente, raccontata con ironia senza, però, farla diventare una caricatura della realtà; capace, come pochi, di raccontare una storia che arriva dritta al cuore, la vita di una bambina cresciuta tra i bombardamenti e strappata alle proprie radici da una guerra senza inizio né fine.
Personalmente non conoscevo molto le vicende politiche e culturali dell'Iran, ma leggendo questo fumetto ho colmato alcune delle mie lacune e mi ha permesso di vedere le cose con occhi diversi, cancellando alcuni pregiudizi e stereotipi che avevo su questo popolo.
 
L'inizio è raccontato in modo da rispecchiare la confusione che Marjane bambina prova di fronte ai cambiamenti del suo paese, così repentini e improvvisi. I genitori tentano di spiegarle cosa sta succedendo e si impegnano anche a mantenere i valori e gli insegnamenti che le hanno trasmesso, continuando a lottare per i loro ideali attraverso le manifestazioni durante la rivoluzione del 1979. Ma quando si accorgono che i loro sforzi, per far crescere una figlia libera di pensare con la propria testa, sono ostacolati, decidono di farla partire per l'Europa.
La nonna di Marjane è un personaggio importante e fondamentale, i suoi insegnamenti e consigli aiuteranno la ragazza a sopravvivere nei nuovi paesi dove andrà a vivere. Cercherà di integrarsi il più possibile, di adattarsi alla cultura europea (così diversa), ma senza perdere di vista i valori della sua famiglia e del suo popolo, al quale sarà sempre legata da un cordone ombelicale molto resistente.
 
Ora sto leggendo il secondo numero della collana: "Cronache da Gerusalemme" di Guy Delisle, e devo finirlo in fretta, perché domani esce il terzo, "Valzer con Bashir" di Ari Folman e David Polonsky e devo precipitarmi in edicola a comprarlo.
Non so ancora se farò le recensioni degli altri numeri della collana (principalmente perché non so se li prenderò tutti); ma intanto lascio qui, per gli interessati, la lista di tutte le uscite.
 
VOTO: 8,5/10


martedì 19 marzo 2013

IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL di Diana Wynne Jones

Mi piacciono molto i film d'animazione di Hayao Miyazaki, soprattutto "La città incantata" e "Il castello errante di Howl"; ma mi capita molto spesso, dopo averli visti, di avere la sensazione di non averli capiti fino in fondo. Per questo motivo, ho deciso di leggere il libro da cui Miyazaki si è ispirato per il film.
La giovane Sophie vive a Market Chipping, un posto dove può succedere di tutto, specialmente quando la Strega delle Terre Desolate perde la pazienza. Sophie sogna di vivere una grande avventura, ma da quando le sorelle se ne sono andate di casa, e lei è rimasta sola a lavorare nel negozio di cappelli del padre, le sue giornate trascorrono ancor più tranquille e monotone. Finché un giorno la perfida strega, per niente soddisfatta dei cappelli che Sophie le propone, trasforma la ragazza in una vecchia. Allora anche Sophie è costretta a partire, e ad affrontare un viaggio che la porterà a stipulare un patto col Mago Howl, a entrare nel suo castello sempre in movimento, a domare un demone, e infine a opporsi alla perfida Strega. Sophie, nel tentativo di ritrovare la sua giovinezza, dovrà affrontare suo malgrado molte più avventure di quante ne avesse mai sognate.

A mio parere, Miyazaki ha modificato molto la storia, e forse non ne ha curato i particolari fino in fondo, perché il libro è sicuramente più completo e chiaro, più ricco di particolari e di personaggi.
Si comprende molto di più la protagonista Sophie, una ragazza tranquilla che non si stupisce e non si spaventa per niente; accetta quasi con rassegnazione tutto quello che le succede, convinta di essere intrappolata nel "destino della sorella maggiore" e per questo si comporta come se non avesse nulla da perdere.
Come nel film, il personaggio di Howl risulta ambiguo, non si capisce subito il suo vero carattere né lo scopo delle sue azioni. Lo si scopre pian piano proseguendo nella lettura, aumentando progressivamente l'interesse del lettore.

Le atmosfere sono magiche e affascinanti, proprio come nel film; ma un lato negativo del romanzo è che gli atti di magia sono descritti grossolanamente, non in modo accurato, non trasmettono sensazioni straordinarie tipiche del mondo magico e fatato. Al contrario, Miyazaki è un genio nel rappresentare le scene di magia (in tutti i suoi cartoni), le sue immagini sono dei capolavori dell'animazione, piene di colori e fantasia.

Si tratta di un romanzo adatto ai piccoli lettori che credono ancora nella magia e si lasciano trasportare in mondi fantastici e incredibili, in cui il bene vince sempre sul male. E' adatto anche per quei lettori che, come me, non sono più dei bambini, ma a cui piace perdersi ogni tanto nello spettacolare mondo della fantasia, riemergendo con una visione un po' più poetica della vita.
Sicuramente ora, dopo aver letto questo libro, il senso della storia e la sua fine mi sono più chiari e guarderò il film con occhi diversi.

VOTO: 8/10

P.S. Dopo essermi presa una lunghissima pausa dal blog, per motivi personali, sono pronta a tornare con tante nuove "recensioni" di libri molto belli che ho letto in questo periodo.
Volevo ringraziare di cuore tutti quelli che hanno pazientemente atteso il mio ritorno e che seguono con tanto affetto il mio blog.


mercoledì 26 dicembre 2012

BREAKING DAWN di Stephenie Meyer

Ecco l'ultimo capitolo della saga di "Twilight". Dopo aver letto i libri e visto tutti e cinque i film, non ho più molto da dire. La mia opinione, su questa saga, resta sempre la stessa: non l'ho amata particolarmente, non mi ha appassionata e i film mi sono piaciuti ancora meno. Quindi ultime battute e poi chiuderò per sempre con Edward, Bella, la famiglia Cullen, i licantropi e tutto il mondo della Meyer.
 
Bella ed Edward coronano il loro amore con un sontuoso matrimonio e partono per la loro luna di miele in Brasile. Ora Bella è al bivio decisivo: entrare nel mondo degli immortali, o continuare a condurre un'esistenza umana. Da questa scelta, dipenderà l'esito del conflitto tra il clan dei vampiri e quello dei licantropi. Ma il momento della trasformazione deve essere rimandata, perché un evento inaspettato cambia le carte in tavola e forse i destini di tutti. Dalle decisioni di Bella si scatena una sorprendente catena di eventi che cambieranno per sempre la vita di tutti coloro che la circondano; e quando il tempo a sua disposizione sembrerà essere esaurito e la strada da prendere già stabilita, Bella andrà incontro a un futuro dal quale non potrà più tornare indietro.
 
Con questo romanzo si conclude la quadrilogia della Meyer, la quale non voleva lasciare i suoi lettori con l'amaro in bocca, con qualche delusioni o insoddisfazioni, e quindi si è impegnata a scrivere un libro molto più lungo rispetto agli altri (682 pagine). Ha confezionato un finale con i fiocchi per chi non voleva ancora abbandonare la piovosa cittadina di Forks, ha voluto complicare ulteriormente la storia, inserendo al suo interno molti avvenimenti concatenati tra loro, che hanno dato vita a una valanga potenzialmente distruttiva per Edward e Bella. Ha creato un dramma di enormi dimensioni (per poi provocare conseguenze pari allo scoppio di una bolla di sapone di fronte ad un muro...) e ha infiocchettando il tutto con una conclusione allo zucchero filato. A mio parere, una trama molto annacquata, e mal gestita, per poter dare tante pagine da leggere agli appassionati della saga.
 
L'autrice, come già detto nelle precedenti recensioni, è molto brava a creare la tensione, soprattutto quella sessuale. Nemmeno qui si smentisce. Mentre continua ad alimentare l'aspettativa del lettore riguardo la prima notte insieme dei due innamorati, è brava a trasmettere le sensazioni di tensione e di desiderio tra i due, ma senza riuscire a concludere il tutto e glissando totalmente sul sesso. Infatti in tutti i libri, compreso l'ultimo, il sesso non esiste; cosa che invece hanno dovuto inserire negli ultimi due film per dare un po' di pepe. Evitiamo di parlare di tutta la luna di miele in Brasile, perché è uno dei momenti più tristi che io abbia mai visto (e letto).
"Breaking Dawn" è un continuo produrre tensioni, aspettative, vorrebbe tenerti sulle spine e appassionarti (come ad esempio: la loro prima volta,  il parto e la trasformazione di Bella, la battaglia finale) per poi, però, deluderti clamorosamente; perché l'autrice sembra partire con il piede giusto, ma si brucia sempre sul finale.
 
Ora vorrei concentrarmi su due punti che non ho proprio mandato giù. Primo: Bella incinta. Ma come è successo???? Edward è un vampiro e anche la scuola della Meyer insegna che: non dorme, non mangia, non ha necessità di respirare né di sbattere le palpebre, non deve nemmeno andare in bagno, il suo cuore non batte, il sistema circolatorio non funziona, è freddo cadaverico... Allora... mia cara Meyer, mi spieghi come cavolo fa a mettere incinta Bella??? Poi Edward e Carlisle fanno delle ricerche per capire come sia successo e non trovano niente, nessuna spiegazione... e ti credo, è impossibile!!! Naturalmente la Meyer non ritorna sull'argomento, non da spiegazioni e lascia cadere tutto nel dimenticatoio (è successo e basta). Secondo me, si era accorta di aver scritto una stupidaggine e voleva salvarsi con la scusa dello Spirito Santo, ma si è ricordata che quella l'avevano già usata da un'altra parte e sarebbe stato troppo azzardato copiarla, così ha lasciato tutto in sospeso.
Mi sta bene un po' di mistero, un po' di magia, a volte va bene non spiegare proprio tutto in un libro, ma allora questo mi porta al punto numero due che non ho digerito.
 
Secondo punto: i vestiti di Jacob quando si trasforma in un licantropo. La Meyer ci spiega, non come i vampiri riescano a riprodursi, ma che i licantropi si spogliano prima di trasformarsi, e cosa se ne fanno degli indumenti?? Se li legano con una corta alla zampa posteriore!!!! Così si possono vedere questi branchi di lupacchiotti che corrono felici nel bosco, ognuno con il proprio paio di jeans che svolazza dietro di lui. Stephenie perché ti burli di me? Non mi spieghi una gravidanza apparentemente impossibile, però ti perdi a dirmi sta cretinata???? Per fortuna che nei film questa cosa non l'hanno messa.
E' come se ti spiegassero che Hulk, quando è nella sua forma umana di Robert Bruce Banner, gira per le strade con uno zainetto sulle spalle che contiene un paio di pantaloni, taglia XXXXXXL, da indossare quando si trasforma e anche un cambio per quando torna uomo. Così si perderebbe la magia. A nessuno interessa sapere come mai a Bruce si strappano tutti i vestiti, quando diventa Hulk, tranne la parte dei pantaloni che va dalla vita alle ginocchia.
Insomma, forse la Meyer doveva ispirarsi un po di più ai personaggi di Stan Lee, e un po' meno a quelli della Bibbia.
 
Dopo questo viaggio, poco affascinante, attraverso lo strano mondo di creature immortali che popolano Forks, posso dire con molta sicurezza e convinzione che non leggerò altro di Stephenie Meyer. Quindi "L'ospite" (il suo ultimo libro) lo lascio a voi e fatemi sapere se l'avete letto e perché.
 
VOTO: 6/10

sabato 22 dicembre 2012

ECLIPSE di Stephenie Meyer

Terzo episodio della saga scritta dalla Meyer. Secondo me, questo poteva essere il libro conclusivo. Con qualche taglio e sistemata qui e là sarebbe stato un finale decente, schivandoci così quella tragedia che è "Breaking Dawn" (ma di questo parleremo nel prossimo post), per ora occupiamoci di "Eclipse".

Mentre Seattle è funestata da una serie di strani omicidi; una vampira malvagia continua a dare la caccia a Bella, che si trova ancora una volta in serio pericolo. Per lei è arrivato il momento delle decisioni e dei sacrifici: basterà il fidanzato Edward a farle dimenticare il migliore amico Jacob? Troverà il coraggio necessario a diventare una Cullen? Obbligata a scegliere tra l'amore e l'amicizia, è consapevole che la sua decisione rischia di riaccendere la millenaria lotta tra vampiri e licantropi. Nel frattempo l'esame di maturità è alle porte e per Bella il momento della verità si avvicina.
Io, questo terzo libro, l'ho trovato luuuuuungooooo... Non so se fossi stanca di leggere questa saga, stanca oramai della scrittura e della trama; oppure fosse un problema della Meyer: persa nel totale vuoto creativo in cui era scivolata anche nei precedenti romanzi e, quindi, incapace di scrivere qualcosa di avvincente. Precisamente non riesco a capire di chi sia la colpa (probabilmente  ero stanca io di leggere), ma "Eclipse" sembra non arrivare mai da nessuna parte. Si trascina per pagine e pagine, descrivendo questo fastidioso triangolo amoroso Edward-Bella-Jacob, per poi arrivare finalmente al momento d'azione (la battaglia tra Edward e Victoria) e liquidarla in un capitolo molto breve.
 
Il personaggio di Edward riesce a dare il meglio di sé (sono ironica...). Diventa un rompi scatole  all'ennesima potenza, una palla al piede, si sente perennemente in colpa per i pericoli che incombono su Bella e sfodera, nei confronti di quest'ultima, un'attenzione e una protezione che sfiorano il livello patologico.
Lei, per non smentire l'immagine di personaggio insulso, non riesce in nessun modo a calmarlo e a tranquillizzarlo. Non fa e non dice mai niente per poter rassicurare Edward, anzi, butta benzina sul fuoco sfidandolo e non comprendendo le sue preoccupazioni.
Per quanto riguarda Jacob, sembrava il più interessante e maturo di tutti, finché non si è rivelato un bambino capriccioso anche lui, insistendo in modo esagerato e infantile per avere Bella tutta per sé. Il suo atteggiamento è pesante e asfissiante, è testardo e non si capisce nemmeno perché sia innamorato di Bella, visto che non ha avuto l'imprinting con lei (ma ci siamo abituati alle poche spiegazioni che ci propina la Meyer: è così e basta).
 
Anche la storia che Bella ami tutti e due non sta in piedi. Non può amare due persone allo stesso modo. Solo il fatto che lei scelga Edward, che voglia diventare un vampiro come lui, che voglia sposarlo, dimostra che è innamorata di lui e non di Jacob. Era meglio se l'autrice evitava di metterla sul piano del triangolo amoroso e la spacciava solo come una grande amicizia (senza sentimenti romantici da nessuna delle due parti) messa a repentaglio perché lui è un licantropo e lei vuole diventare un vampiro. Bastava così e avrebbe funzionato lo stesso. Invece no, la Meyer ha voluto inserire il dramma amoroso, ma non lo ha gestito bene, perché sembrano solo due bambini che si litigano un giocattolo, solo per il semplice gusto di litigare.
 
Mi è piaciuto il ritorno in scena di Victoria, la sua vendetta costruita in modo intelligente e calcolato crea interesse nel lettore; in più è un collegamento con gli altri due libri e la chiusura di un cerchio, che in un romanzo (e soprattutto in una saga) è fondamentale.
Arrivata a questo punto, l'autrice poteva: prima di tutto accorciare tutta la parte del dilemma "amoroso" di Bella; fare una battaglia come si deve, un po' più lunga e sostanziosa; alla fine far sposare i due innamorati e per concludere far vedere un po' della vita da vampira di Bella. E vissero tutti felici e contenti per l'eternità. Sarebbe stato un buon finale, per gli appassionati forse un po' troppo sbrigativo, ma in linea con tutta la storia e accettabile. Invece no, la Meyer ha voluto mettere il carico da cento, sfidare sé stessa (e anche noi lettori) e ha scritto "Breaking Dawn"!!!!!
 
VOTO: 6/10

giovedì 20 dicembre 2012

NEW MOON di Stephenie Meyer

Sebbene il primo romanzo della Meyer non mi sia piaciuto molto, soffro di una stranissima malattia: non riesco ad abbandonare un libro a metà (anche se lo trovo terribile). Non ci riesco proprio, è più forte di me...prima o poi dovrò farmi vedere da uno bravo!! Se poi è una saga la cosa si complica e la mia "malattia" mi obbliga a leggerela tutta. Diciamo che, questa volta, mi è andata anche bene, perché i romanzi in questione sono solo quattro.
 
Bella ed Edward sono innamorati, tutti sono a conoscenza della loro relazione e possono finalmente vivere il loro amore alla luce del sole (...non proprio...).
Ma amare un vampiro è più pericoloso di quanto Bella immagini. Il loro amore rappresenta comunque una minaccia per tutto quello che hanno di più caro; sono talmente fragili che anche un incidente domestico può avere conseguenze enormi e mettere a repentaglio la loro storia.
All'improvviso Edward se ne va, senza troppe spiegazioni, lasciando Bella i balia della tristezza e della malinconia.
E' qui che entra in gioco Jacob, amico d'infanzia di Bella e innamorato di lei da quando erano bambini, tenterà di persuadere la ragazza a dimenticare il vampiro.
 
Devo essere sincera e dire che mi è piaciuto un po' di più rispetto al primo. Anche questo è scritto male, in fondo la scrittrice è sempre la stessa, e le carenze stilistiche di "Twilight" si sentono anche in "New moon".
Trovo che la narrazione in prima persona funzioni meglio in questo caso: diventando, il precedente libro, un monologo interminabile di Edward, perché Bella non era una grande oratrice (né pensatrice); questo romanzo, eliminando il vampiro quasi subito dalla trama, rivela una Bella un po' più consapevole dei suoi sentimenti, non ancora in grado di dare pienamente voce a ciò che prova, ma capace di porsi domande e fare riflessioni. Non aspettatevi una Bella più matura, spigliata e positiva, anzi, è sempre la solita insipida protagonista; ma si intravede un barlume di crescita interiore tra le pagine e questo è sempre un lato positivo.

L'argomento trattato in "New moon" è l'abbandono. Dopo la partenza di Edward, Bella è devastata, quasi si fa annientare dallo sconforto e dalla tristezza. Il tema è trattato e descritto bene dalla Meyer, che riesce a rendere l'idea del terribile periodo che può passare una ragazza (adolescente e non) dopo essere stata lasciata. A tutte è capitato, chi prima chi dopo, ed è un duro colpo per chiunque.
L'unica nota stonata sta nel modo in cui Edward abbandona Bella. Insomma, fino al giorno prima è tutto un "ti amo", un "non posso vivere senza di te", "ti aspettavo da tutta la vita", "niente riuscirà a dividerci", etc... E poi una mattina si alza, le dice che se ne va con la sua famiglia, che non la ama più e lei cosa fa??? Ci crede!!! Bella, ma sei scema? Ti accontenti di due parole e lo lasci andare via così? Lei non fa quasi niente, a parte piangere. Non tenta di convincerlo a restare; non prova a capire come mai lui se ne vada; non gli rompe le scatole, come farebbe una ragazza normale, tempestandolo di domande e suppliche. Sta ferma e in silenzio lasciandoselo scivolare tra le mani.
Questo, per me, dimostra quanto Bella sia un personaggio insipido e con poco carattere.

Questo romanzo l'ho trovato un po' anacronistico; soprattutto quando a Bella vengono regalati, per il compleanno, una macchina fotografica con rullino e un lettore CD. Insomma, io sono di una generazione che andava in gita scolastica ancora con il lettore CD e 3/4 rullini da cambiare alla macchinetta fotografica. Ma la Meyer sta parlando alle nuove generazioni. I libri li ha scritti dopo il 2000, cioè dopo l'avvento della generazione MP3 e delle macchinette digitali... I ragazzi di oggi non credo sappiano dove e come si usi un rullino nella macchina fotografica.

Ora vogliamo parlare di Jacob? Che già tra queste pagine rivela una natura ossessiva e asfissiante, tipica del suo personaggio nei successivi due libri?! Meglio di no, mi lascio qualche critica da parte per la recensione di "Eclipse".

VOTO: 6/10

lunedì 3 dicembre 2012

TWILIGHT di Stephenie Meyer

Adesso che al cinema è uscito l'ultimo capitolo della saga è ora che anch'io dica la mia sul fenomeno Twilight. Ho visto tutti i film e ho letto anche tutti i libri, quest'ultimi ormai più di un anno fa, e ora mi sento pronta per queste recensioni (ne farò una per ogni libro).
Dopo aver letto i primi tre/quattro capitoli di Twilight, ho spento la luce e mi sono messa a dormire, ignara del sogno che mi aspettava. Ho sognato una riproduzione onirica di me stessa (naturalmente più bella, più alta, più magra e forse più intelligente) che mi diceva: "Ma sei impazzita a leggere Twilight??? Devi leggere Dracula di Bram Stoker, no sta schifezza!!!"
Forse il mio subconscio cercava di dirmi qualcosa?

Quando Isabella Swann (per gli amici Bella) decide di lasciare l'assolata Phoenix per la fredda e piovosa cittadina di Forks, dove vive suo padre, non immagina certo che la sua vita di teenager timida e introversa conoscerà presto una svolta improvvisa, eccitante e mortalmente pericolosa. Nella nuova scuola tutti la trattano con gentilezza, tutti tranne uno: il misterioso e bellissimo Edward Cullen. Edward non dà confidenza a nessuno, ma c'è qualcosa in Bella che lo costringe dapprima a cercare di starle lontano e poi ad avvicinarla. Tra i due inizia un'amicizia sospettosa che man mano si trasforma in un'attrazione potente, irresistibile. Fino al giorno in cui Edward rivela a Bella il suo segreto...
 
Partendo dal fatto che quasi sempre i libri sono meglio dei film (provate a pensarci bene e vedrete che ci sono pochissimi, se non nessuno, casi in cui valga il contrario), mi sono resa conto che questo è vero anche per la saga di Twilight. Per quanto non mi siano piaciuti i romanzi, le versioni cinematografiche sono ancora peggio, soprattutto a causa di attori che non sanno proprio recitare. Quindi, se sei appena uscito da una caverna dove ti avevano rinchiuso negli ultimi dieci anni e non conosci il fenomeno scaturito dalla penna della Meyer, tra le due opzioni è meglio che tu legga i libri.
 
Ma ora parliamo del primo romanzo. La scrittura non è delle migliori, anzi. A volte è troppo semplice e banale; le descrizioni dei personaggi e dei luoghi sono carenti se non assenti del tutto: Edward viene descritto come bellissimo, i suoi fratelli bellissimi, le sorelle bellissime...Stephenie, ma qualche spiegazione in più? Per caso sei andata nella stessa scuola "niente aggettivi né sinonimi" di E. L. James?
 
Si tratta di un racconto in prima persona, la storia dal punto di vista di Bella, e secondo me era meglio in terza persona; è la prima volta che mi capita di non essere d'accordo con la scelta della voce narrante, ma Bella è un personaggio che parla e, soprattutto, pensa molto poco così diventa un lungo ed interminabile monologo di Edward.
Lui non ne esce proprio male da questo primo libro: è abbastanza misterioso, romantico e protettivo da piacere alle adolescenti; non proprio il principe azzurro, ma un buon sostituto per il ventunesimo secolo.
Lei purtroppo è insipida, assolutamente vuota di opinioni e pensieri. Sembra lo stereotipo dell'adolescente: arrabbiata (non si sa con chi), testarda, capricciosa e piagniucolosa. A dire la verità, è più simile ad una bambina che a una giovane donna.
 
Posso capire perché ai giovani questo libro piaccia. La storia si basa molto sulla chimica che c'è tra i due protagonisti, l'atrazione tra loro è soprattutto fisica, è quasi primitiva e primordiale. Infatti l'amore a quell'età è vissuto così, con tutti gli ormoni impazziti che offuscano la mente e compromettono la lucidità. Crescendo si perde un po' questa visione, dando più peso ad aspetti del carattere e della personalità dell'individuo che ci sta di fronte.
Se proprio vogliamo dare un punto a favore a questa povera scrittrice, devo ammettere che è molto brava a descrivere la tensione sessuale tra i due personaggi.
I motivi per cui Edward e Bella si piacciono, oltre all'atrazione "fisica", vengono tralasciati completamente dalla Meyer e tu, che l'adolescenza l'hai passata da un po', non riesci a capire come possano stare insieme questi due.
 
Non si tratta sicuramente di un capolavoro della letteratura, ma è più che altro una lettura tranquilla e leggere, per passare qualche ora senza doversi concentrare troppo.
 
VOTO: 6/10